lunedì 8 maggio 2017

Domaines Ott: l'icona del gout rivage

Si chiama Provenza, è una terra di vini profumati, colorati ed eleganti. Vini da spiaggia, per l’estate, per il pesce e per la leggerezza. 
La brezza marina protegge le vigne e smuove stratocumoli di sabbia rossa che profumano di ulivo, di lavanda e di mare. È il goût rivage, una secolare tradizione e una bottiglia icona, nel caso dei Domaines Ott. E partiamo proprio da questo contenitore, il simbolo di un luogo. La sua forma particolare è stata ideata intorno al 1930 e non ha mai perso la sua anima moderna. La pancia richiama il cipresso, la chiusura arcata rappresenta le palme mentre gli scalini simboleggiano le curve da percorrere per raggiungere la riva. 


Zoom indietro: se prendiamo la popolare capacità francese di catalogare le vigne e la uniamo all’uso di singole parole otteniamo vini e regioni, le mete d’arrivo. Château per il Bordeaux, Marque per la Champagne, Cépage per l’Alsazia e Climat per la Borgogna (con la sua invidiata classificazione!). E per la Provenza? È la riviera con le sue docili colline di argilla, pietre e strati di sabbia rossa tutte fermate dalle rocce del sentier littoral disegnate dal tempo e bagnate dalle onde del mare; un labirinto per il vento, l’arbitro del gelo, un cavaliere naturale che protegge la Grenache, il Mourvèdre, il Cinsault, il Syrah, il Cabernet Sauvignon, il Sémillon e il Rolle. Disturbiamo ora la Grecia e la geologia: il termine Klima letteralmente “inclinazione”, è una dolce pendenza, la migliore condizione per lasciarsi scaldare da un generoso sole, senza correre il rischio di abusare con troppi schermanti. E in Provenza queste pendenze illuminate sono nell’entroterra, poco distanti dal mare. 


Domaines Ott è la conseguenza di una forte passione per i viaggi di un giovane agronomo di Alsazia, Monsieur Marcel Ott. Giunto in Francia nel 1896 il colpo di fulmine per la zona lo spingono a fidarsi del suo istinto. La folle intuizione è il desiderio di reimpiantare uve nobili e produrre vino nelle terre aride rinate dopo la crisi fillosserica. Un progetto proficuo, di alte aspettative. Marcel inizia con l’acquisizione dello Château de Selle nel 1912 per proseguire nel 1930 con il Clos Mireille e ultimare l’opera nel 1956 con lo Château Romassan.
Oggi a distanza di 120 anni Jean-François e Christian (i cugini Ott) conservano e fan vivere questo quid geniale grazie anche al felice matrimonio con la Maison Louis Roederer.

A Château de Selle (Taradeau) tra i 140 ettari le vigne hanno un’età media di circa venti anni. Le parcelle nascono su un suolo ricco di gesso, argilla rossa, dolomite, ghiaia e pietra. Questi strati formano una materia delicata e marina per vini di grande complessità elaborati con il potente Cabernet Sauvignon che esaltato dalla vinosità del Grenache e dalla finezza del Cinsault, si lega alla copiosa Syrah.



Il Clos Mireille invece ricorda un villaggio, le vigne circondate dal bosco disegnano la strada che conduce al mare, il confine prima della seduzione totale. Il microclima che si forma a la Londe les Maures è l’armonia tra l’aria secca, il gelso, gli ulivi, i pini e le vigne. Un habitat telepatico in cui gli elementi condividono il suolo argilloso con scistosità granulare, priva di calcare. Un luogo inimitabile in cui nascono autografi provenzali. Infine, lo Château Romassan a Castellet è l’amplificatore chic, una voce per l’appellation Bandol AOC. Le piccole parcelle, interamente reimpiantate, sono organizzate in terrazze per dar ampio respiro al Mourvèdre, il più allenato tra i vitigni indigeni che più si adatta al clima arido e alla pochissima quantità di pioggia. In questi 70 ettari si trovano anche Grenache, Cinsault e Syrah. Con vigne di età media di venticinque anni su suolo calcareo ricco altresì di arenarie e marne si ottengono vini di struttura e profondità. Un bicchiere che riporta alla sabbia fine di una clessidra, da gustare dopo il giusto tempo. 


La narrazione del viaggio continua - in marcia tra le vigne - con Christophe Renard, uno degli enologi dei Domaines iconici. La regola imposta è la coussine, l’attenzione ai dettagli. I trattamenti prendono il via nel reale momento di bisogno: una o due volte l’anno, e sono solo a base di azoto. 





Agenda alla mano nei dodici mesi lo scrupoloso lavoro in vigna si sviluppa in quattro momenti per un totale di 6 mesi tra i filari spesi dal numerosissimo staff (sessanta persone). E questo è il tempo per una visione superiore, una rigorosa scelta che ritorna in un puro succo proveniente dalla migliore materia prima di Provenza. I suoli sono vivi -una banalità per il lettore-  ma qui vige una rotazione da battaglia navale: al ventesimo anno di età le vigne vengono spiantate e sostituite con lavanda o insalate e rimarranno tali per i sei anni successivi. E al momento della vendemmia (manuale) la selection continua all’arrivo dell’uva in cantina. Dopo la pressatura, delicatissima, in torchi di fattura italiana, il mosto fiore nato dal contatto pellicolare raggiunge, per caduta, le vasche in acciaio. A seguire la fermentazione è ad opera di lieviti elaborati dal Domaine stesso, il risultato di diverse sperimentazioni, per una creazione dei più sofisticati ed adeguati organismi viventi.

E i migliori tra 22 vins clair diventano l’ideal dei vini Domaines Ott: Château  Romassan Rosé Coeur de Grain e il Clos Mireille Côtes de Provence Blanc de Blancs. I cadetti rimanenti entreranno di diritto nel By Ott, l’ultima etichetta mise en place. Vini da cogliere come un eterno ritorno. Ogni anno all’arte della selezione segue quella della ricerca dell’equilibrio per una perfetta sinergia gustativa, nonostante le variabili climatiche. Voci recenti disegnano il millesimo 2016 come una generosa cesta ricca di uve di bella qualità. Un’annata solare che non si ricordava da tempo.

Acciocché il calice si riempia di queste appellations bisogna superare la terza settimana di marzo. E oggi i vini parlano così:




BY.OTT 2016: il color pesca rosata al naso è una crema di limone con canditi e margherite. Al gusto l’armonia degli ingredienti permane in una piacevolissima sensazione di agrume dolce e maturo accompagnato da un’onda salina che raggiunge lentamente il fin di bocca. Una cattedra territoriale che racchiude il sole, il mare e i fiori.

Clos Mireille Blanc de Blancs 2015: il netto profumo tropicale è mosso da un vento marino. Gocce di miele millefiori e granelli di mandorla si sciolgono per un palato elegante e di grandissimo volume. Un gusto integrato e di superba finezza in cui assaporare una dolce pesca scaldata da una sfoglia minerale.





Château Romassan Rosé 2016: il profumo vellutato di albicocca coperto da una glassa di lampone si trasforma in un sorso ampio e di pronunciata freschezza. Uno spettacolo sapido, gustoso al passaggio, una grande prima per il centro bocca. Protagonista. 

*I vini del Domaines Ott sono distribuiti da Sagna S.p.A.

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