lunedì 27 febbraio 2017

Ettore Germano, l'arte dello sperimentare

26 febbraio 2017, Serralunga d'Alba


È Serralunga d’Alba, è una giornata umida, sono curve in salita quelle da percorrere per arrivare a Località Cerretta in un periodo intenso tra lavori in vigna e in cantina. È l’organizzazione di un incontro con un grande uomo, soddisfatto per aver superato le sue aspettative con le vigne giuste e la perfetta coesistenza tra cultivar internazionali e suoli. È Sergio Germano. Ultimati gli studi di enologia decide di entrare in azienda per proseguire, sperimentando, il percorso del padre. Fino agli anni ottanta si deve al mercato del Dolcetto la sopravvivenza economica di questa realtà poi sono arrivati i Barolo Boys e l’accettazione del cambiamento, di stili di vinificazione e di approcci al mercato che hanno portato, in questa zona, alla scelta di un progetto, quasi agli estremi di un aut aut di Kierkegaard. Superato questo movimento filosofico oggi Sergio non è un uomo che contempla, non c’è paralisi, ma è un produttore che sa scegliere. Ci sono tratti incerti e spontanei che confermano l’onore, l’umiltà e l’ammissione, di un padre di famiglia, di aver fatto qualche test prima di aver trovato i metodi più idonei per ottenere grandi vini, specchi della sua personalità e di un desiderio iniziale, un’eccezione. Eccezione nel calice cieco, sullo scaffale di un wine bar, nella carta dei vini dei ristoranti. È un guadagnarsi un posto, senza imposizione. Se si pensa poi al suo piacere di bere Riesling Renano e alla conseguente voglia di volersi sfidare per produrlo si confermano concretamente gli sforzi compiuti. 


Il Langhe DOC Riesling Hèrzu è uno dei migliori vini dello stivale che nasce nella terra del Barolo, è figlio della forza e della capacità di sentirsi liberi. E poi c’è il coraggio, tanto, che conquista i palati del mondo. Siamo di fronte a un qualcosa che va oltre alla produzione del vino. È la voglia di provare ed è il riuscire. Con lo sguardo fitto e sincero Sergio si racconta, coltiva non solo la terra ma anche i figli che li nomina nelle sue presentazioni affinché questi non cedano alle mode perché nel futuro della cantina non dovranno mancare i sui insegnamenti, saranno la loro salvezza.
A Sergio piace ipotizzare e confida che presto, forse, suo figlio, il prossimo enologo di casa, produrrà un vino dolce per completare la gamma e la sorella lo apprezzerà, e non solo lei. E concordo quando dice:”le donne amano la dolcezza degli uomini e i vini buoni”. 
In Ettore Germano ci sono vite di scopo, tutto nasce con 4 ettari diventati oggi 18 di cui 10 a Serralunga d’Alba.


Prima di Sergio il bisnonno Francesco e il nonno Alberto coltivavano l’uva Dolcetto per venderla nel mercato locale ma la scelta più importante è arrivata nel 1995 con la possibilità di impiantare 3,5 ettari Riesling Renano a Cigliè, l’ultima collina del Dolcetto di Dogliani. Qui il terreno è calcareo con un substrato di pietra atto a sviluppare le caratteristiche che rientrano nell’aggettivo minerale: freschezza, longevità e i tipici sentori di idrocarburo. In seguito Sergio ci prende la mano ed ecco altri 2 ettari destinati alla produzione di Alta Langa, 0,5 di Nebbiolo per uno spumante rosato, 0,5 di Nascetta e altri 3 ca di Chardonnay. A questa collezione si aggiungono gli appezzamenti nelle Menzioni Geografiche Cerretta, Prapò e Larrazito da cui nascono gli omonimi Barolo. Sergio sperimenta ed è tradizionale quindi non abbandona la lavorazione del Dolcetto, della Barbera e del Nebbiolo, in purezza, per poi scendere in campo con il Merlot.

E in un futuro non troppo lontano arriverà un quarto Barolo, prodotto dalla celebre VignaRionda, "ci onoriamo di interpretare una grande collina della Langa", continua Sergio,  saremo tutti curiosi di assaggiarlo!
Per le vinificazioni s’impiegano vasche in acciaio, le fermentazioni durano almeno un mese per i bianchi, mentre le macerazioni sui giovani rossi una settimana e sui Barolo arrivano fino a due mesi. Per l’affinamento si usano barriques e botti grandi di varie misure da 500 litri a 2000 litri. E in questo percorso di visita sperimentale s’inciampa in qualche anfora, usata per ospitare la Nascetta. Con i lavori in corso il muro è nudo, si scoprono gli strati della pelle su cui sorge la cantina. Marne scure con venature di sabbia che si sfaldano e si fanno vive quando le variabili metereologiche decidono di far visita.


Prima degli assaggi l’ultimo esperimento confidato è la scelta di usare uve non diraspate perché in queste ultime annate calde non si butta nulla -anche il raspo matura bene- e ne testeremo il risultato.
Il percorso è tracciato e con la sabbia sotto i piedi è tempo di assaggiare i vini.


I top five:

Barolo DOCG Lazzarito Riserva 2009: fermentazione con macerazione per 35-40 giorni sulle bucce, invecchiamento per 30 mesi in botti di rovere da 2000 litri e due anni di affinamento in bottiglia. È l’unico in versione Riserva. Note balsamiche al naso con mora e menta. In bocca è di grande struttura, profondo, trattenuto nella fase iniziale per poi sciogliersi e diventare finissimo con un tannino serico, in fondo.
Barolo DOCG Prapò 2011: dopo 24 mesi in botti di rovere da 2.000 lt. e 15 mesi d’invecchiamento in bottiglia ritroviamo le caratteristiche del suolo e dell’annata. Un naso dolce con confettura di ribes, perle di vaniglia. In una bocca è fitto, freschissimo, un tunnel tannico che trova raggi di liquirizia in uscita.






Langhe DOC Riesling Hérzu 2015: nessuna malolattica e bâtonnages con zuccheri residui pari a 5-6 grammi per litro. È un vino-timbro per questa cantina. Naso segnato dagli idrocarburi e gocce tropicali. In bocca è ampissimo, di grande volume; il gusto si spinge con eleganza per trovare un cucchiaio di glicerina nel finale.
Langhe DOC Nascetta 2015: con una macerazione di 4-5 giorni sulle bucce abbiamo un naso intenso marcato dagli agrumi maturi spremuti nell’acacia ed anacardi. In bocca è fresco, di buona persistenza avvolto da una velina sapida che rilascia aromi di pera e noce. Un vino pieno ed universale che può esser apprezzato dai più variegati palati.




Alta Langa DOC Brut 2013: naso floreale e ricco di profumi di mela verde, nocciola con ventata di magnolia. Un vino quasi non dosato per una bocca secca, pulita, fresca che si ampia ed ambienta nel palato marciando con piacevolezza guadagnando una rotondità all’arrivo.

Nel presentare qualcosa, qualsiasi cosa, persone, oggetti, storie, ecc. arriva il momento dei ringraziamenti. I miei vanno alla F.I.S.A.R. di Cuneo e al Delegato Claudio Moretti per avermi lasciato carta bianca nella scelta di questa "visita in cantina" e alla famiglia Germano per l’ospitalità ed organizzazione.


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