venerdì 15 aprile 2016

Vini Secondo Marco, secondo le sue regole

10 aprile 2016 - Azienda Agricola Secondo Marco

Quando si parla di vino e di realtà agricole a conduzione famigliare arriva l’inevitabile momento in cui il figlio capisce che deve intervenire e prendere il posto di chi lo ha preceduto e, nel bene o nel male, si rischia di assistere a scene sinistre. Si veda il caso di acquisti di terreni lontano dalla tenuta principale da parte degli eredi per evitare di ritrovarsi con i trattori senza ruote. Si é secondi, ma liberi di sperimentare i nuovi procedimenti che l’innovazione e la tecnologia hanno introdotto anche nel mondo agricolo.
Questo momento è arrivato anche per Marco Speri, capitano della Secondo Marco, il quale comanda secondo le sue regole ed entusiasmo l’azienda di famiglia nel centro della Valpolicella Classica.





Arrivare alla tenuta e partecipare alla presentazione di una azienda di questo tipo, ricca di carattere e personalità è certamente un’esperienza che arricchisce e conferma quanta mole di lavoro ci sia dentro un calice di  vino. Icasticamente dico che ogni anno con la vigna è come avere a che fare con una donna che seppur “di polso”  necessita sempre di attenzioni e di cure. Non sono ammesse distrazioni, non è bene farsi cogliere impreparati dai cicli, dalle nebbie, dai virus di stagione e dagli sbalzi ormonali, o termici, a seconda della chiave degustativa che si è scelto di usare in questa lettura.






Con il tempo, solo l’osservazione del comportamento della vite rende possibile la conoscenza di un territorio, delle sue sfaccettature, dei pregi, dei difetti, dell’evoluzione e delle reazioni nei momenti di fioritura, di pianto, di riposo e di risveglio. In questo contesto Marco Speri esprime nei suoi vini l’ esperienza appresa in prima persona ed estrapola il meglio da ciò che il suo territorio gli da e che ho avuto il piacere di conoscere insieme alla rete vendita della Sagna S.p.A. e ad altri giornalisti del settore.






Ogni tanto di fronte a qualche calice la mente entra in modalità epoché, il pensiero si ferma e si libera da preoccupazioni e pregiudizi, diviene uno spettatore che non si cura del nome, della materia ma analizza, riflette e gode di ciò che ha scoperto.
E’ certamente il caso dei vini di  Marco che in cantina mostra fiero le vasche in acciaio in forma tronco conica  e quelle in cemento impiegate per i processi di fermentazione delle uve.







Dei vini assaggiati nello splendido salone di degustazione quelli che hanno segnato il palato e che si possono trovare nelle migliori enoteche e ristoranti sono:








- Valpolicella Doc Classico Superiore Ripasso 2012: l’uvaggio è composto da uve Corvina 60%, Corvinone 25%, Rondinella 10% e il 5% rimanente da altre uve autoctone. Dopo 2 settimane di macerazione delle bucce,  il vino riposa per 12 mesi in botti da 50 HL per 6 mesi in botti da 7 HL e 6 mesi  in bottiglia. Il colore è rosso rubino carico con profumi che spaziano dalla ciliegia marasca alla prugna secca con punte di spezia. In bocca la freschezza stende la fibra tannica ed astringente in un finale asciutto e fruttuoso pertinente al naso. Un vino pulito e tangente che invita la beva e richiama i piatti della tradizione territoriale.










- Amarone della Valpolicella DOCG Classico 2010: l’ uvaggio è composto da uve Corvina 45%, Corvinone 45%, Rondinella 5% e il 5% rimanente da altre uve autoctone. Grazie alla vendemmia manuale si selezionano i migliori grappoli e dopo il loro successivo appassimento di circa 120 giorni e la macerazione di 45 giorni circa sulle bucce il vino riposa per 3 anni e 6 mesi in botti da 50 HL e un ulteriore anno in bottiglia. Il colore è rosso rubino intenso,  il naso richiama la confettura ed il tabacco. In entrata si percepisce un manto sapido,  lievemente pungente che diviene setoso ed elegante con retrogusti caldi e dolci.



Bendetto Speri se in un tempo non troppo lontano si è stupito “da mani in testa” per qualche scelta azzardata del figlio Marco sono certa che oggi può ritenersi soddisfatto ed orgoglioso per il livello qualitativo  che i vini hanno raggiunto, capaci di riflettere la tradizione senza accecare con l' innovazione.


Dopo la visita la memoria gustativa aveva bisogno di un richiamo. Grazie a Marco, quello dell'Enoteca Degustibus per il Ripasso.










mercoledì 6 aprile 2016

Pelassa, una fibra del Roero

Montà d'Alba - Azienda Agricola Pelassa


Tutto inizia a Gourmet Expoforum, la fiera dedicata al settore HO.RE.CA organizzata dalla Città di Torino e GL event l’autunno scorso. Tra i banchi di assaggio alla presentazione della guida Berbere edita da Gambero Rosso un caro amico mi consiglia di testare un Arneis, si tratta di quello di Daniele Pelassa. L’assaggio è fatale, la sapidità e la verticalità di quel vino, mi rapiscono. Prendo il biglietto e dico: “questo è da andare a trovare”. 


Ci è voluto diverso tempo ma la fretta e l’impulsività, caratteristiche a me note, sono portatrici di tsunami ed è sempre bene attendere il momento migliore per cogliere giusti colori e profumi... 
A Roero Days, concluso il 21 marzo presso la Cascina Medici del Vascello della Reggia di  Venaria Reale arriva la conferma della bontà e tessitura di quel vino. Ma vale la regola del 3, quasi in tutto e dunque arriva il tempo di chiamare il Daniele e di organizzare, senza indugio, la visita in cantina. 





Qualche giorno prima visto il meteo birichino come l’Arneis mi consiglia di portare lo stivale da fango e così ho fatto. Giunta a Monta d’Alba in Frazione San Vito da cui prende il nome l’omonimo vino bianco, bandiera dell’azienda ci rechiamo nelle vigne. Le colline con pendenze a sud-est sono destinate ai bianchi, favorita, chardonnay e arneis mentre quelle ad ovest sono per i rossi, la barbera e il nebbiolo.


Camminando Daniele mi racconta dei suoi studi di economia svolti a Torino e delle sue esperienze lavorative prima di decidere di ascoltare la sua parte emotiva che lo ha portato a voler  seguire le orme del papà Mario e di salire al timone per continuare a guidare l’azienda di famiglia. In Francia li chiamano Vin de garde  quei vini che meritano di essere monitorati prima di stabilire quale che sia il momento giusto per apprezzarli io, rubo l’espressione e la ribalto, per i vini di Pelassa non bisogna più aspettare sono da scoprire, studiare e bere. Siamo in una realtà che merita la giusta attenzione e che ha bisogno di essere ascoltata e divulgata.

Come in tutte le aziende famigliari ogni  componente è chiamato a contribuire in qualche modo, seppur modesto, per portare avanti l’attività. Qui in ogni momento della produzione si prende ad esempio la forza del buon Mario che ancora oggi ha un sorriso per tutti e che con i suoi occhi stanchi, ti fanno ripercorrere tutti i chilometri di bici fatti per andare a proporre le etichette nei paesi limitrofi a Montà, intorno agli anni ’60.
Lo sguardo di quest’uomo mi dice tutto e le poche le parole e i proverbi che elargisce sono sempre pertinenti, sinceri, di chi dentro di se dice: “gli sforzi fatti ne sono valsi la pena”.


Daniele oggi è il figlio che si fa carico di queste fatiche e che  insieme al fratello amministra le vigne, la cantina senza tralasciare la parte commerciale intrinseca nel suo DNA e frutto dei suoi suoi studi ed esperienze.





Calmo, pacato, quasi stenta a credere a ciò che mi racconta circa il suo percorso e di cio che è riuscito a costruire... Dalla cantina alla vendita non trascura la sua voglia di nuove sfide ed è così che arrivano l’acquisizione di nuovi terreni e il desiderio di voler ingrandire la cantina per avere il giusto spazio per lo stock e per lo botti, così da aumentare la produzione e sperimentare nuove etichette. 
Il racconto continua e Daniele mi confida che si è convinto a perpetuare la tradizione di famiglia dopo aver fatto i suoi primi clienti durante i suoi viaggi in Germania atti a perfezionare la lingua tedesca. 
Conscio che nelle sue vene scorre il sangue delle terre del Roero mi mostra i filari in cui pratica la tecnica del sovescio, la preziosa opportunità per far respirare e rigenerare i terreni, e come effettua la potatura, applicando il suo metodo personale che diverge rispetto alla valida moda-mania  Simonit&Sirch, perché “la linfa deve scorrere e nutrire tutto”.


Mi chino e prendo la terra su cui cammino. Con la sabbia del Roero in mano sento di aver raccolto verità, ma come diceva Pilato: “E che cos'è verità”? io, come rispose Gesù: “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce" sento di averla davanti a me in forma umana e naturale.
Di certo non son venuta a far visita ad una azienda “preconfezionata” che elabora medicine in provetta per curare i bisogni di ogni singolo mercato.

Prima della degustazione mi faccio portare  in una seconda vigna, ripidissima, della quale non vedrò la fine se non quando mi ci ritroverò davanti, come ad uno specchio, una volta raggiunta la sede dell’ azienda.

Dopo un breve tour in cantina è tempo di risentire la fibra magnetica dei vini e di trasmetterne i contenuti:



- Vino Bianco Mario’s 2015: blend di uve Chardonnay, Favorita e Arneis, questo vino è l’entry level caraibico che non ti aspetti. 
Colore giallo paglierino chiaro con profumi tropicali, di pesca gialla matura e di tiglio. In bocca l’entrata è morbidissima e fruttuosa con una piacevolissima alternanza tra sapidità e freschezza.




- Barbera d’Alba San Pancrazio Superiore: dopo un periodo di affinamento di 24 mesi di cui 12 in tonneaux e 12 in bottiglia il colore è rosso rubino intenso. Il naso è una confettura dolce di ciliegia e di pepe. In bocca i tannini fini ed annodati, come una rete, avvolgono lentamente il palato, rallentati dalla sabbia. Lungo e fresco è il compagno ideale da interpellare dinanzi a un tagliere di salumi e formaggi.






- Roero Antaniolo DOCG 2012: 100% da uve Nebbiolo (disciplinare prevede l’aggiunta di 5 % di altre uve) in questo vino vengono impiegate tutte le varietà, Michet, Lampia e Rosé quest’ultima insabbiata dalla più parte dei produttori.
Dopo 30 mesi di affinamento in legno di cui 18 passati in tonneaux e i restanti 12 in bottiglia, il colore è rosso rubino carico. Il naso richiama la rosa, il sottobosco e i frutti rossi con punte eteree e di liquirizia. In bocca la fibra di questo vino è compatta e preme intensamente sul palato senza essere aggressiva ma incisiva. L’acidità scorre e tiene in sospensione a lungo la beva terminando in un finale pertinente al naso, una verità del Roero.


Nella terra a lato destro del fiume Tanaro, da nonno Mario a Daniele, i componenti della famiglia Pelassa sono da considerare come artigiani del Roero che scalpitano per arrivare dappertutto, come la fibra. Non si può arrivare ovunque ma certamente la forza della loro tradizione gli consentirà di conquistare mercati contesi, in cui la novità trova sempre spazio come il dolce alla fine di un pasto.