mercoledì 18 marzo 2015

ProWein! Italia goes PRO!

15 Marzo 2015, Dusseldorf



ProWein 2015 edizione da record quella appena terminata a Dusseldorf con numeri  destinati a crescere nella prossima edizione, una fiera ormai diventata un appuntamento e un luogo di riferimento per i buyers di tutto il mondo vinicolo!
L'Italia c'era, come una star direi con ben 2 padiglioni che sembrava quasi di essere in un Vinitaly Prêt - à - Porter visto il numero degli espositori presenti.
A conferma di quanto dico ci sono i numeri, con un +24% di superficie espositiva con oltre 5.500 realtà provenienti da tutto il mondo.

Una fiera che ha suggellato e confermato la Germania come il primo mercato di riferimento per il Belpaese con i numeri a doppia cifra in crescita. Attenzione particolare va rivolta anche a quello che i consumatori chiedono…qualità, riconoscibilità del brand e pricing appetibili che consentano margini adeguati a tutti i componenti della filiera. 
Una mission sicuramente non facile da raggiungere ma non impossibile grazie agli spiriti aziendali italiani segnati dalle  "V":  "volonté", "valeur", che mi richiamano il "C'è "!!!.


Nel mio vagare per i padiglioni mi rendo conto di quanto ci sia da fare nel mondo, quanto minuscola sia la mia voce e il mio parlare di vino…una punta di una stella che viaggia per buchi neri per raggiungere le varie galassie e costellazioni fatte da vino e da bollicine, alla scoperta di vitigni autoctoni e alloctoni con pit stop sulle supernova della stampa specializzata e sugli asteroidi abitati dai distributori del canale Ho.Re.Ca.
Immobile tra i corridoi numerati guardo e scruto wine business man dalla Turchia, dalla Grecia dall'Albania…



Gente, il Mondo ci attende e bisogna essere autorevoli, semplici e precisi. Pochi bla bla... è tempo di fatti in cui le barzellette non sono gradite. 
Ad imporsi nei Padiglioni 15 e 16 destinati all'Italia ci sono il Piemonte e la Toscana se si contano tutti gli stand dei produttori singoli di Barolo e di Chianti giunti sin qui per confermare il proprio posizionamento tedesco strizzando l'occhiolino a quelli d'oltreoceano. Qui ogni persona che si avvicina non è banale, non casuale "i bevoni" (passatemi il temine) non sono ammessi. ProWein è una fiera da pure business taste, di quelle per cui " vale la pena investire".

Tantissimi gli assaggi che faccio e in questa sede darò spazio al mio amato Piemonte e un vitigno autoctono, il Durella che troviamo nell' area dei Monti Lessini, colline che dividono le città di Verona e di Vicenza. 
L'azienda Fongaro, fondata nel 1975, si propone a Dusseldorf con le sue top cuvée, specchio dei terreni vulcanici e minerali in cui affondano le radici delle uve Durella impiegate in purezza o in % pari all' 80-85 a seconda di cosa di sceglie di degustare a catalogo, e Chardonnay.
Il Brut Gran Cuvée è composto per l'85% da uve Durella e il rimanente 15% da uve Chardonnay. 36 sono i mesi che questo vino trascorre sui lieviti prima di presentarsi alla noblesse, lo stesso periodo richiesto agli Champagne che vogliono fregiarsi della minzione Millesimé. In alto i calici allora la boule è finissima e si riflette nel giallo paglierino chiarissimo. Al naso è una crema all'ananas arricchita da granuli di nocciola cotta e di pompelmo. In bocca la freschezza si impone lentamente in cui l'effervescenza è giusto una comparsa, il presentatore dello spettacolo che andrà in scena: un  lungo atto con un sano finale amaro-acido dato dal succo dell'uva.

Nella versione Riserva del Brut Gran Cuvée il fascino è lo stesso, con aromi più evoluti e completi in bocca. Un tutto pasto che saprà stupire per il suo profilo intenso e fresco.





Il Pas Dosé, Durella 100% è schietto, diretto e preciso come un coltellino svizzero che punge già al naso con note di pesca e di fiori bianchi bagnati in acqua salata. La stesse sensazioni di pulizia e di immediatezza le ritroviamo anche in fase di assaggio. Una veloce e scattante freschezza che ordina alla mente di proseguire con un altro assaggio. Anche qui la versione Riserva si presenta più armonica con note di caramella mou, di miele e di cioccolato bianco che si trasformano in una vellutata sottile dal gusto boisé.
Le retroetichette si fanno notare per le diciture specifiche riferite al numero delle bottiglie prodotte, la data di imbottigliamento e di sboccatura nonché dalla certificazione BIO che in questi tempi si sa essere un tema " a la page".





Ma passiamo al Piemonte ed ecco che ritrovo un amico, compagno di Università, già noto per il suo agriturismo La Torricella a Monforte divenuto oggi, insieme alla sorella enologa, un produttore di Langa! 35.000 sono le bottiglie prodotte in 13 ettari di proprietà. 
Inizio con l'ultima creazione dell'azienda talmente giovane che non troviamo  riferimenti sul sito.
Riesling 2013: un giallo paglierino tenue con riflessi verde lime. La fermentazione avviene per 2/3 terzi in acciaio e il rimanente in tonneau per smorzare e tipizzare il vino che al naso si presenta come un arcobaleno di frutti e di fiori bianchi con punte amarognole e di tostatura. Le vigne giovani, di appena 3 anni, non rendono giustizia a questo vino che se nel 2015 lo si può paragonare ad un bimbo in fasce, tra qualche annata si formerà nel corpo e nel carattere per esplodere con la giusta maturità.
Ad oggi è pulito, semplice con un buon equilibrio tra alcolicità e sapidità. Si deve premiare e dar fiducia a questa azienda guidata da giovani per il coraggio e per la volontà di volersi confrontare con il vasto elenco di Riesling presenti.





Dolcetto d'Alba Superiore 2012: colore rosso vivo brillante con sentori vinosi di confettura di ciliegia arricchiti naturalmente da polvere di vaniglia e punte umide che ricordano il sottobosco dell' autunno inoltrato. I 10 mesi di affinamento in barrique francesi di 2° passaggio danno vita ad un Dolcetto d'Alba diverso che si fa apprezzare per la sua rotondità e morbidezza senza dimenticarsi prima di uscire di avvolgersi in un vestito felpato fatto da tannini delicati, e cremini alla nocciola dolci e succosi intervallati da livelli gelatinosi alla mora e alla ciliegia.

Barolo DOCG 2010: rosso rubino con riflessi appena accentuati di arancio. Monforte e la sua potenza si fanno vivi. Robusto già al naso con profumi di mora e di ribes cotti e caldi che sudano la purezza, la dolcezza, il DNA aggressivo fatto da note di menta e di rosa. Al palato è pungente con una freschezza eterna e un finale che mi ricorda una sambuca con la mosca, con il chicco del caffè amaro a chiudere il capitolo. Un vino di razza su cui puntare.

L'Azienda Rossello di Cortemilia è una realtà storica fondata nel 1920 che riesce a rapirmi e farmi comprendere che oggi, nei calici abbiamo "il passato, il presente ed il futuro".
Non entrerò troppo nello specifico perché a breve ne scoprirò tutte le sfaccettature dal vivo e vi darò riscontro. Assaggio col bel Giulio il Barbaresco 2010 prodotto con una selezione di uve Nebbiolo di Neive. Già lo apprezzo perchè è un assemblaggio di diversi cru o MeGa (come è d'uopo definirle da qualche mese). 
Si dice che le donne "più le maltratti più ti seguono"…Io amo il Barbaresco, è il Principe elegante della Langa. Se questo ranocchio, pardon vino, si mutasse con un bacio in un Principe forse allora le fiabe non sono solo fantasie…
Nel calice questo Barbaresco mi si presenta rosso rubino avvolto in una cornice color mattone. Frutti rossi, mora su tutti, che si sposano con la viola imbevuta in una crema alla vaniglia tostata data dal passaggio in botti grandi. In entrata è uno schiaffo che con eleganza ed irruenza ti conquista per poi sciogliersi perché, anche i più duri, in fondo, hanno il cuore tenero e sincero.


Chiudo così, con la consapevolezza che il ProWein 2015 è stata un'esperienza di vita, di formazione e di confronto con il mondo.


Se c'è profumo di confusione a volte quando si parla di vino, sta a noi saper aspettare e non rimanere assuefatti. Presto una nuova luna si formerà e tutte le DOC e le DOCG che impreziosiscono il nostro paese influenzeranno i nostri infiniti movimenti e costanti scelte.