mercoledì 30 dicembre 2015

Cascina Boschetti Gomba, vini di titanica sincerità

Barolo - Cascina Boschetti Gomba

A vagar per le Langhe si sa che c'è sempre il rischio di imbattersi in cose "nuove" in termini di etichette e "tradizionali" se si analizza il personaggio che il vino lo fa, in questo caso, da ben 25 anni.
Parliamo di Sergio Gomba e della sua Cascina Boschetti situata nella collina che sorvola come un falco pellegrino sul comune di Barolo.
Quando si giunge in questa dimora si è come "sulla punta della montagna, "sul tetto del vino dei Re". La sottile strada che porta alla cantina, una lingua di terra bianca, impone all'occhio di dividere lo sguardo tra i due anfiteatri di vigne presenti, titanici.
I terreni in quest'area sono di origine tortoniana misti di marne calcaree ed argillosi che mutano nel giro di qualche metro e divengono sabbiosi. Entrambi contribuiscono alla produzione di uve Nebbiolo da Barolo dal gusto sincero e giustamente tannico.

Ma veniamo alla storia e ai fatti accaduti che sono ciò che più conta oggi. Sergio Gomba è un uomo concreto con un carisma e sguardo tanto tenaci e profondi da pietrificare la strada dinanzi a lui. Quella stessa strada che si è costruito e che lo ha portato nelle terre del Barolo nel lontano 1991.
Quando tutti "non si curavano" dei terreni lui investiva, li selezionava e li acquistava... Oggi l'Azienda Agricola Gomba vanta una proprietà di ben 25 ettari nei comuni di Barolo, Monforte d'Alba, Novello, Santa Vittoria d'Alba, Alba e di questi, 19 sono quelli situati nei comuni di Barolo.

Come tutti i bravi conquistatori, che come sanno di avere la vittoria in pugno pensano già alla successiva area da invadere, anche Sergio nel tempo ha deciso di espandere i suoi confini e si è diretto, con la sua forte consapevolezza, nel Roero per dar voce ai terreni noti per la Barbera, l'Arneis e Moscato.

Dal 1991 ad oggi la strada è stata in salita ma da buon vigneron il Sergio sa che "il lavoro si fa in vigna" e che non serve ricorrere al biologico se uno "lo è da sempre" indirettamente.


Le vigne vanno curate con le medicine all'occorrenza e se c'è un reale bisogno.
Posso solo immaginare la soddisfazione e l'orgoglio di vedere i lombrichi tra i filari, non c'è miglior risposta da parte della natura!

Il titanico Sergio non è amante degli incontri "perdi tempo", non si abbandona ai pensieri ed agisce veloce, con i fatti: "al mattino penso a cosa fare e alla sera deve essere tutto portato a termine".

Dopo la visita di rito nelle cantine una dedicata ad ospitare le vasche tecniche di acciaio, in cui i vini fermentano a temperatura controllata e l'altra con le botti (tonneau e barrique) mi viene spiegato dal giovane ed ambizioso enologo Maurizio Delpero che la tradizione prolifera costantemente e che anche in annate complicate come la 2014, si può fare bene perché si conoscono i limiti e le capacità delle piante che con l'esperienza, "sai che cosa ti possono dare".



Ed ecco che i livelli di PH e di acidità al momento della vendemmia sono ogni anno le fondamenta su cui costruire il proprio stile. Lo stile dei vini Gomba è rivolto alle richieste del mercato e alla denominazione di originesenza scialare.
Infine è bene indicare che l'area "Boschetti" è stata riconosciuta recentemente come MeGa e ad oggi Gomba, è l'unica azienda che vanta questa menzione in etichetta.


In bottiglia quanto appreso si trasforma in:


-Barolo DOCG Boschetti 2011: le uve nebbiolo impiegate per l'elaborazione di questo vino provengono dalle vigne impiantate sulla collina Boschetti da cui prende il nome la Cascina e il vino. Esse si trovano ad un'altezza fra i 285 e i 310 metri con un esposizione eterogenea a sud e sud-ovest. I terreni misti di calcare e di sabbia sono per la quasi totalità di proprietà Gomba.
Il colore è rubino intenso con riflessi granati, tipici del Barolo. A "freddo" il naso è un mix di vaniglia pepata. Con l'areazione e il calore la dolcezza della mora cresce. In bocca il tannino stordisce solo in entrata e si placa in seconda battuta regalando un gusto piacevole richiamando nel finale il fondo del caffè amaro. Un Barolo moderatamente spesso, da concedersi sempre, che non richiede attese e che non sfigura in nessuna occasione. 







- Barolo DOCG JLSorj 2011: le vigne di oltre 10 anni di età sono a 320 metri, uno specchio alto del Barolo. I terreni sono misti, composti da marne calcaree ed argillose. Il colore si presenta rosso rubino a richiamare la polpa interna dell'acino maturo. Al naso i profumi hanno una potenza non invasiva che ricordano i sentori di violetta e di prugna. A fare da fondo ci sono quelli di pietra azzurra fredda di fiume. In bocca è completo con una partenza felpata da un tannino poco ruvido, quanto basta, per far vivere in libera l' acidità e il gusto a lungo. Quest'ultimo è dolce all'inizio e leggermente amaro nel finale con un retrogusto firmato anche questa volta dal caffè. 
Come ogni Barolo che si rispetti ad oggi è una luna non ancora piena. 



L'atteggiamento nella vita quotidiana e le capacità di Sergio Gomba mi rammentano quelle di un falco pellegrino: titanica potenza e prodigiosa abilità nel volo

giovedì 10 dicembre 2015

A Govone, il Timorasso è in un “Magico pase di Natale “

Martedi 8 dicembre 2015, Govone

Come ogni anno in questo periodo si è alle prese con i preparativi delle imminenti festività natalizie, una corsa frenetica volta alla ricerca dei regali per amici e parenti con in testa le ricette dei piatti dei menu della cena della vigilia e del pranzo del 25 …
Per alleggerire quest’ansia e renderla più gioiosa ci pensano le luci, la magia,  i mercatini e i presepi in scena al Castello di Govone, l’incantevole Residenza Sabauda e Patrimonio UNESCO costruito in un punto strategico del Piemonte tra Alba ed Asti, in cui prede forma, per la nona volta quest’anno, il “Magico Paese di Natale”.
Nella splendida cornice del parco del Castello ci si tuffa in una fiaba intervallata dalle casette in legno in cui quasi 90 realtà piemontesi propongono al numeroso pubblico le loro eccellenze enogastronomiche.
Quest’anno a rendere ancora più preziosa la manifestazione sono le “Officine del gusto”, un ricco calendario di incontri, degustazioni e laboratori in cui grandi e piccini possono imparare a conoscere queste prelibatezze.




Avvolti da una magica allure il pubblico è chiamato alla corte di Laura Gobbi, giornalista ed organizzatrice di eventi enogastronomici che osa proporre in un polmone delle Langhe,  la storia di Walter Massa, il padre del Timorasso, vitigno tipico della zona di Alessandria.
L’eclettico ed esilarante Walter Massa nella giornata dell'Immacolata già dalle prime battute mette in chiaro i suoi punti cardinali ripercorrendo le tappe e i fatti che lo hanno spinto a decidere di voler donare al  Timorasso una seconda vita.
Il Timorasso è un’uva forte e robusta ma abbandonata da tutti nel periodo post fillossera e durante i conflitti mondiali, quando l’economia dei contadini ruotava intorno ad ortaggi più facili da gestire. La storia è simile a quella di un altro vitigno delle Langhe, la Nas-cetta del comune di Novello. Entrambe le varietà sono antiche ed abili nel sopravvivere agli attacchi degli afidi giunti dal nord europa e d’oltremare e nondimeno originarie di un luogo ben delimitato.
Il Timorasso già citato ai tempi del Medioevo da Pier Crescenzio nella sua opera Ruralium Commodorum libri XII, scomparve in favore del crescente interesse di Real Casa Savoia per il Cortese, uva più produttiva e meno laboriosa.
L’anno di rinascita è il 1987 e come racconta Walter Massa, “quando si è trattato di stabilire il prezzo” di vendita delle prime 580 bottiglie si è fatta una “media dei prezzi del più comune Cortese" capace di produrre il 50% in più in termini di resa per ettaro.
Le prime annate sono state complicate ma una volta compresi i capricci delle piante si è deciso di crederci e di dare il via ad un progetto magico volto alla dedizione totale per questa cultivar dall’ animo femminile residente in un corpo maschile, specchio della donna del nuovo millennio che per sopravvivere, deve essere anche uomo.



Una delle pillole di Walter è racchiusa nella frase. “è tutto un equilibrio sopra la follia”. L'equilibrio si ottiene mediante un' uva sana, il giusto tempo e il buon senso.
Con le conferme arrivate nei primi anni ’90 altri produttori si convincono e si uniscono al progetto di Walter per promuovere e valorizzare il Timorasso, prodotto oggi da una trentina o poco piú di aziende. Analizzando l’uva da punto di vista tecnico e aromatico si piui dire che i lontani avi portano i nomi di Sauvignon Blanc, Vermentino e Nebbiolo.
L’uva germoglia precocemente e maturando tardivamente si presenta con grappoli medio-grandi che trovano il loro habitat naturale in terreni argilloso-calcareo e marnosi. Per farla respirare la chioma richiede molte attenzioni, soprattutto in primavera.
Dopo esser stati catapultati nella fiaba di Walter, intervistato dal giornalista Danilo Poggio, ripercorriamo la sua storia con l'assaggio di alcune etichette dei Vigneti Massa:

Timorasso Derthona 2013: vino definito “base”, un primo appuntamento in cui si sta sulla difensiva e non ci si svela pienamente ma, volutamente, si lascia intravedere la stoffa senza palesarla perché non ancora pronta per via della giovane età. Il colore è un giallo paglia acceso, al naso i profumi sono citrini e di pompelmo. La bocca è semplicemente felpata su colonne acide dalle fondamenta amarognole.
- Timorasso Montecitorio 2010: l’uva impiegata per l’elaborazione di questo vino nasce su un suolo composto peri il 70% da argilla e per il 30% da marne esposte ad est.

Colore giallo pulsante. Il naso punge con profumi di albicocca secca ed erbe selvatiche.  In bocca il sale divide il palato e lascia poco spazio ad altre questioni di gusto.
- Timorasso Costa del Vento 2010 : vigne vecchie esposte a sud-ovest su terreni ricchi di marne grigie e bianche. Colore solare. Il naso è segnato dai profumi di pesca sciroppata e dalla camomilla. In bocca è un raduno pietroso con retrogusti di zenzero e di limone verde.
Timorasso Sterp 2009: un arrivo eccelso di un percorso mutevole nel tempo. Maturità raggiunta con un colore giallo oro e un naso che richiama il dolce della pesca stramatura in cui dalla polpa gocciola la vita. In bocca è una seta pungente con l’acidità a fare ancora da sfondo.

Per ultimare il capitolo della storia del Timorasso si può dire che anche in questa occasione questo vino si è confermato come un vino bianco longevo che può dire la sua se seduto alla tavola rotonda dei Cavalieri della Borgogna.


giovedì 26 novembre 2015

Les Vins de Mâcon: i giovani Chardonnay di Borgogna

Milano, 2015-11-23 


Visto il crescente boom ed interesse per i vini di Borgogna, uno dei fiori all’occhiello della produzione enologica francese, i produttori dell’ UPVM provenienti da Mâconnais, la “Borgogna del sud” hanno deciso di intraprendere alcune azioni di promozione avvalendosi della collaborazione del Bureau Business France col fine di  mettersi “a la page” per affacciarsi, con dolcezza, alla finestra del mondo del vino e del business, per tentare di conquistare nuove nicchie di mercato sempre più popolato dai Millennials: un target veloce che non ama aspettare e che richiede vini che richiamino le loro abitudini e stili di vita. Les Vins de Mâcon: i giovani Chardonnay di Borgogna possono essere la novità francese in grado di colmare questo gap.

1972 è l’anno di nascita del Sindacato viticolo di produttori dei vini di Mâcon, una delle zone più produttive della Borgogna. UPVM, Union des Producteurs de Vins Mâcon, riunisce oggi 900 viticoltori operanti in 12 cantine cooperative di cui 400 sono cantine private.



Il 23 novembre al  “Wine Tasting AOC Mâcon” presso l’elegante location That’s Wine di Milano è stata occasione per 14 tenute francesi di mettersi in discussione e in mostra proponendo le loro espressioni di Chardonnay, una delle cultivar più esportate nel mondo, che in Borgogna non smette di stupire ed affascinare per la sua evoluzione e complessità del corpo e dei profumi.




Se si guarda la cartina geografica di questa regione, rispetto ai blasonati e celebri comuni di  Dijon e Nuits-St-Georges, ci troviamo in un triangolo di quasi 40 chilometri di vigneti da Macon-Cluny-Tournus  passando per Sennecey-le-Grand fino a Crèches-sur-Saône.

Se si parla di Borgogna bisogna indicare che la presenza del mare già nell’età giurassica influenza ancora oggi le colture e i terreni. Più a nord infatti nella Cote d’Or, le marne, miste ad argille, fossili e depositi calcarei, costituiscono l’ importante asset strategico artefice del corpo, struttura e longevità delle uve prima, del vino, poi. Al contrario, più a sud, le pendenze,  il rapporto nel terreno tra calcare/argilla e sabbie apportano più insolazione, vento e drenaggio. La produzione di Chardonnay nel Mâconnais è intensa e i vini si caratterizzano per la loro freschezza e vibrazioni agili e scattanti, alla portata di tutti i portafogli, senza peccare in qualità.




La denominazione Mâcon dal punto di vista geografico si estende su una superficie di ben 3900 ettari.  Dal punto di vista produttivo questa porzione di Borgogna cuba il 16 % di quella totale, pari a 30 milioni di bottiglie annue destinate principalmente all’elaborazione dei vini bianchi, 100% con uve Chardonnay venduti nel settore HO.RE.CA all’estero e tramite vendita diretta. Nello specifico tutti i colori del vino trovano spazio con la produzione di vini bianchi per il 61,3%, di crémant per il 9%, di rosé per lo 0,3% e di rossi per il 26,4% mediante l’impiego di uve Chardonnay, Pinot Noir, Gamay e Aligoté. Tre anche sono i livelli di denominazione: Mâcon, Mâcon –Villages e Mâcon, seguito dal nome del comune.






La Borgogna esige ordine e precisione. In tutte le pubblicazioni si fa tanto parlare dei vini del “cru”  e del “terroir“ ma in questo habitat univoco e cesellato è bene menzionare “clos” e “lieux dits” questi ultimi, porzioni di una zona ben definita e circoscritta in qui elaborare e raccogliere il meglio che la natura crea, soprattutto se i processi di coltivazione sono certificati biologici e rasentano il biodinamico.




La geologia affascina i palati e le menti più curiose, se si volesse fare una degustazione geo-sensoriale è cosa buona prendere appunti e segnarsi che nella parte sud-ovest della regione il terreno è di tipo granitico (adatto per la coltivazione del Gamay) ed argilloso, culla dell’acidità. Al centro e nella parte ad est il suolo è misto di marne grigie e calcare, compartecipi alla produzione di vini fruttati, fini e da lungo invecchiamento. Infine a nord le terre sono più basculanti in cui non mancano falle ed erosioni. In questo ultimo grembo anche le vigne più esperte faticano a trovare un adeguato nutrimento.


Di seguito le note tecniche relative ai 14 produttori e vini presenti a questa anteprima milanese presentati dal Giornalista Antonio Paolini:

Cave Cooperative D’Aze - AOC Mâcon-Azé Blanc - “Cuvée Jules Richard 2013”: cooperativa di 124 cantine che conferiscono uve provenienti da tutte le zone della denominazione di età che va dai 40 ai 60 anni. Per l’elaborazione di questo vino non viene impiegato il legno ma la sapiente selezione ed assemblaggio delle uve regalano un vino dal colore giallo paglia carico con sentori spiccati di banana e di canditi. In bocca si spalanca la porta all’ equilibrato retrogusto di burro e di mandorla.

-       Domaine ELOY - AOC Mâcon Milly-Lamartine Blanc 2014: età media delle vigne è di 40 anni e per l’elaborazione del vino si usano solo vasche di acciaio. Il colore è un bel giallo paglierino tendente all’oro. I profumi spaziano dal mango con cristalli di miele a presagire in bocca un po’ di grassezza ed untuosità che si spalleggiano con freschezza e salinità. Il gusto è  contenuto ma in equilibrio ed armonia.

-    Cave de Charnay – AOC Mâcon- Charnay-les Mâcon Blanc Domaine - “Les Persons 2014”: cantina con 140 ettari di proprieta per un volume di produzione importante, venduto per il 20% all’estero. Le vigne hanno età media di 50 anni ed il vino, prima di essere imbottigliato, passa 8 mesi in botti grandi di 3° e 4° passaggio. Il colore giallo oro anticipa i sentori che ricordano un cremino con strati di nocciola e mandorla amalgamati all’ananas surmatura. In bocca la velocita rettilinea segna il suo passaggio con chicchi di sale.

-    Domaine de L’Echelette - AOC Mâcon- Cruzille Blanc – “La Belouse 2014”: piccola cantina famigliare di 13 ettari ubicata in una delle zone più a nord della regione. Le vigne vecchie di 60 anni si trovano ad un’altezza di 300 metri e vengono raccolte tardivamente (15 giorni dall’inizio della vendemmia). L’assenza del passaggio del legno si intuisce già al colore, un giallo limpido e brillante. Al naso si scorge una punta pietrosa con richiami floreali, di camomilla. Fine e schietto in bocca si presenta con beva compatta e sgrassante.


     Domaine du Bicheron - AOC Mâcon-Péronne Blanc – “Vielles Vignes 2014”: classificati come “Vignerons indépendants”, attenti all’uso di pesticidi e trattamenti questa è una piccola realtà artigianale a sud di Mâcon con 50 ettari di proprietà. Le vigne hanno 80 anni e per l’elaborazione di questo vino sono solo 2,5 gli ettari impiegati in cui ricavano 50 ht per ettaro.  Dopo un periodo di 12 mesi sulle fecce in soli tini di acciaio questo vino appare giallo paglierino vivo con sentori agrumati di pompelmo e di timo. In bocca è bilanciato, fresco e salino con un finale amarognolo che convince entrambi i “cervelli” mentale e gustativo.

-   Fichet - AOC Mâcon-Igé Blanc – “La Cra 2014”: azienda con 26 ettari situati su di un suolo ricco di calcare. Il terreno gioca nel ruolo del play maker ed imposta la partita sentori vs gusto. Dopo la conversione malolattica e un passaggio di 12 mesi in fusti nuovi per il 30-40%, il colore è giallo oro intenso e i profumi richiamano la pesca sciroppata e scorze di arancia rossa tinte nel rum. La bocca  e le guance sono abbracciate da un manto caldo, quasi stanche per aver masticato la mineralità.

-   Domaine Christophe Perrin - AOC Mâcon-Bray Blanc – “La Montagne 2014”: il giovane viticultore alla guida di questo domaine produce in suoli argillosi e calcarei a nord di Mâcon 15.000 bottiglie in 6,5 ettari di proprietà situati ad altitudini “estreme” per la zona,  400 metri ca. La fermentazione inizia in acciaio e continua in botti nuove di 3°- 4° passaggio. Il colore è giallo paglierino con raggi di sole. Il naso è segnato dalla papaia e dalla nocciola con punte di biancospino ed amaretto. La bocca è unita con un andamento gustativo frenetico che non rispetta i consueti limiti di velocità.


-       Vigneron des Terres Secrets - AOC Mâcon - Verzé Blanc  - “Croix-Jarrier 2014”:
cooperativa di produttori che contano 900 ettari e 6 ml di bottiglie. I numeri impongono la ricerca dell’equilibrio e continuità. I terreni sono su suoli ricchi in calcare a nord-ovest di Mâcon in microclimi caratterizzati dal freddo. Il colore è giallo paglierino fine. Al naso i sentori di frutta gialla matura e di burro salato anticipano muscolosità, spalle acide e una buona struttura.

-       Vignobles et Pepinieres Thevenet et Fils - AOC Mâcon – Milly – “Lamartine Blanc 2013”: con 30 ettari di proprietà per l’elaborazione delle 3000 bottiglie di questo vino si impiegano i 7 ettari di giovani vigne di 10 anni impiantate nelle zone più ad ovest da Mâcon. Dopo tre mesi di acciaio e le operazioni di batonnage il processo di produzione ultima in barrique.  Il colore è giallo paglia carico. Al naso intensi profumi di mango e di pera abate preannunciano una fruttuosità e un corpo in cui l’acidità si fa spazio delicatamente.

-    Cave de Lugny - AOC Mâcon – Lugny Blanc – “Coeur de Charme 2013”: per questo primo millesimo le 4 cooperative operanti con 234 soci, hanno dato alla luce 30.000 bottiglie. All’ interno della zona di produzione si annovera anche l’omonimo paese del vitigno usato, Chardonnay. I 1200 ettari di vigne hanno un’età media di 40 anni e sono situate nelle zone più vocate nei villaggi di Mâcon, Mâcon-Villages e limitrofi. Entrambe le fermentazioni, alcolica e malolattica avvengono in acciaio. Il colore è giallo paglierino con unghie cristallo. Il naso è avvolto dai profumi della pesca gialla dura e dai fiori bianchi. In bocca in un primo momento appare quasi spento ma col calore si sprigionano acidità e salinità. Un finale lungo e persistente che se oggi si fa desiderare tra qualche anno riuscirà a farsi apprezzare nell’immediato.


-       Chaeau de Messey - AOC Mâcon – Cruzille Blanc – “Clos des Avoueries Tête de Cuvée 2013”: piccola azienda a gestione famigliare con 6 ettari nei comuni di Mâcon Chardonnay e Cruzille ed un volume produttivo di 30.000 bottiglie annue. Le vigne con età media di 40 anni sono a un’altitudine di 300 metri.
Il colore è giallo paglierino secco. Nonostante la raccolta tardiva delle uve i profumi sono monopolio della mela verde e del lime. Il  gusto è fresco e “tout droit”, vivo e scattante. Una nuova espressione de Bourgogne.

-     Chateau des Bois - AOC Mâcon – Milly –Lamartine Blanc – “Eole 2013”: azienda a gestione famigliare la quale impiega 6,5 ettari dei 43 totali per l’elaborazione di un Mâcon dedicato al principe greco e dio del vento,  figlio di un  microclima presente in un anfiteatro naturale che si contraddistingue appunto per la presenza di Eolo. A quest’ultimo si riconosce il merito di asciugare, concentrare e proteggere gli acini dalle muffe e dalle malattie. Le vecchie vigne di 50 anni producono 3500 bottiglie annue con l’impiego di botti nuove nel processo di vinificazione. Il colore è giallo oro con riflessi solari. Il naso è carico di frutti esotici e di lievito usato per l’elaborazione di prodotti freschi di pasticceria. L’entrata in bocca è come un’onda decisa in cerca di una riva in cui sprigionare la sua complessità. L’evoluzione in corso richiama retrogusti di mandorla e vaniglia.


-    Domaine du Moulin a l’Or - AOC Mâcon – Fuissé Blanc – “Le Bruyères 2012”: azienda proveniente dal comune più a sud della regione con i suoi 9 ettari produce 25.000 bottiglie annue. Il processo di fermentazione parte con i lieviti autoctoni per poi passare a quelli tecnici dopo aver raggiunto i 5 vol%. L’allungamento del processo consente la migliore estrazione dei profumi e di polialcoli che conferiranno morbidezza, tipica dei grandi vini di Borgogna. Dopo 12 mesi di legno in fusti di 5° - 6° passaggio e nessuna operazione di batonnage, il colore si presenta giallo paglierino con riflessi crema. Il naso è soffice e burroso con punte di albicocca secca. In bocca il palato è accarezzato e solleticato. Questo vino, l’unico della batteria datato 2012 è ancora di ottima beva e vivacità.

-        Domaine des Riots – AOC Mâcon – Pierreclos Rouge “ Vielle Vignes 2013 “:
Il giovane produttore ad ovest di Mâcon si presenta in questa giornata con il suo vino rosso elaborato a partire da uve Gamay da agricoltura biologica e biodinamica. Il colore è un rosso magenta che richiama violetta. I suoli sabbiosi e granitici si svelano e conferiscono profumi terrosi, vegetali e di lampone. Il morbido ed elegante pattern sulla lingua guida verso il retrogusto di polpa e di pepe.

Per concludere mi sento di dire che i vini di Mâcon sono usciti allo scoperto e possono presentarsi a fianco dei grandi vini di Borgogna come valida alternativa quotidiana.
Da oggi chi si vuole concedere un Borgogna può farlo. Tutti gli addetti al settore sono chiamati all’appello tra qualche anno per vedere l’evoluzione e la tenuta di questi giovani Chardonnay.
  

Per maggiori informazioni sui vini e sull'UPVM contattare l'Ambassade de France en Italie

martedì 3 novembre 2015

Accensione del fiammifero: la storia si ripete per la 71° volta alla Distilleria di Romano Levi

Sabato 31 ottobre, Neive 

Ogni anno nella storica Distilleria Romano Levi , il “Grappaiol’angelico” come lo amava definire Veronelli, in autunno l’ “accensione del fiammifero” è il rito storico che segna l’inizio del processo di distillazione delle grappe. 




Da oltre 3 secoli l’arte della distillazione risiede in diverse regioni italiane tra cui il Piemonte. Ed è proprio qui, nel paese di Neive, a pochi chilometri da Alba, che la famiglia Levi si insediò nel lontano 1925 dopo la nascita di Romano e Lidia Levi. In tutto il mondo Romano Levi, è considerato come l’artista che racconta le donne, scrivendo e disegnando a mano le etichette ricche di frasi poetiche divenute nel tempo dei carati preziosi da custodire gelosamente perché manifestazione concreta del suo genio.
“Faccio grappa: il sangue di fuoco, i morsi di vita, la poesia sono tuoi.” 



Romano già a 17 anni dovette mettersi in gioco per prendere le redini dell’attività di famiglia. 

Tra le sue etichette, sicuramente quella più memorabile è la “Donna selvatica che scavalica le colline”. Ancora oggi è possibile vedere la sua scrivania, il luogo in cui creava ed esprimeva i suoi pensieri. Si comprende come quindi l’"Accensione del fiammifero” sia un evento figlio della tradizione, segno che la storia si ripete, sempre, e che in questo caso serve a riaccendere l’anima di Romano e dei significati delle sue opere di “arte selvatica”.




In questa giornata leggendaria non sono mancate la storica banda e gli interventi del Sindaco di Neive, Gilberto Balarello e di Luigi Schiappapietra alla guida della distilleria insieme ad Elisa Scaratti e Diego Schiappapietra. 












“Oggi è una giornata che ci rende orgogliosi di essere cittadini di Neive” ha detto il Sindaco, dopo aver ringraziato la Famiglia Schiappapietra per il suo lavoro. 





Alle ore 15.00 il 71° fiammifero è stato acceso e l’alambicco a fuoco diretto ha scaldato il cuore dei presenti evidenziando il significato della tradizione. 

Le grappe prodotte dalla distilleria sono: al moscato, bianca, paglierina, ambrata, alla camomilla e le storiche da collezione di Lidia e Romano Levi. Le ultime arrivate, figlie della nuova generazione, sono quella al Barbaresco e al Barolo (disponibile quest’ultima dal 2016).




I disegni di Romano Levi continuano ancora oggi ad animare le etichette delle grappe distribuite in Italia dalla Sagna S.p.A di Revigliasco. 

Le grappe Levi sono l’eccellenza di cui “non si poteva a fare a meno, una scelta quasi obbligata” dice Massimo Sagna “quando si è dovuto scegliere i distillati da distribuire nelle migliori enoteche e ristoranti d’Italia”.

Un evento glocal: locale, ma di importanza e risonanza globale. 




Distilleria Romano Levi
VIA XX SETTEMBRE, 91 - 12052 NEIVE (CN)
info@distilleriaromanolevi.com

mercoledì 10 giugno 2015

Cantina Valpantena - produttori di un terroir segreto

9 giugno 2015 Verona

Martedi pomeriggio l'evento organizzato dalla Cantina Valpantena di Verona, sita nell'omonima sotto-denominazione della zona della Valpollicella, ha consegnato un'importante strumento ai viticoltori ed addetti al settore del vino della zona e dell'intera filiera. 
In questa occasione è stato presentato il volume "I segreti del territorio, dei vigneti e del vino Amarone della Cantina Valpantena" presso una delle elegantissime sale del Palazzo Erbisti, sede dell' Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere.




Ad intervenire in questo squisito incontro sono stati: Luigi Turco Presidente Cantina Valpantena Verona, Claudio Carcereri de Prati Presidente Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, Giovanni Zalin Professore dell'Università degli Studi di Verona e Diego Tomasi,  l' autore del libro. A moderare gli interventi precisi e ricchi di passione è stato chiamato il Giornalista del Gambero Rosso Marco Sambellico nonché vice curatore della guida Vini d’Italia








La Cantina Valpantena non è nuova a questo tipo di pubblicazioni e sin dalla nascita si è fatta apprezzare e riconoscere nel territorio come simbolo, come bandiera che raggruppa ideali e filosofie.


Nata nel 1958 come associazione cooperativa tra alcuni viticoltori veronesi, appena 22, oggi racchiude circa 500 soci dei quali 150 derivano dalla fusione con l’oleificio delle Colline Veronesi che dal 2003 danno vita, con 20.000 bottiglie, ad una nuova realtà oleovinicola nella Valpantena.



750 sono gli ettari di vigneti, tutti distribuiti nelle zone a denominazione di origine controllata del territorio del veronese. Dal 1994 si è dato un nuovo impulso all'azienda inserendo etichette IGT per arrivare alla produzione attuale di 10 milioni di bottiglie di cui il 70 % destinato ai mercati esteri con un fatturato annuo che sfiora i 45 miliardi di euro.


Il libro presentato è il frutto di un lavoro di 4 anni elaborato grazie alla collaborazione del CRA-VIT ( Centro di Ricerca per la viticoltura ) e dal contributo di un ricco numero di professionisti guidati da Diego Tomasi, ricercatore dell' Ente Cra di Conegliano. 
Se da sempre, come dice il Presidente della Cantina, Luigi Turco, l'obiettivo è quello di "garantire il giusto reddito a tutti i soci perché continuino a coltivare la propria terra e fornire uve di qualità" è altrettanto vero che la volontà di arrivare a guadagnarsi un posto nell'Olimpo tra i big del mondo dell' Amarone, il Re della zona, porta a svolgere l'unica attività possibile, artefice del progresso dell'uomo: la ricerca.
Il volume, finanziato al 100% dalla Cantina Valpantena, è un tools che ha l'obiettivo e l'ambizione di svelare i segreti che si celano dentro le bottiglie di Amarone, Valpollicella, Recioto, etc.
La conformazione dei suoli, le esposizioni, la maturazione, il clima, l'acqua e l'aria sono tutti corresponsabili delle caratteristiche che contraddistinguono le uve Corvina, Corvinone e Rondinella, le basi di partenza impiegate per la produzione dei vini che rendono irreplicabile la zona della Valpantena già descritta in passato come “una valle idilliaca segnata da vallicole e sorgenti, fontanelle amene e appezzati vitigni di cui la Valpantena (non solo per rima) abbondanza mena” similare alla blasonatissima e vicina Borgogna.



Questo volume vuole essere non solo un testo di mera didattica, ma un dono che questa Cantina fa al territorio e al suo paesaggio. 
Per i soci che investiranno il proprio tempo nella lettura delle preziose nozioni e dei risultati derivanti dagli studi svolti, si presenterà l'occasione, sin dalla prossima annata, per ringraziare di questo importante contributo e di migliorare la qualità delle proprie attività agricole tramite l'accrescimento della conoscenza del luogo in cui nascono le uve conferite.




Il segreto da scoprire sarà l'apprendimento della moltitudine di diversità di questi frutti che nascono in quest'area dalla matrice calcarea di natura attiva, ricchissima di differenti mesoclimi e terroir. In ogni zona, clos, climat, lieux-dits, cru o come si voglia definirli, le uve e le bucce si presenteranno di diverse dimensioni, spessore, compattezza e cere epicuticolari.


"I segreti del territorio, dei vigneti e del vino Amarone della Cantina Valpantenaè un vademecum per i viticultori e non, che guiderà alla comprensione del gusto del luogo, il gusto dei vini che nascono nella Valpantena. 





Al termine della conferenza non sono mancati alcuni assaggi dei vini prodotti dalla Cantina Valpantena:

- Valopollicella Valpentena Ritocco 2013: color rosso rubino vivo e pulito. Una formula 1 che non può non piacere per la sua linearità. Al naso frutta rossa e di viola non coperti dal legno si ritrovano in equilibrio in bocca tra acidità e retrogusti vegetali in cui spaziano le punte mentovate. Il tannino a sottovoce spinge la beva e dice: "ancora".














- Valpolicella Superiore Ripasso DOC “Torre del Falasco 2014:


color rosso rubino concentrato con al naso sentori di confettura zuccherina, polposa e densa di struttura. In bocca il tannino danza avvolgendo il palato con il suo mantello. Basterà pazientare un poco per ottenere l'equilibrio.




Amarone della Valpolicella DOC “Torre del Falasco” 2011: l'appassimento di almeno 4 mesi delle uve e la maturazione in barrique di rovere per almeno 18 mesi conferiscono a questo vino un color rosso rubino profondo. Il naso è speziato e ricco di confettura rossa. In bocca esplodono le scintille acide e tanniche che firmano il palato con il sale.