mercoledì 9 luglio 2014

NASCETTA?…. ASPETTA! È NAS-CETTA QUELLA DI NOVELLO!

4 Luglio 2014 - Novello


C’era una volta Novello, piccolo Comune non distante da Alba la cui fama e prestigio si dovevano attribuire alla forte vocazione vinicola per la produzione di vini rossi a base di uve Nebbiolo.

Oggi, questo piccolo Comune è culla di una DOC che ha tutte le carte in regola per diventare in un futuro non troppo lontano, il Re dei Bianchi delle Langhe, da poco diventate uno dei 50 siti italiani Patrimonio Unesco. Se fino a ieri Novello era una delle 10 zone del Barolo, oggi grazie alla nascita dell’Associazione Produttori di Nas-cetta del Comune di Novello, che racchiude ben 8 aziende vinicole, si può parlare di rinascita e riscoperta di una storica cultivar dalle profonde radici.
Venerdì 4 luglio 2014 nel castello di Novello il Convegno organizzato dall'Associazione, incentrato sulla storia, caratteristiche e prospettive del vitigno nel futuro, ha dato inizio a una nuova vita per questa varietà semiaromatica.

A partire dai relatori i profumi che arieggiavano l’ elegante salone richiamavano una forte volontà, consapevolezza e passione nel dimostrare i veri valori del terroir e le potenzialità di questa rara e autoctona uva.
I relatori presenti sono gli stessi che negli ultimi anni hanno contribuito proattivamente alla rinascita del vitigno Nascetta: il Prof. Oreste Cavallo, il Prof. Carlo Arnulfo e la Dottoressa Maria Carla Cravero intervallati dal giornalista e scrittore Ian D’Agata.



NASCETTA O NAS-CETTA? – L’ ORIGINE DEL NOME



La storia di questo vitigno incomincia nel 1800 con menzioni nei documenti comunali sulla coltivazione di Alba e Mondovì. Già all'epoca era noto per la sua bontà, utilizzato principalmente come uva dettaglio. Più tardi nel 1877 si hanno i primi riscontri sull’ origine
del nome quando il Di Rovasenda lo definisce come “Anascetta“, un'uva delicatissima e vino squisito” nel "Saggio di un’ampelografia universale”  conservato ancora oggi presso la biblioteca del Dipartimento di Colture arboree dell’ Università di Torino. Anche il Fantini nel 1895 la indica come un'uva che vanta una "finezza uguale al Moscato" e sarà l'ampelografo Giovanni Gagna a coniarne il nome odierno,  "da impiegare insieme al Moscato bianco e alla Favorita".



Arrivando ai giorni nostri, i Cristoforo Colombo della Nascetta sono i lungimiranti produttori Elvio Cogno e Savio Daniele della Cantina Le Strette, che negli anni '90, dopo averla assaggiata da contadini locali, ne hanno percepito la qualità e l’ importante struttura dando il via ai primi e timidi tentativi di vinificazione in purezza. Gli studi successivi della Dottoressa Anna Schneider hanno confermato l’origine autoctona della cultivar imparentata con il Grò blanc, un vitigno tipico della Val di Susa.





Da qui si è compreso che questa varietà meritava di esser studiata più approfonditamente e grazie al contributo diretto del Comune di Novello, produttori, enti e figure professionali dell’albese si è riusciti a determinarne l'unicità e ottenere un inquadramento legislativo preciso prevendendo una propria “sottozona” e uno specifico disciplinare di produzione



Nel 2002 la Nascetta entra a far parte della DOC Langhe e nel 2010 si ottiene il riconoscimento della DOC Langhe Nas-cetta del Comune di Novello la cui produzione è autorizzata nel solo Comune utilizzando uve Nascetta al 100%.



NOVELLO: 1 COMUNE X 1 VITIGNO


In Francia nei primi anni del secolo scorso già si parlava della qualità delle Nascetta tanto da essere quotata quasi come il Barolo a 2 lire e mezzo.

Le particolarità che rendono unico questo Comune e il suo vitigno sono molteplici e dopo gli assaggi di altri vini, a base Nascetta, prodotti fuori dalla sottozona che ha meritato il riconoscimento della DOC, si percepisce che c’è bisogno di tutela e azioni che rendano
riconoscibile la varietà.      
Nella  versione in purezza si sgombera il campo da ogni dubbio e da errate aspettative. Oltreoceano non si deve presentare la Nascetta come l'ennesimo vino ABC  ( "anything but chardonnay" cit. Ian D' Agata) ma come una produzione al 100% monovarietale proveniente da un solo comune in cui le caratteristiche sono intrinseche e risultato dell'impiego di una singola cultivar.






















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Un profilo più tecnico si ottiene analizzando i dati raccolti negli anni dal Prof. Arnulfo, il quale per coincidenze cosmiche o destino è stato l’ insegnante di molti degli allora giovani alunni, diventati poi gli scopritori e gli ambasciatori della Nascetta.



Le analisi dimostrano come il Comune di Novello si trovi in una posizione vantaggiosa per questa varietà dal germogliamento tardivo e molto fogliosa, grazie alle favorevoli esposizioni delle vigne a sud-ovest e a sud-est.


Gli elevati livelli di alcol potenziale registrati in cinque annate differenti  sono uno degli elementi che definiscono la Nascetta come un vino molto longevo.  La stabilità dell’acido malico e dell'acido tartarico, durante i processi di vinificazione, sono ulteriore prova della capacità del vino di conservarsi nel tempo, anche nella versione con uve passite.


Dal punto di vista geologico, i dati estrapolati dagli studi del Prof. Oreste Cavallo mostrano che le marne di Sant’ Agata, formatesi dopo la collisione tra Africa ed Europa, le ritroviamo oggi sulla sponda destra di Alba e nelle Langhe.
La conformazione del terreno del Comune di Novello, conferisce all' uva una struttura complessa e ricca di sali. Il suolo calcareo-argilloso dona al vino un gusto sapido e persistente con una acidità importante ma mai invadente.


All' olfatto, le uve Nascetta sono state definite semiaromatiche grazie al contributo delle ricerche condotte dalla Dottoressa Maria Carla Cravero dell'Istituto sperimentale per l'Enologia di Asti.
Da un confronto fatto sui vini prodotti nel Comune di Novello e nel Comune di Trezzo Tinella, si sono riscontrati livelli di terpeni liberi e di norisoprenoidi glicosilati maggiori nei campioni prodotti nel Comune alma mater della Nascetta. Nello specifico il terpeno linalolo, presente nelle bucce, è quello responsabile della  definizione del profilo aromatico che contraddistingue l’uva moscato.


L’ ulteriore punto a favore dell' autoctona varietà bianca è l’adattabilità ai diversi tipi di vinificazione. In acciaio o in legno il vitigno mantiene il proprio carattere e rimane protagonista. Lo stesso discorso vale anche se si  effettuano tagli con uve internazionali come Chardonany e Riesling, come avviene per l’ 80% delle produzioni di Nascetta odierne. 


C'è da dire che le etichette presenti nel mercato a base Nascetta, fuori dalla zona di origine, hanno contribuito in maniera importante in questi anni allo sviluppo e alla diffusione del vitigno nel mondo.


I disciplinari di produzione consentono la coltivazione di questa cultivar in altre zone e per la produzione del Langhe Nascetta DOC è previsto l’impiego minimo dell’ 85% di Nascetta e l’aggiunta del restante 15% di altre varietà a bacca bianca autorizzate.
Anche per quanto concerne le rese, si arriva ad un massimo di 100 quintali per ettaro a differenza dei 90 per il Langhe Nas-cetta DOC del Comune di Novello.

Questa, come altre, sono prove inconfutabili che questa varietà, merita un distinguo ben preciso e attenzione accurata da parte dei degustatori che vi si affacciano per la prima volta o meno.
La Nas-cetta è da apprezzare per il suo profilo aromatico e robusto che nel Comune di Novello cresce armoniosamente ed è di casa maturando nel proprio habitat naturale.



NAS-CETTA – NOVELLO ANCORA PER POCO


Il futuro della Nascetta è brillante dai riflessi d'orati se si persegue tutti insieme e con convinzione, a promuovere e a rivendicare il territorio di origine degli audaci produttori dell'Associazione Produttori di Nas-cetta del Comune di Novello.
Se si pensa che in Italia ci sono oltre 1000 cultivar e che solo il 60% viene utilizzato, è evidente che la Nas-cetta ha tutti gli attributi per essere classificata come un cru o meglio, come dicono gli amici-nemici francesi, un lieux-dit ( porzione di un cru, di una sottozona ) pronta ad essere inserita tra i big delle Langhe.


























Il segreto di questo vino risiede silente nei concetti di terroir e del monovarietale. Da solo, il perimetro limitato in cui è consentita la produzione, classifica la Nas-cetta come un vino di pregio ed esclusivo.
Non ci sono motivi per non richiedere e anzi ottenere il riconoscimento della DOCG per la sola DOC Langhe Nas-cetta del Comune di Novello. Un doveroso e giusto riconoscimento degli sforzi fatti per far rivivere, in bottiglia, l’ unicità di un vino, orgoglio del territorio di origine.



LANGHE NAS-CETTA del Comune di Novello – DEGUSTATI PER VOI






Azienda storica delle Langhe a conduzione famigliare ha una produzione annuale di Nas-cetta che si attesta intorno a 1800 bottiglie.

Il colore è giallo paglierino tenue con riflessi verdognoli. Al naso spiccano i profumi di fiori, miele e camomilla per lasciar spazio, dopo una lieve areazione, a sentori metallici e di roccia. La freschezza invade il palato insieme alle intense sensazioni sapide e retrogusti di lime e pompelmo in un finale leggermente amaro.





Dal 1871 l’azienda è condotta dalla famiglia Sartirano, produttori oggi di 3000 bottiglie circa annue di Nasc-cetta con uve coltivate nella zona a ridosso del lago Ghercina.

Il colore è giallo paglierino vivo con riflessi verdognoli e al naso il quadro aromatico ha la firma della pesca bianca succosa e matura con punte di tostato. In bocca l’acidità e la sapidità creano una melodia lenta ed equilibrata senza punti di discontinuità.











In 6 ettari vengono prodotte le principali denominazioni di origine delle Langhe. L’azienda agricola vende da 5 generazioni le proprie autenticità e tradizioni agricole senza tralasciare gli aspetti moderni e tecnologici.

Il colore giallo paglierino è acceso con riflessi verdognoli. La spiccata mineralità pervade il naso con note di sambuco e menta cedendo il testimone ai profumi erbacei di salvia. In bocca l’entrata è fresca e di importante struttura acida che crea un’ampia atmosfera minerale.





Azienda a gestione e dal carattere familiare, dal 2000 dopo il rinnovamento dei locali e dei vigneti si coltivano, in 17 ettari, le uve Nebbiolo, Dolcetto e Nascetta.

Il colore è giallo paglierino brillante che anticipa le sensazioni fresche e saline. Il naso è trasportato in luoghi tropicali con intensi sentori di mango e papaya. Al gusto un soffice velo pizzica il palato virando verso sensazioni amare nel finale.





L’azienda prende il nome dal luogo in cui nasce, scavata nel tufo. Dal 1997 è condotta dai due fratelli Mauro e Savio Daniele, artefici della rinascita del vitigno del Comune di Novello.

Il colore è giallo paglierino con riflessi oro. Il naso richiama intensi profumi di mela cotogna, pesca e banana con incursioni delicate di fiori bianchi. In bocca la roccia stuzzica il palato e
chiama la sapidità a dar continuità al gusto per concludere con un finale targato mandorla tostata.







La famiglia Cogno, da 4 generazioni è una delle portabandiera dei vini rossi delle Langhe: Barolo, Barbera e Dolcetto. Negli anni ’80  l’ attenzione particolare rivolta al vitigno bianco, la Nascetta, porta alla decisione di provare a vinificarlo in purezza.


Il colore è giallo paglierino con riflessi oro. Il naso è inondato dalle agrumate note del pompelmo con accenni di tostature. In entrata i sali rendono il palato frizzante e persistente con un lieve retrogusto amaro.

domenica 6 luglio 2014

Cristal Louis Roederer - 6 annate di universale eccellenza

26 Giugno 2014 - Revigliasco torinese , Sagna S.p.A

Il 26 giugno 2014 è una data da segnare a calendario per la Maison Champagne Louis Roederer, la Sagna S.p.A e gli altri 20 fortunati giornalisti che, insieme a me, sono stati catapultati al confine del mondo in un "Viaggio nell' Universo Cristal", questo il nome della degustazione verticale guidata in esclusiva dallo Chef de cave Jean-Baptiste Lecaillon venuto in Italia per la presentazione del nuovo packaging della Casa di Reims. 







La classe, lo stile e l'eleganza sono le fondamenta in Casa Sagna sempre più convinta, confrontando l'operativita dei competitors, che sia l'unico importatore italiano in grado di distribuire  gli Champagne considerati come i buoni al mondo dal 1988. Il viaggio è lungo e prevede 6 tappe di degustazione, 6 momenti e galassie ben distinte perché come dice Jean Baptiste "il Cristal lo si fa in vigna" e io aggiungo che le condizioni climatiche ogni anno sono la variabile delle variabili, incontrollabili. Si è partiti con le due annate più recenti e  attualmente in vendita, in cui si è deciso di produrre la cuvée Cristal, la 2006 e la 2005 per poi passare al 2002, e ultimare con la presentazione di produzioni centellinate di proprietà privata della Maison del '99, del '95 e del '93 per ritornare a velocità di curvatura al 2002, annata incredibile in champagne…per un gran finale.



Ad ospitare un evento di tale portata la location viene scelta dal Presidente Massino Sagna che da abile e generoso cacciatore, mette a disposizione la sua sala dei trofei ed ecco che in un attimo l'universo si trasforma in natura allo stato puro con zebre, rinoceronti, coccodrilli... scioccante e affascinante cottage.






Dentro ogni grande bottiglia e azienda produttrice oramai è ben noto che risiedono i segreti silenti da non versare troppo nei calici. Per quel che riguarda la Maison Louis Roederer le chiavi che hanno aperto la porta del successo odierno le si devono in primis all' esperienza e alla capacità di Jean - Baptiste Lecaillon, enologo attento e scrupoloso che oggi ci  spiega alacremente che nel Cristal ,come negli altri champagne Roederer, l'effervescenza è un di più, un elemento aggiuntivo con la sola funzione di arredare il gusto e il palato e non di invaderlo e soffocarlo. La sfida di Lecaillon e della casa, è da sempre quella di produrre Pinot Noir e Chardonnay su terreni prevalentemente gessosi della Côtes de Blancs con rese per ettaro estremamente ridotte. L'allevamento di queste uve dall' 800 è questione di " raffinatezza territoriale e sartoriale ". L' eleganza e la raffinatezza si ottengono solo da vigne particolari mentre la struttura e il corpo si ricavano da una elevata acidità che contribuisce al raggiungimento del giusto equilibrio e finezza nel lungo termine.




Tutte le parcelle usate per fare il Cristal vengono prima di essere assemblate, assaggiate singolarmente perché ogni Cru è una stella che nasce, vive e condiziona l'universo Cristal. 



A lungo si è parlato del concetto di biodinamico e di come si sta affrontando questa nuova tecnica  di allevamento della vite. Sicuramente ad oggi è uno dei temi caldi, sul palato di tutti, che se da una parte richiede uno sforzo economico e di risorse maggiore ai produttori, dall' altro non  è garante di migliore qualità perché la base rimane sempre e comunque l'uva. 





Questa tipologia di agricoltura prevede la lavorazione dei suoli, arandoli, insieme all' uso di  composti a base di concimi, quarzo e erbe aromatiche, effettuando poi la rotazione delle colture, da eseguire seguendo ancestralmente le fasi lunari. Tecniche e operazioni che non sono da considerare come una moda ma come un modus operandi  che aiuta l'uomo e la vite a prevenire e a resistere alle malattie e agli attacchi dei parassiti, conferendo al vino  una complessità universale.





Dei 240 ettari, tutti di proprietà, ben 65 subiscono processi di dinamizzazione facendo della Roederer la Maison più biodinamica al mondo.
Lecaillon confida che entro il 2020 tutte le parcelle Louis Roederer saranno convertite al biodinamico, obiettivo ambizioso che parte con le migliori aspettative grazie ai 10 ettari già certificati Demeter. 


Partendo dal presupposto che non tutte le annate possono dar origine al  Cristal, in questo caso più che in altri, è evidente che  il regista e l'attore del proscenio degustativo sono l'andamento climatico e la vendemmia.
In Roederer per riequilibrare l'assemblage si cerca di ricreare perfettamente le condizioni ambientali delle singole vendemmie analizzando ph e livelli di maturazione delle uve al momento della raccolta, vero telaio su cui costruire impeccabili vini di base: navicelle che condurranno nell' incredibile universo Cristal. 


Scontato dire che "ogni annata è diversa": un viaggio unico in cui non si intravede la meta fino a che non lo si incomincia con il rischio di finire in buchi neri.
In Champagne quando gli ingranaggi non si incastrano è comune sentir parlare i vigneron di annata complicata. Così facendo, si concedono una seconda possibilità, mettendosi alla prova sfidando chimicamente, in fase di vendemmia, la natura. Una volta stabiliti i quantitativi di Chardonnay e Pinot Noir da impiegare a fronte delle ore di sole, precipitazioni e conseguenti rese ottenibili, si definirà il tipo di vendemmia, oceanica o continentale.


 In ordine di annata gli Champagne Louis Roederer Cristal degustati:




CRISTAL BRUT MILLESIME  2006: attualmente in distribuzione, vede una vendemmia continentale a favore di un maggiore impiego di Pinot Noir ( 60% ) e restante di uve Chardonnay. Come tutti i Cristal rimane 6 anni sur lees e non esegue la fermentazione malolattica per lasciare all'acidità il merito di renderlo longevo. Giallo paglierino carico, al naso i piccoli frutti rossi succosi si presentano con note di arancia rossa e lieve tostatura. L'effervescenza sottile da respiro al palato e persiste in una profonda rotondità senza dimenticare di esprimere la vena acida nel sottofondo.



CRISTAL BRUT MILLESIME  2005: vendemmia oceanica in cui l'estate calda e umida fanno dello Chardonnay il protagonista principale. Il Pinoir Noir supporta il palcoscenico con struttura e austerità. Giallo paglierino brillante richiama al naso le note della mela granny smith, di fumé, di cuoio e di erbe aromatiche. Con una sboccatura di quasi 3 anni, il palato è diviso da una lama freschissima e minerale coadiuvata dalla sensualità ed eleganza tipica dello Chardonnay.




CRISTAL BRUT MILLESIME  2002: annata con forti piogge ed elevate temperature che hanno permesso al momento della vendemmia, di raccogliere l'uva con elevati livelli di acidità. Si presenta giallo paglierino intenso con fresche note di ananas e melograno. In bocca è croccante e robusto con un piacevole ponte acido e amarognolo  nel 

finale. In questo Cristal tutte le 40 parcelle della Côte de Blancs sono entrate nella cuvée.


CRISTAL BRUT MILLESIME  1999:  una delle annate più calde dal '59, di tipo continentale, ha visto il passaggio di numerose precipitazioni prevalentemente a sud, che insieme al forte vento, a 10 giorni dalla vendemmia, hanno rinfrescato e permesso alle uve di concentrarsi. Degorgiato nel 2009, dopo 10 anni sui lieviti, il colore è oro vivo e richiama al naso note fresche di menta e fiori bianchi con scorci di frutta secca. L'umidità e il gesso dei craie si fondono in bocca  con il miele d’ acacia per un gusto ampio e fresco pronto per essere compreso.



CRISTAL BRUT MILLESIME  1995: annata dall' inverno mite e una primavera piovosa. Nonostante la vendemmia tardiva per i canoni Roederer, lo Chardonnay si impone già con il suo color oro brillante. 10 anni sui lieviti e altrettanti in bottiglia conferiscono una texture minerale, ampia con note di miele, di mandorla tostata, di cioccolato bianco e di mallo di noce in cui i piccoli fiori bianchi sussurrano eleganza. In bocca la struttura si accompagna ad una ancor importante freschezza.
  




                                                  - CRISTAL BRUT MILLESIME  1993:
annata clemente nelle precipitazioni fino all'inizio della vendemmia che causò uno scarto fino al 40% di Pinot Noir nella Montagne de Reims e nella Vallée de la Marne. Lo Chardonnay è raccolto in perfette condizioni qui presente per il  60%. Degorgiato nel 2004, al naso è un mix esplosivo di fiori, di cioccolato e di puro gesso. Schietto e minerale, in bocca   è roccioso con un sottile tappeto sapido. Raffinato ed elegante ha un equilibrio pari ad un cielo color blu cobalto in cui nessuna nuvola mette in ombra la luce del Cristal.


Un viaggio che si conclude con una tappa non prevista, uno Champagne Brut Rosé del 2002 a marcare la potenza e l'eleganza di questa Maison in cui non si deve badare al color rosa tenue a tratti purpureo, con sentori succosi di arancia, di spezie, di tabacco e di rosmarino. Un tappeto fine e delicato in cui la mineralità e la freschezza urlano all' eccellenza.

Il "Viaggio nell' Universo Cristal" è incominciato nel lontano 1876, data di nascita della prima "cuvée de prestige”  creata per lo Zar Alessandro II.  

Certi sui concetti di  infinito e di ignoto che più contraddistinguono l'universo, per gli Champagne Louis Roederer, solo il tempo potrà continuare a confermare l'indiscussa eccellenza del Cristal… "per arrivare la, dove nessuno è mai giunto prima".