martedì 2 dicembre 2014

L'indomabile Pinot Noir!

2 Dicembre 2014 - Torino

Sabato 29 settembre a San Mauro nell' oramai consueto salotto dell’ Hotel Glis l’ I.W.T.O organizza un seminario su uno dei vitigni più studiati, più elaborati e ricercati… uno dei veri gratta capi degli enologi che  decidono di esaltare le proprie abilità sfidando questa cultivar che inevitabilmente diventerà il loro giudice silente... prima in vigna, poi in bottiglia. 
Per chi non avesse ancora capito sto parlando dell’elegante e potente Pinot Noir che oggi grazie ad Alberto Cugnetto, esperto enologo apprendo e ho conferme su quanto questo vitigno sia amato e odiato, come solo i grandi possono permettersi.

Come ho già avuto modo di dire più volte, per chi mi legge,  ogni vitigno nasce, cresce e si esprime al naturale e  con sincerità nella propria zona di origine. Nel caso del Pinot Noir se gli si potesse dare il dono della parola sono sicura che direbbe:” Io in Borgogna, mi sento a casa, quando mi chiedono la trasferta in altri terroir e climi mi sento si ospite gradito ma che crea un sacco di disagi”. D'altro canto lo dice anche il detto che, così come accade per il pesce, gli ospiti dopo il 3° giorno puzzano



Come brillantemente spiega Alberto Cugnetto, analizzando il profilo di questa cultivar, il Pinot Nero è un “ dramma” alias una bestia difficile per gli enologi insomma, indomabile! Se in Borgogna si esprime dolcemente e con un eleganza principesca in Champagne, Cile, Oregon, Brasile, Italia, etc. è tutta un’altra elegantia. Scontroso, robusto, irascibile ma che soprattutto si concede poco…una di quelle questioni “che bisogna saper far fermentare”…un cavallo di razza da domare ma che nell’ annata buona ti fa vincere la corsa!


Parlando enologese il Pinot Noir è un vitigno molto sensibile alla botrite e allo oidio, coltivato, secondo gli scritti, già all’epoca romana si caratterizza per i suoi grappoli e acini medio piccoli e compatti dalla buccia fine con una concentrazione di tannini elevata nei semi.  Adattandosi squisitamente nelle zone fresche, in Italia prima dell'arrivo della fillossera, lo si trovava anche nelle regioni più settentrionali. Oggi è il decimo vitigno più coltivato nel mondo. La Borgogna con 84.700 ha totali è la casa madre ma si diffonde anche in Moldavia, USA (Oregon e California), Australia, Germania, Nuova Zelanda e nel Bel Paese con ben 3.300 ha di superficie vitata tra l'Oltrepò Pavese, Trentino, Franciacorta, Valle d'Aosta e Piemonte.




Le regioni più indicate sono quelle con poca piovosità nel momento della raccolta visti il germogliamento precoce e il ciclo vegetativo breve. In Champagne viene raccolto generalmente a partire dalla seconda metà di settembre. Un personaggio difficile ed esoso che non ama il caldo che, causando una maturazione anticipata del frutto, non consente l' adeguato raggiungimento della maturazione fenolica con un conseguente livello di zuccheri elevato. La resa non è cospicua ma ciò è dovuto, come detto, alla dimensione contenuta degli acini. Amante delle potature corte, si presta ad essere coltivato a guyot, a pergola e a cordone speronato. 


In Champagne, per favorire fertilità e vigore si opta per una potatura Chablis o Cordon de Royat, necessarie ed autorizzate solo nei migliori Grand Crus. 
E giusto per non essere banali nel corso degli anni i numerosi studi elaborati sulla cultivar portano a contare la presenza nello scenario vinicolo di oltre 50 cloni selezionati del Pinot Noir.

In buona sostanza il risultato biologico è diverso da quello botanico ed ecco perché in Champagne e in Italia si sono sviluppate altre cultivar, figlie di un personaggio eccentrico che ha formato vere e proprie mutazioni naturali. Si vede che l'altezzoso vitigno in qualche zona non si sia poi trovato così male e che abbia quindi sviluppato una voglia di fermarsi e lasciare qualche parte di se per esprimersi con altre maschere, sfaccettature, profili e caratteri…è il caso del Pinot Bianco e del Pinot Gris.

Da un punto di vista degli antociani si devono fare i conti con i soli  200 milligrammi/kilo che si sviluppano e che ne caratterizzano il profilo cromatico nonché garanti dell'originaria presenza di sole uve Pinot.
La contestualizzazione del vitigno e la sua geolocalizzazione sono gli unici punti di riferimento per sapersi orientare nella foresta Pinot e trovare, con la bussola dei nostri palati, la strada da percorrere per raggiungere la giusta comprensione circa il comportamento e lo sviluppo delle uve.

Prima di passare agli assaggi svelo una curiosità sul rapporto tannini/antociani  della cultivar che se di norma è 4 a 1 nel Pinot è esattamente il doppio! A differenza del mio amato Nebbiolo qui i tannini si trovano principalmente negli acini a discapito delle bucce ed ecco perché gli enologi mi si trasformano in equilibristi che devono cercare di ottenere, anche grazie alla zona di origine, dei vini ricchi di corpo capaci di invadere il gusto e le emozioni, elegantemente.

Per comprendere il comportamento di questo vitigno pazzerello abbiamo degustato espressioni provenienti da zone diverse del globo:


-Brasile: Pinot Noir, Luiz Argenta, Pinot Noir 2014
In questo Pinot la spezia e la liquirizia sono dei veloci apripista a  dolci sapori di fragoline rosse. Il tenue colore rosso rubino è il riflesso dei suoli brasiliani che in questo vino si esprimono con freschezza e con  tannini trattenuti. In bocca si rinvigoriscono le papille grazie al succo dolce al ribes talmente piacevole, che la bottiglia, finisce prima ancora che arrivi la portata.















- Vallagarina: Vallaron Pinot Nero Vallagarina 2010


Il tannino pizzica soavemente e al naso il bouquet é insolito con l'arancia rossa cotta a rivalersi che si trova già  nel calice appena versato nell'unghia che brilla e richiama il frutto rosso. La fermentazione avviene tra i 15° e i 18° a contatto diretto con le bucce e dopo un passaggio in barrique di 1 anno e i successivi 12 mesi di riposo in bottiglia, il vino suda gocce di cassis che profonde scavano il fin di bocca.








- Borgogna: Bruno Collin, Chassagne-Montachet, Vielles Vignes Pinot Noir 2011

Il vero Pinot Nero… rosso rubino intenso, setoso…Un morbido tappeto rosso si stende nel palato con le innocue note di rosa e di violetta che si sciolgono al primo incontro. Un nettare che non ha bisogno di raccomandazioni perché la sola vista richiama un profilo di potente eleganza.
- Borgogna: Pierre André, Vielles Vigner Pinot Noir 2010
Un Pinot più delicato del precedente, più timido nel colore e nel tannino. Impaurito in entrata si lascia andare con sensazioni fresche, burrose e di marmellata di ciliegia con profumi freschi vegetali nel fin di bocca.





- Chile: Cono Sur Reserva,Casablanca Valley Pinot Noir 2006

Un rosso anomalo, molto intenso e profondo, quasi mattonato… i profumi spaziano dalla prugna secca al legno bagnato. I 10 mesi in barrique e il tappo a vite forse non lasciano spazio a questo Pinot che in questo viaggio, non  sa  dire la sua.

martedì 25 novembre 2014

Il MeGa - galattico mondo del Barolo!

Sabato 22 Novembre 2014 - Torino



Nella splendida cornice del Teatro Carignano prende il via Wine to Magic una tre giorni dedicata a uno dei mondi che più amo…quello della Langa, del vino dei Re, il Re dei vini: il Barolo. Io vi confesso che perdo la testa quando si parla di Barbaresco perché ancora più circoscritta la zona e ancora più difficile da creare



L' AIS ( Associazione Italiana Sommelier ) insieme al Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco scelgono la prima Capitale d'Italia e i Palazzi Sabaudi per presentare ufficialmente  in occasione dell'annuale congresso dell'associazione,  il progetto MeGa.

MeGa? Se in Francia grazie a Napoleone è dal 1855 che si parla del concetto di classificazione dei terreni e di crus, in Italia nella zona vitivinicola neo promossa a Patrimonio UNESCO si arriva solo oggi ad avere una mappatura precisa e chiara della zona di pregio adibita alla produzione dell'uva nebbiolo, pardon prima Barbaresco poi Barolo.


Il disciplinare recita che per le Menzioni Geografiche Aggiuntive si ha "la possibilità di utilizzare nomi geografici corrispondenti a frazioni, comuni o zone amministrative della zona di produzione dei vini DOCG e DOC a condizione che ci sia espressamente una lista positiva dei citati nomi geografici aggiuntivi nei disciplinari di produzione di cui trattasi ed il prodotto così rivendicato sia vinificato separatamente."

Queste sottozone sono a catalogo a partire dall' annata 2007, per quanto concerne il Barbaresco, con il 53% delle etichette che proporranno a partire da quest'anno  66 MeGa mappate. Si può dire quindi che ad oggi il 95% delle aziende rivendica almeno una menzione con una media di 2 per azienda.
Per andare nei dettaglio, nel mondo Barbaresco la più grande sottozona è Canova mentre la più piccola, una delle più preziose è Rabaja -Bas.
Altre curiosità sulla nascita della mappa delle MeGa e dei loro nomi le troviamo nelle famiglie e nel territorio stesso che dal 1700 continuano ad essere l'anima di queste DOCG.

Per Barolo non si possono non citare Ravera, Roggeri, Cannubo Boschis e per Barbaresco, Ronchi, Giacosa e Montersino. Per il Barolo a partire dalla vendemmia 2010 e quindi la ultima proposta in commercio sono 181 le MeGa che troveremo tra le varie etichette.  



La nascita delle MeGa

La prima etichetta con l’indicazione Cannubi è del 1752 dell’azienda Manzone Giovanni di Bra...prima di Cavour, della Bella Rosin e di Louis Oudart. E Cannubi già all'epoca dettava legge in termini di qualità. Il primo personaggio della Langa che tentò la mappatura fù il geometra Lorenzo Fantini nel 1879 ma è solo grazie a Domenico Giavazza nel 1904, fondatore della Cantine del Barbaresco,  e creatore dell'omonimo vino, che si deve una prima mappa con le prime 22 aree del comune di Barbaresco e ben 46 per il Barolo, in cui Treiso già compariva come sottozona.


Agli anni '60 datano poi le prime etichette con i nomi dei comuni ma prima di questo periodo dall' inizio del secolo la Langa ha vissuto e compiuto un  salto di paradigma e di concetto di fare vino e di fare il Barolo... I grandi produttori acquistavano le uve, le vinificavano per poi apporre il proprio nome (marchio noto e conosciuto) in etichetta. Solo più avanti i produttori più lungimiranti, coadiuvati dall'aiuto degli enologi, hanno compreso quale fosse il valore della zona di origine e delle loro uve. Da quel momento si incominciò a vinificare separatamente e inserire la menzione geografica come indicazione aggiuntiva e quindi simbolo di maggior pregio.





A metà degli anni '70 con la mappatura di Renato Ratti delle zone di Barbaresco e di Barolo, si è tentato di elaborare una prima timida classificazione dei terreno alla borgognona indicando una decina di comuni. Questo la lavoro, ripreso da Slow Food negli anni '90, è stata un' ottima base per arrivare alla classificazione di 120 sottozone a Barolo e 56 a Barbaresco. Sul finire degli anni '90, con la nascita dell' "Atlante delle etichette", si contavano 200 etichette di Barolo e 80 di Barbaresco. Da qui la confusione e incongruenza comunicativa fù tale da spingere il Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco a prendere in mano la situazione per "fare ordine". A fianco dei nomi geografici delle zone storiche si erano aggiunti troppi nomi di fantasia che non avevano una valenza geografica storica reale. Al fine di preservare la Langa e l'unicum di un luogo, una collina, un vino, si doveva tracciare una nuova rotta che portasse al raggiungimento della mappatura dell' intera area. La "strada è stata tutta in salita ma ne è valsa la pena " dice il Presidente del Consorzio Pietro Ratti e proprio perché  si è in una democrazia,  l'unica via che si poteva percorrere per non discriminare e scontentare nessuno era  quella indicata nei punti che ancora oggi compongono la Carta dei Principi della Regione Piemonte.  Per mappare un luogo e meccialro a un determinato produttore questo deve essere proprietario di un quantitativo =/> a 3 ettari di terreno esteso e sviluppato su una superficie continua. Tali requisiti consentono l'indicazione in etichetta della zona di origine: MeGa, da oggi, con la commercializzazione dell'annata 2010 una menzione di valore legislativo oltre che qualitativo!

Per tirare le somme dopo tutti questi numeri oggi si contano 181 MeGa di Barolo, di cui 11 comunali, e 66 per il Barbaresco alias, come ho già avuto modo di definirlo, "Elegante Principe delle Langhe".


E in questo mondo in cui a volte si perde il contatto con la realtà  e dico solo a volte volutamente perché nel settore vino la visita nel territorio e in cantina vale più di mille recensioni, foto e post non poteva mancare una App realizzata dalla Oikos di Alba, che consente di surfare tra le vigne del Barolo. 

Fruibile a breve negli  store Apple e Windows la “Barolo Official Map” e la “Barbaresco Official Map”  contengono le cartografie delle due DOCG in cui in pratica si potrà direttamente dal proprio tablet o smarthphone scoprire da quale collina arriva un determinato vino che stiamo degustando o che abbiamo ricevuto in regalo o ordinato al ristorante… della serie :"cose dell'altro Barolo!" Un grazie personale e un plauso va sicuramente al brillante Giornalista Alessandro Masnaghetti, autore delle mappe!


Mappare il territorio significa certificare al degustatore che il prodotto nasce e arriva da una determinata zona. Un' indicazione a conferma della filiera produttiva che oltre che ad essere un atout diventa un orgoglio per i produttori e per i consumatori.

Per concludere, sicuramente scaricherò le App e per curiosità le userò…ma la visita con passeggiata tra i filari e degustazione in cantina tra i tonneau non me la toglie nessuno ed è solo così che si comprende perché il Barolo è il Re dei vini.

venerdì 17 ottobre 2014

Calvados Lecompte e le secret della mela

Giovedi 16 ottobre 2014 - Revigliasco Torinese




Dopo una giornata passata ad ascoltare le menti enciclopediche del Maître de Chais Richard Prevel della Maison Lecompte e il presidente Massimo Sagna su come avviene la produzione del famoso distillato normanno di pancia mi sento di affermare che il 2015 sarà un'annata melatrend. In un mercato sempre più bislacco in cui i consumatori non sanno più cosa scegliere per via delle overproposals d'oltralpe e nostrane forse le realtà da sempre di gestione famigliare con forte tradizioni e produzioni eccelse si guadagnano la scena catturando l'attenzione dei consumers anche non esperti.


Nello specifico mi riferisco a un possibile cambio di paradigma dato da un differente  punto di partenza in cui il viaggio mentale e gustativo inizia. Non si parla di uva (per una volta) ma di mela. Frutto proibito e avvelenato nelle favole di Walter Disney ma così buono e succoso a cui nessuno dice di "no".

La Sagna S.p.A ancora una volta mi regala momenti dolcissimi e didattici facendomi partecipare a una giornata formativa sul Calvados il distillato della Normandia, con il suo clima oceanico ed estremo a tutti nota per gli "sbarchi".
Amante delle mele quando scopro dell'esistenza di 200 varietà mi ubriaco di curiosità e come una spugna apprendo che sono 4 le macrocategorie in cui vengono suddivise che una volta assemblate formano le basi naturali del sidro (fermentato di mele che dopo il processo di distillazione mi diventa Calvados).
Dolci, acide, amare, e dolci/amare. Se a tutto c'è una spiegazione, un perché, soprattutto in natura, qui vi dico che le tipologie dolci, ricche in zuccheri, sono le responsabili della gradazione alcolica, quelle amare, ricche in tannini formano il corpo, quelle acide apportano freschezza e le dolci-mare donano equilibrio e ampiezza.

Non vi faccio aspettare oltre senza stressarvi ulteriormente con la spiegazione dei disciplinari e delle tecniche usate per passare subito a snocciolarvi i segreti della Maison Lecompte e delle sue mele descrivendovi le note gustative di questi bijou nel quali vi garantisco che anche qui il torsolo alias il cuore è alla base di tutto.

La Maison Lecompte, azienda a condizione famigliare dal 1923 con 60.000 bottiglie prodotte viene distribuita dalla Sagna in eclusiva per il mercato italiano e poco mi stupisco perché siamo di fronte a una distilleria che ha sede nella zona con la denominazione più nobile della regione: Calvados du Pays d'Auge

Gli alambicchi di rame da 2500 litri distillano le diverse varietà  di mele impiegate e sapientemente assemblate dal Maître de Chais Richard: il seme dei Calvados Lecompte.  

La giornata è particolare anche per via della presentazione in anteprima di due nuove produzioni: il Lecompte Multi-Vintage e il Lecompte Secret ma a questi ci arriviamo dopo avervi fatto assaporare le espressioni Lecompte che compongono la linea tutte affinate per un periodo minimo di almeno 2 anni in botti di quercia per aggiudicarsi la minzione di Calvados.

Il Lecompte Originel è un succo fresco e sincero, capace di far vivere un piacevole momento di dolcezza in cui la freschezza della mela verde stringe e prepara il palato a pietanze salate, un' ottima base per i cocktail. Ci viene presentato con acqua tonica e lime e credetemi quando vi dico che gli amanti dello Spritz possono contare su valide alternative!




Il Lecompte 5 ans è un distillato giovane che come un bimbo in fasce allunga delicatamente le braccia per presentarsi al suo creatore. Siamo esattamente in questo scenario gustativo... La mela è nata ed incomincia il suo percorso sprigionando gli aromi di mela cotogna, cannella insieme a punte burrose che sembrano giocare a nascondino in bocca.

Il Lecompte 12 ans di color caramello insieme alla dolcezza del miele e della crema all'uovo lasciano spazio a note di liquirizia e di albicocca con gusti ampi e caldi come una coperta di lana.

Il Lecompte 25 ans è un punto di arrivo in cui la mela diventa una marmellata calda che divampa grazie all'elegante potenza dei tannini in un finale infinito segnato dal cacao e dalla caramella mou.







Ed infine come promesso ci facciamo stupire dalla Maison Lecompte con una selezione e assemblaggio di 3 dei migliori millesimi: 1988, il 1989 e il 1990 nel Calvados Multi-Vintage in cui queste  3 acquaviti di profili e di timbri unici insieme ricordano e racchiudono il concept e il savoir faire di Richard Prevel segnate dall' eleganza, dalla finezza e dalla rotondità. Un distillato di un tale equilibrio che si è di fronte ad un bouquet multi: profumi boisé, fumé e di tarte tatin che si scioglie in bocca e che rimanda la mente e il gusto a una serata calda davanti al fuoco di un camino con la quercia a scoppiettare e farsi sentire solo nel sottofondo senza invadere il palato.

Giunti alla fine Richard ci confida che con il Lecompte Secret ha voluto sfidare se stesso. Dopo 5 anni di lavoro in questo Calvados ha assemblato 100 diverse acquaviti elaborando  con questo distillato limited edition una nuova espressione della mela. Una creazione che esce dai canoni del Calvados un atù, una crema avvolgente caramellata squisitamente armonica e persistente. I profumi sono in continua evoluzione che non basterebbe una giornata per elencarli. Miele, vaniglia, nocciole e uva candita  sono una sinfonia che merita il 100. Il tocco finale è dato dal passaggio di alcune acquaviti in botti storiche datate 1923 che hanno svelato il secret della Maison. 

Non so voi ma a me, dopo tutto questo parlare, è venuta voglia di mela e gelato alla vaniglia!


mercoledì 1 ottobre 2014

Wapple: la mela e l'uva vanno a nozze!

30 settembre 2014 - Verona


Contattata dalla TerzoMillenium per partecipare alla conferenza stampa di presentazione di un prodotto beverage dal nome simpatico e curioso, Wapple, non ci penso due volte e faccio il possibile per presenziare. Pochi gli indizi nell'invito ma uno che colpisce: COB (Consorzio Ortofrutticolo Belfiore) noto per le eccellenti mele diventato oggi un Presidio Slow Food. E allora...beverage e mele se tanto mi da tanto sarà in sidro? Un succo? Un vino? Come dice l'enologo che lo ha concepito Alberto Marchisio: "Non è un sidro, non è un vino è Wapple": unione inedita delle mele e dell'uva Garganega in un metodo Charmat che in questo incontro scoppiano come i pop corn quando si scaldano nel microonde e rumoreggiare: "Ehi, noi siamo quasi pronti!" 





Wapple saprà far parlare di se, in questa anteprima l'equipe che ha composto Wapple  ci ha chiesto di scegliere l'etichetta definitiva per il lancio e di assaggiare le due versioni del prodotto che all'esame visivo non hanno nulla di meno di un Prosecco tant'è che anche il Sommelier Ais Enrico Fiorini degustandolo alla cieca ne è rimasto colpito definendolo il migliore della batteria scambiandolo appunto per le bollicine qui note a base di uva Glera.








Si tratta dell'incontro di due eccellenze del territorio veronese: l'uva e la mela con un 51% della prima e 49 % della seconda rispettivamente. Senza salire in cattedra e fare una lezione sul metodo Charmat la doppia fermentazione e i livelli di acidità di entrambi i frutti fanno schizzare i livelli di acidità mantenendo comunque  bassi quelli del ph arrivando così a un residuo zuccherino di 12 gr/l e 8%vol. Si può dire che la città di Verona da oggi avrà una fresca alternativa allo Spritz!?!?



Wapple è una bevanda che non vede predecessori e non poche sono state le difficoltà nel predisporre tutte le diciture che la legge impone in etichetta e, di fatti, si è giunti alla conclusione cristallina che si tratta di una "bevanda aromatizzata a base di uva" che richiede come tutti i prodotti che si rispettino, un periodo di 3 mesi di affinamento in bottiglia prima di essere immesso nel mercato "da consumarsi preferibilmente entro 36 mesi" dalla nascita. Sensibilissimo alla temperatura di servizio indubbiamente Wapple avrà un calo a un certo punto del suo shelflife, si tratta solo di scoprire la sua evoluzione e gustarlo tra i 4° e i 6°. Per chi non riuscisse ad aspettare che la flotta commerciale e il settore HORECA stappino i doverosi contratti per inserirlo negli scaffali può ordinarlo direttamente alla COB scrivendo a info@wapple.eu




In questo progetto traspare la passione, la forza e la volontà dei 60 produttori del COB nel dar vita a una nuova creazione. 
Un'intuizione che dichiara marito e moglie l'uva e la mela tanto amate e odiate e di difficile  comprensione quando si esprimono nei Calvados e nei Sidri. 











Non è il caso di questo matrimonio fruttato targato Verona perché come per l'uva, le varietà di mele impiegate giocano il ruolo principale proponendosi in profili dolci e amari. Per Wapple tutto è pronto per farsi  apprezzare dai palati UK e USA come alternativa fresca e frizzante a fianco di Franciacorta e Prosecco. 
Le versioni con cui ci si tuffa nel mare di bolle dolci e salate odierno cercano di abbracciare tutti i gusti e portafogli degli amanti degli aperitivi. Una versione, Anteprima 1 è più amabile, fresca e semplice con il succo polposo della mela gialla e caramellata a stuzzicare lievemente sin dal primo sorso. Il suo perlage finissimo e colore giallo luminoso invitano all'assaggio. 




Mentre, con  l'Anteprima 2,  sempre brillante alla vista, si è cercato di riprodurre il territorio. L'entrata più espressiva segnala un buon equilibrio di freschezza e tannicità nel finale leggermente amaro e tostato. Una marcia in più per questa bevanda frizzante che regge il pasto con piatti a base di pesce e formaggi.

Lasciatemi una battuta finale: "Se una mela al giorno toglie il medico di torno", non ci sono più scuse perché non c'è Wapple che tenga!".



Wapple: storia di una cooperazione settoriale e sartoriale. Passo e chiudo.

lunedì 22 settembre 2014

La Champagne tuona silenzio

19/09/2014 Le Mesnil - sur - Oger


Arrivo nella regione della Champagne la notte del 16 settembre, guardo fuori ed è buio pesto con un silenzio rumoroso di emozioni e pensieri dentro di me che, se non fosse per la stanchezza euforica, sarei capace di volare fino a toccare le stelle e la Via Lattea qui, le uniche ad illuminare le strade e i filari dei 3 vitigni alma mater dello Champagne: il ruspante Pinot Noir, il prezioso Chardonnay e il sugoso Pinot Meunier. 
Si è in pieno periodo di vendemmia e infatti già mi immagino i gitani dormire in attesa dell'alba per incominciare un'altra giornata di duro lavoro tra le vigne disegnate e volute dalle stelle: precise, pulite che sembrano quasi finte.



Finisco qui grazie alla Maison Vue Blanche Estelle Champagne Encry e i suoi titolari Nadia e Enrico diventati oramai parte di me e della mia vita in TOTO dopo l'esperienza che mi hanno fatto vivere…


Non potevo pretendere di più... come amante della Champagne e delle sue storie secolari, posso dire di essere entrata in questo mondo dalla porta principale con due Ciceroni di classe e stile, ben noti tra le mura del CIVC di Epernay.

Ogni giorno è stato caratterizzato e segnato da eventi e incidenti sconvolgenti cavalcando i dolci pendii della regione vitivinicola tra le più ammirate al mondo. In un lampo si passa dalla Montagna di Reims, alla Cote de Blancs e Valle de la Marne. Nel mentre ci si ferma e si scoprono scorci nuovi: colline, castelli e villaggi con Chiese e Maison dapprima ignote se non per sentito dire al palato e a volte, nemmeno quello... come nel caso del Clos di Mesnil di Krug!


Sono gli occhi che sognano o è la mente? Non so se sto dormendo o vivendo... pareti bianche e lingue di gesso che spaccano i quadri verdi scuri e gonfi appesi nelle zone boschive intervallate da morbide colline ornate da filari con le foglie che a tratti sono di color mattone a tuonare: "Siamo il Pinot Noir: l' elegante potenza dello Champagne".



Ma restiamo a Mesnil, come ben saprete la Champagne Encry qui è di casa e l'dea di aver vendemmiato qualche porzione delle loro parcelle in uno dei lieux dits  più rinomati della Champagne mi fa ancora rabbrividire…



Gli ettari totali del Grad Cru Le Mesnil-sur-Oger sono 440 e nei 3 della Vue Blanche Estelle le piante godono di tantissime ore di sole al giorno e della presenza del vicino bosco. L'alta altitudine  e la conformazione del terreno protegge le vigne da vento e gelate a differenza di quelle poste in piano più limitrofe al villaggio. Guardando a terra finisco in estasi veloce come un fulmine…mi sembra di essere a carnevale in cui il colore che spicca è il bianco. Coriandoli puri di gesso vibrano al passaggio con quelli delle craies. Le foglie sono tantissime e di un verde che acceca al pari del sole a urlare prestigio, quasi a voler coprire gelosamente i grappoli che, non si scorgeranno mai al primo colpo d'occhio se non si rimuovono minuziosamente…      
   

Arrivati tra le vigne dietro al cespuglio a fianco del bosco e alle spalle della chiesa del Grand Cru  ci imbattiamo in un anziano recoltant, proprietario di appena di 1/4 di ettaro che vendemmia e cura da sempre in solitaria le sue uve per venderle poi alla cooperativa di Mesnil. Cariola e macchina degli anni '60 arredano questo angolo della Champagne che diventano da li a poco una miniclasse in cui l'anziano agricoltore se in un primo momento è schivo e insospettito da li a dopo poco mi sale in cattedra per svelarmi che gli ultimi 15 giorni di sole caldo di settembre hanno salvato e reso l'annata una bomba.       I livelli di zucchero e di aciditádelle uve sono passati da 9.2 a 10.5 nel giro di un mese e sono certa che conferiranno una freschezza e un profilo aromatico esplosivi, come una tempesta. 








Enrico mi fa vedere e insegna a trattare le sue 16 parcelle qui presenti... la pulizia e il non uso di diserbanti si vede e si sente…grappoli morbidi e pieni con coccinelle e lumache da far da guardiane delle vigne di oltre 40 anni, segni evidenti della sanità delle piante e in quale livello di purezza sono finita.

Infine rimango tra le nuvole e in un viaggio continuo e fine verso il cielo come le bolle minuscole presenti nella flûte in cui mi è stato versato un Millesimato del '96 Blancs de Blancs della collezione privata della Maison aperto per me dallo Chef de Cave nella cantina tra le pupitre di legno a la volée.

Al naso concentrato di pompelmo e anacardi formano un equilibrio chirurgico in bocca in termini di persistenza e di acidità. Al gusto il grano e i semi di girasole
permangono nel palato insieme alle sensazioni fresche di pioggia e  di sale. 
Così come le particelle del ghiaccio che all’interno della nuvola sviluppano i fulmini qui, la mineralità è tale da scatenare un temporale roccioso nel finale contribuendo così all’innesco di una scarica squisitamente elettrica.


Non aggiungo altro se non che ho avuto la conferma, ancora una volta, di essere davanti a una flute che enuclea l'essenza dello Champagne di Mesnil pardon, di quella degli
Champagne Encry!

sabato 23 agosto 2014

Monte Zovo - Una notte da "Las Vegans"!


10/08/2014 - Verona 


Come ogni anno arriva puntuale, in una notte di mezza estate, l'appuntamento di "Calici di stelle" evento promosso dal Movimento del Turismo del vino che quest'anno, nella notte di San Lorenzo, la famiglia Cottini - alla guida dell'Azienda Agricola Monte Zovo da quattro generazioni - ha scelto di rendere ancora più magica presentando nella sua cantina a Caprino Veronese, a due passi da Verona, l'ultimo libro di Paola Maugeri, edito da Mondadori, Las Vegans, con un format capace di creare il giusto connubio tra musica arte e vino.



La scrittrice, già nota per la sua carriera nel mondo della musica, promuove in 120 ricette vegetariane non un trend o una moda ma uno stile di vita sano e rivolto alla salvaguardia della natura e dell'uomo proprio come l'Azienda Monte Zovo, la prima cantina al mondo certificata Biodiversity friend, attenta da sempre alla qualità e alla sostenibilità.


La filosofia di Paola, originaria di Caserta, vegetariana dall'età di 12 anni e vegana da 32, trova oggi ampio consenso e la scelta di presentare il suo secondo libro in una location insolita come può essere quella di una cantina vinicola, non è solo una manovra di marketing ma anche un segnale che qualcosa sta cambiando, perché negli ultimi 5 anni "c'è più consapevolezza di ciò che mangiamo e beviamo insieme alla voglia di vederci chiaro".




Durante l'intervista tenuta dal volto della Rai Angelo Pancrazio, l'artista non si è risparmiata confidando che è il suo amore per gli animali ad averla condotta nel mondo vegano, confermato dal bisogno di prendere coscienza del fatto che se si vuole riprendere il giusto contatto con la filiera agroalimentare non si deve perdere quello con la natura e con chi è direttamente responsabile delle colture cosi come accade nel settore vitivinicolo in cui “fare un buon vino è un atto di militanza”.


Alcune delle ricette di casa Maugeri sono state poi presentate con uno showcooking dallo chef Ivano Monni e abbinate a un Sauvignon Bianco e un Bardolino Chiaretto di Monte Zovo. 


Las Vegans vuole essere una chiave per far aprire e vedere agli italiani nuove porte che conducono al benessere. Non siamo di fronte a miti o leggende improvvisati perché già Pitagora e Leonardo da Vinci seguivano una dieta vegetariana parlando di rispetto della natura e degli animali. Ed ecco che oggi gli ingredienti base che compongono il carnet dei piatti veg sono come le sette note musicali che, in base alle loro combinazioni, sono artefici di spartiti dalle infinite possibilità e sensazioni.

E se come dice Paola "siamo sempre più sazi ma meno nutriti", in questa serata tutta a base di piatti naturali e freschi, anche i vini Monte Zovo sono stati protagonisti.




Degustati per voi:





- Ca' Linverno IGT Bianco del Veneto: un blend composto da uve Sauvignon, Muller Thurgau e Garganega che regalano un color giallo paglierino acceso e un naso carico e complesso di sentori che spaziano dalla salvia alla frutta bianca, melone e ananas con la pietra focaia a completare il bouquet. Il gusto enuclea in toto la sapidità e la freschezza conferite dagli strati di marne su cui vengono coltivate le uve che rendono questo vino, adatto a ogni pasto.









- Ca' Linverno IGT  Rosso Veronese: vino unico nel suo genere che nasce da genio e intuizione Cottini: le cultivar Corvina, Rondinella, Molinara e Cabernet, dopo un doppio processo di appassimento naturale delle uve, sulla pianta e in fruttaio, e conseguente processo di essiccamento, spendono ancora 24 mesi in botte di rovere per trasformarsi in un rosso rubino intenso e polposo con profumi variegati di frutta rossa, mirtilli rossi e ribes, punte fumé e di rosmarino con i tannini ruggenti che non creano ingerenza alcuna al gusto ma che rimarcano la potenza fresca ed equilibrata. 









- Bardolino Chiaretto DOC: un grande classico del Lago di Garda che non può mancare in una cantina che si rispetti. Corvina, Rondinella e Molinara esplodono in un mix di confettura rossa a base di fragole, susine e pitaya. L'entrata croccante svela un sottofondo equilibrato dal velo setoso, tannico e mentolato che fan comprendere come questo vino assurge a deliziosi momenti di piacere. 

Nella notte magica dell'estate si contano le stelle e i piaceri mirabili che i vini Monte Zovo, direttamente dalla natura, fanno cadere nelle menti e palati.