venerdì 25 maggio 2012

La mano dei Tenimenti Angelini: il Sangiovese si fa in 5





Mercoledi 23 Maggio Hotel GLIS - FISAR incontra Tenimenti Angelini

Come tutti i mesi puntuale arriva l'appuntamento serale organizzato dalla delegazione FISAR di Torino presso l'Hotel GLIS di San Mauro alle porte dell'Autoporto Pescarito.



Questa sera è particolare perché a guidare la serata è l'ospite stesso,  Tenimenti Angelini azienda  divenuta celebre in Toscana dal 1994 con l'acquisizione di tre storiche cantine: l’Azienda Agricola Val di Suga a Montalcino, la Tenuta Trerose a Montepulciano e la Fattoria San Leonino a Castellina in Chianti. La differente ubicazione delle 3 realtà vinicole consente di avere una copertura tale sul territorio da garantire un'offerta ampia e variegata che conta una produzione annua di 1.500.000 bottiglie ca.


Dopo interessanti approfondimenti sui diffrenti tipi di terreni e quantità di produttori presenti nei confini toscani ci sono stati presentati  i 5 vini degustati.

Rosso Montalcino DOC 2010

Si riempono i nostri il calici meraviglia di un vino dal color rosso rubino già tendente al granato nato da un 100% di uve sangiovese del versante nord di Montalcino. I numerosi e lenti archetti richiamano l'attenzione e confermano i 14% di vol.
Subito spicca l'alcolicità ma da li a poco i profumi di frutta rossa matura richiamano al naso sentori di ciliegie e amarene appena raccolte. Caldo e vivace in bocca, i tannini morbidi si fan notare accompagnati da ancor importanti livelli di sapidità e acidità.





Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2009

Dai terreni argillo-sabbiosi di Montepulciano dove si contano appena 72 produttori, Tenuta Angelini ci offre un blend che ben si predispone per l'esportazione. 
L'immancabile Prugnolo gentile al 90%, il  5% di Merlot e il rimanente 5% di Cabernet Sauvignon danno vita a un vino complesso e particolare. Al naso prugna, spezie e tabacco emergono chiari e netti per poi sprigionarsi in bocca in un buon equilibrio di acidità, tannino e sapidità. Dolci note minerali compaiono poi sul finale dato dal passaggio del vino in botte di rovere di Slovenia e dalla presenza del Cabernet Sauvignon.

Chianti Classico DOCG 2008

350 sono le realtà vinicole presenti in questa denominazione prestigiosa.
Il 90% di uve sangiovese qui si accompagna a un 5% di uve Syrah e il rimanente di Cabernet Sauvignon.
Questo vino viene in sala definito didattico e per un palato evoluto. Al naso i 13% vol si fan notare lasciando poco spazio ai profumi di viola e di boisè. Il vino è evoluzione pertanto da li a poco cioccolato e sapide note vegetali diventano protagonisti.

Monsenese Chianti Classico Riserva DOCG 2007

Derivante da terreni posti a 400 metri sul mare, questo vino rosso rubino intenso composto da un 90% di uve sangiovese, 5% di Cabernet Sauvignon e un 5% di Petit Verdot già al naso richiama una certa particolarità.
Se in bocca l'entrata è spigolosa con giusta sapidità, al naso ribes, mirtilli, peperoni, tabacco e note di caffè tostato, inebriano.

Brunello di Montalcino DOCG 2007

La temperatura controllata e una lunga macerazione creano qui un vino dal color rosso rubino intenso prodotto da 100% di uve sangiovese, un blend derivante dai terreni ubicati nelle tre zone produttive strategiche, simbolo della Toscana. Al naso note balsamiche, di ciliegia sotto spirito e chicchi di caffè riempiono il palato rendendolo morbido grazie al tannino qui leggero.

Ore 22:00 la serata si conclude tra stupore e applausi per aver fatto scoprire 5 volti del Sangiovese.

lunedì 21 maggio 2012

"Nebbiolo Prima", Emozioni Seconde

Sabato 19 Maggio, Alba | Hotel Calissano

Ore 14:00 si aprono le Antiche Cantine della Luigi Calissano. 
E' una giornata memorabile questa che vede la presentazione di quelli che considero i masterpieces del Piemonte: Barbareschi, Baroli e Roero.
Già dalle scalinate che conducono alle cantine, sento i profumi dell'uva Nebbiolo. I due saloni ospitanti la manifestazione si presentano originari nella loro struttura, con ampie volte a botte che quasi non sembra di essere in un Hotel ma in barricaie:  caveau in cui vengono custoditi i preziosi nettari che solo il tempo magicamente li trasforma nelle rinomate DOCG.
L'organizzazione è dell'associazione Albeisa, che dal 1973 promuove e valorizza il territorio della Langa usando come strumento la nota bottiglia marchiata.

Davanti a me incontri, relazioni, sinergie e volti curiosi dei numerosissimi stranieri, giornalisti, sommelier e semplici enoappasionati che tra 200 produttori piemontesi  si districano alla ricerca dell'etichetta nota o dell'amico produttore a cui portare un saluto.
Per me oggi sarà una caccia al tesoro, poche degustazioni per ricercare quelle produzioni finora a me sconosciute. 



- Azienda Agricola Barale Fratelli. Nel cuore di Barolo la famiglia Barale fonda le sue radici già nel '600 proprietaria, oggi, di vigne emerse dal sottosuolo durante il Miocene.
Il giovane e persistente Barbaresco Serraboella 2008 già distante al naso ricorda un elegante bouquet di rose che con morbidi tannini dolcemente si sposano con la vaniglia nel palato. Questa base rotonda e fresca regalerà ancora emozioni nel suo percorso evolutivo.

- Azienda Moccagatta. Mi colpisce il nome che nella sua particolarità scopro essere già quello di una zona dell' alessandrino denominata così per volontà di un generale.
Il terreno argilloso dell'azienda conferisce al Barbaresco colori e profumi di frutti rossi che avvolti in un forte tannino si evolvono nel palato ricordando nel finale chicchi di caffè tostati. 





- Azienda Agricola Claudio Alario. Piccola realtà  di Diano d'Alba che solo dal 1988 vinifica le uve che invece da oltre tre generazioni sono coltivate e vendute. 
Nel terreno qui argilloso e sabbioso del territorio di Verduno si producono 4 mila bottiglie per ettaro.
Il  Barolo "Riva" 2007 rilascia al naso e in bocca morbidezza, non mancano poi importanti tannini che fini come
le etichette scrupolosamente disegnate a mano, raccontano gli oltre 40 anni di tradizioni.

- Azienda Agricola Fratelli Alessandria. Secolari sono esperienze e tradizioni si questa azienda che si tramandano dall' 800 con riconoscimenti "d'oro" di fabbricazione e metodo. Dei tre cru dell'azienda scelgo quello delle vigne storiche della zona calcarea tendente al sabbioso della Morra che da vita al Barolo Gramolere.
L' eleganza qui è protagonista indiscussa. Grazie anche alla vicinanza del fiume Tanaro si percepisce al naso un profumo di dolci more non secondo rispetto a quello del boisè che morbido in entrata avvolge piano il palato.

- Azienda Agricola Stroppiana. Traspare dalle parole del proprietario la cura e l'attenzione con cui la famiglia gestisce l'azienda da sempre. Il Barolo Gabutti Bussia 2008 deriva dal complesso e rinomato terreno di origine elveziana della zona Bussia di Monforte d'Alba. I terreni qui calcareo-argillosi regalano un vino particolare tanto quanto lo è stata l'annata 2008 che partita con condizioni climatiche sfavorevoli, forti pioggie e  parassiti, si è gloriosamente ripresa nel finale.
Stupisce questo vino evolvendosi in tre fasi, dapprima spezie e tannini  primeggiano per poi ammorbidirsi in un piacevole sottobosco che fine e lento ricorda il fondo amaro di una tazzina di caffè, il tutto in un violento equilibrio  di acidità e tannino che ne garantiranno certo una sicura longevità.

- Tenuta Montanello. Azienda di Castiglione Falletto che produce il suo Barolo Montanello 2007 nell'omonimo cru da tempo considerato uno dei migliori per la produzione del "vino dei Re". 
Al naso l'intensa sensazione di l'alcol presto evapora per far emergere viole e lamponi. L'uso al solo 30% di barrique nuove non tralascia sentori imporanti di vaniglia e cannella ma subito il tannino si fa notare per ricordare quelli che sono i tratti peculiari di questo vino.


- Azienda Agricola Deltetto. Dalle colline sabbiose di Canale il giovane Carlo presenta fiero i suoi  metodi classici prodotti con due dei vitigni più nobili, Pinot Nero e Nebbiolo.
Lo Spumante rosè esplode appena versato in fresche more e fragranti profumi di tostatura che equilibrati lo rendono adatto a ogni tipo di piatto.




Ore 19:00 i produttori lasciano le antiche cantine della Luigi Calissano per tornare tra le loro terre , dove tutto è incominciato.

mercoledì 16 maggio 2012

# x tutti i gusti | Piemonte, morbido palato

Martedi 8 Maggio, Sheraton Milano Malpensa

Ore 19.00 arrivo a Milano Malpensa e la mia mente è libera, sguardo sereno e rilassato,  non c'è spazio per preoccupazioni di orari, check in, boarding pass.. Ad aspettarmi c'è una cena del circuito
"Per tutti i gusti, il giro d'Italia a tavola", promosso da Carlo Vischi, che vede come regione protagonista il mio amato Piemonte. Si sa che a buon cibo deve corrispondere buon vino.
Ad altri lascio il compito di elogiare i piatti preparati dagli Chef  al ristorante " Il Canneto". Ore 20:30 ci avviciniamo nell'area del ristorante che respirerà Piemonte, regione che vanta una altissima concentrazione di ristoranti stellati ed etichette DOCG.
Le bottiglie appese brillano e si riflettono nei bianchi pavimenti di marmo. Antipasti così precisamente in fila che sembra un peccato toccarli ma che si sciolgono in bocca. Piccole mousse agrodolci, salumi, carne cruda e grissini fini che deliziano già al tocco.

Ad accompagnare questo ventaglio di appetizer ci sono: 
- Metodo classico For England dell' Azienda Agricola  Contratto La Spinettaal naso già si scorge la freschezza che in bocca lascerà spazio ai sapori pieni e persistenti tipici del pinot nero.

- Due particolari prodotti dell' Azienda Agricola Tenuta Montemagno:
Brut spumante Metodo Classico:
numerosi flute rosè arredano i tavoli e già il
colore regala emozioni. Prodotto in purezza da sole uve Barbera, questo metodo classico è facile in entrata, fine nei suoi profumi di frutti a bacca rossa che persistono in bocca in un avvolgente freschezza.

Profumi di viole e rose fresche dall' acidità si liberano per giungere al naso chiari e definiti.  In bocca è un petalo morbido in equilibrio con un giovane tannino.

Tavole rotonde, luminose e impreziosite da lunghe tovaglie color oro ci aspettano.

Al Gavi di Gavi dell'Azienda Agricola Villa Sparina spetta il compito di accompagnare lo strepitoso antipasto dello Chef Juri Chiotti: Il meglio delle Valli Occitane.
Un vino bianco che già nel colore trasmette cremosità con sentori di salvia equilibrati nel finale da una nota di mandorla tostata. Un calice squisitamente accostato ad un antipasto di formaggio leggero che dolcemente su un letto di cacao amaro si posa.

E' la volta degli Agnolotti al plin dello Chef Luca Zecchin che grandi riempiono le premier plat ed è ancora l'Azienda Agricola Tenuta Montemagno che si ripropone qui con un Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG 2010. I due anni passati in bottiglia sembrano ingannare il naso ma evapora l'alcol per lasciar spazio a viole, rose bianche per poi sorprendere ancora con un leggero pizzichio sul palato che ci ricorda la presenza del tannino subito dimenticato dai sapori finali di frutta secca.

Due nuovi bicchieri appaiono sul tavolo, un calice per il Barbera d'Asti La Luna e il Faro 2009 dell'Azienda Agricola Terre da Vino e un ballon che ospiterà un Gattinara Riserva 2004 dell' Azienda vitivinicola Paride Iaretti.


Entrambi i vini ben si prestano alla morbidezza del secondo piatto dello Chef Walter Ferretto. Il sottofiletto di vitella piemontese con intingolo di erbe aromatiche e pomodorini conditi si scioglie in bocca e intensi sono i sapori che permangono.

Barbera d'Asti La Luna e i Falò 2009

Scorre veloce questo rosso rubino ancora vivo nella sua struttura. Al naso è una ventata di frutti rossi e vaniglia e sorprende la morbidezza del palato in equilibri con un leggero tannino.

Gattinara Riserva 2004

Le uve nebbiolo del Vercellese sono qui lavorate in suoli vulcanici e porfirici. Esplosione di tabacco,  pepe, cioccolato che non nascondono i profumi dolciastri di frutti a bacca rossa. In bocca è una equilibrata poesia pronta oggi per essere apprezzata nel suo ciclo evolutivo.

Per ultimare la serata il dessert dello Chef Marco Sacco con un assiette di delicatezze dolci piemontesi,
viene accompagnato dal Moscato d'Asti La Gatta dell'Azienda Agricola Terre da Vino. Colore e profumo dolce, tipico dell'uva, rivelano persistenza e morbidezza che con miele e caramello inondano il palato con una equilibrata freschezza.


Ore 00:00 i riflettori si spengono sul Piemonte ma brillano luminosi i ricordi.

lunedì 14 maggio 2012

La formula Golden Gavi

Domenica 13 Maggio, Gavi



Si è chiusa domenica 13 Maggio la manifestazione "è Forte questo Gavi" in un caldo tramonto dai colori tenui che rilassa lungo il sentiero storico che conduce al Forte. 
Sono stati due giorni di incontri-confronti con giornalisti, curiosi, appassionati e non del settore, per i nove winemakers del circuito Golden Gavi.
Avendo io sposato questo territorio come filosofia, ricerca e lavoro non potevo di certo esimermi dal partecipare in maniera più che attiva  a questo evento che mi ha dato, ancora una volta, l'occasione di scoprire, imparare e innamorarmi, di nuovo, dell'uva Cortese e dei suoi terreni biancorossi.
Al mio arrivo tutto è in fermento, si animano i banchi d'assaggio e fervono i preparativi per la wine taste verticale che si terrà da li a poco, di fatto, uno dei momenti chiave della manifestazione.
Volti, ricordi, immagini ed etichette attraversano la mia mente durante il mio rientro a casa.
Racconti, nuovi strumenti di lavorazione, carisma, storie tramandate, smart label..Tutto rimbalza tra i miei pensieri.

I nove produttori sono il risultato della moltiplicazione che vede come due fattori: 3 G (Glocal Golden Gavi) e i 3 elementi del terroir (clima dell'annata, terreno, attività dell'uomo).
Nove realtà unite che pensano globale e agiscono locale.

L'elenco Golden delle annate Gavi DOCG 2011:



Piccola realtà con radici storiche importanti che solo da qualche anno ha deciso di destinare parte dell'uva alla vinificazione.
Il GAVI DOCG Tenuta Massimiliana degustato è equilibrio. La sapidità e acidità si sposano accompagnate da una nota amara nel finale. Ciò che colpisce è una morbidezza tale da ricordare la pelle di un palmo di una mano ancora unta dalla crema appena passata.


Mi stupisco a vedere che il tutto viene  gestito e portato avanti da tre sorelle partite nel 2003 con soli 5 ettari e arrivano oggi a contarne 26.
Il mio occhio cade subito su una bottiglia scura con la forma tipica degli spumanti. E' infatti un Brut metodo classico da uve 100% cortese che vado a scegliere tra i vini proposti. In bocca e al naso è la freschezza che fa da padrona. Note di pompelmo e fiori su un finale morbido stuzzicano la mia curiosità. Da li a poco scopro che in cantina la fermentazione avviene anche in vasche di cemento atte a garantire un controllo della temperatura preciso e costante. 


Difficile non si rimanere stupiti alla vista del nome "Binè" che, in termini dialettali, significa "gemelli". 15000 sono le bottiglie che le terre bianche di questa azienda restituiscono alla famiglia proprietaria dal 2001.
Gavi Terre rosse DOGC: Si sente al naso quanto il tufo rimarchi e trasmetta, sino al calice, una impareggiabile sensazione di eleganza, tipica del Gavi.
Mi ritrovo davanti al giusto compromesso tra sapidità,  mineralità,  persistenza e buona acidità.


Un ex Convento di frati del XVII secolo ospita la sede dell'azienda in una delle zone più ricche di storia dell'evoluzione del Gavi. Guardando le grafiche in etichetta il mio istinto mi dice che nome e disegni sono stati scelti per simboleggiare qualcosa. In passato fontane e sorgenti decoravano queste colline che oggi regalano un Gavi Fontanassa gradevole in bocca, leggero di buona freschezza e sapidità con l'immancabile nota finale amara preceduta da lievi sentori di erbe aromatiche.

Tenuta San Pietro 

La presenza di Tenuta San Pietro tra i banchi di assaggio si risalta grazie all'eleganza della linea Eccellenza. 
Sono letteralmente rapida quando mi viene raccontato che uno dei vigneti, Il Gorrina, è sopravvissuto all'attacco della fillossera e che quindi si vanta dell'appellativo centenario. 
Tra i vini in assaggio scelgo il Gavi DOCG Il Mandorlo, un cru centennale di cui si contano solo 900 bottiglie annue. 
In bocca, è una crema morbida fresca che ricorda i fiori d'acacia e la vaniglia data dal passaggio di questo raro nettare in barrique.


Aspettando il mio turno il mio occhio cade su un nome di peso per chi fa Gavi, La Scolca. Il Nonno Nando lascia l'azienda che per prima ha imbottigliato il Gavi per dar vita a La Chiara, una delle realtà più produttive del circuito Golden.
Scelgo il Gavi La Chiara, bianco paglierino carico profumatissimo al naso, colore e profumi si colgono, senza difficoltà, già da lontano. Il tutto dato dalla varietà dei terreni calcareo, argilloso e tufaceo.



Anche in questo caso le donne sono protagoniste nell'azienda incastonata tra e colline di Rovereto. Sono di fronte a tradizione e passione tramandata di madre in figlia.
Gavi DOCG Il Poggio:
Al naso colpisce la spiccata mineralità che quasi nasconde il profumo di agrumi  mentre in bocca sarà una sorprendente morbidezza, paragonabile ad una noce di miele che lenta si scioglie in bocca e sin giù al fondo del palato padroneggia. Il responsabile di tutto ciò la fermentazione malolattica. 



Nome ereditato dalla famiglia storica nobilissima dei Giustiniani. Tutto si deve ai terreni bianchi e rossi impregnati di storia che l'azienda sa ben sfruttare con due rispettive linee di Gavi.
Da un lato abbiamo un Gavi Monterossa che presenta sentori di salvia, sapido, a tratti ancora acerbo segno chiaro che nei prossimi mesi di evoluzione il vino sarà pronto, superbo. Dall'altro i terreni bianchi regalano un vino Gavi Lugara soffice in entrata dove la nota mandorlata piano avvolge il palato come quando le prime foglie
in autunno dolcemente cadono sin giù nel terreno dove la vite, nasce.


Produzioni storiche con quantitativi già importanti concentrate, da sempre, nell'uva Cortese ci donano oggi nel comune di Tassarolo un Gavi Fornaci con una spiccata personalità impreziosita da una morbidezza costante sul palato accompagnato da sapori di erbe aromatiche dove la salvia spicca su tutti. 


domenica 13 maggio 2012

Le sfide del GAVI, un Forte di passioni

Domenica 13 Maggio, Gavi 



Nelle giornate di sabato 12 e domenica 13 Maggio le imponenti mura del Forte di Gavi hanno ospitato il circuito Golden Gavi
Le giornate afose e umide non hanno fermato  numerosi curiosi e appassionati giunti da ogni parte del Piemonte e da oltre confine. 


Se in passato lo scopo della fortezza era di difesa, oggi diventa punto di incontro e simbolo di un territorio che si vuole far riscoprire. Rimbombavano costanti, tra i banchi di assaggio, volontà e consapevolezza delle peculiarità intrinseche dei terreni bianchi, ricchi di tufo e rosso argillosi,  tipici di questa porzione di Piemonte che nel tempo ha saputo differenziarsi e districarsi tra i numerosi vitigni autoctoni piemontesi.
La manifestazione aveva come sfondo un messaggio ricco di sfide ed interrogativi che hanno portato a riflessioni e dibattiti durante la sessione   di wine tasting guidata organizzata nel pomeriggio della domenica.

Lo scopo della degustazione verticale dei 9 Gavi delle aziende del circuito era chiaro. Golden Gavi voleva e vuole sfatare un mito domandandosi:" Può questo vino, prodotto esclusivamente da uve Cortese, prestarsi all'invecchiamento?".
La risposta andrebbe chiesta a tutti i partecipanti alla degustazione ma sicuramente si può affermare che nonostante la naturale evoluzione del vino e suoi inevitabili processi di ossidazione, la sua struttura si mantiene pressoché intatta così come è facile ritrovare in etichette invecchiate per più di dieci anni, le caratteristiche intrinseche del Gavi. 
Un vino non secondo a nessuno in termini di personalità, marcata dai suoi importanti livelli di sapidità e acidità accompagnati da sentori agrumati in entrata e di mandorla sul finale. 


Dopo la presentazione delle annate e dei produttori, il circuito Golden si propone anche come punto di riferimento e di appoggio per sviluppare il turismo  enogastronomico del territorio con il format i Sentieri del Golden GAVI che prevedono ben 5 itinerari percorribili in bicicletta o in forma di passeggiate.

La forte personalità di questo vino rispecchia il luogo che ospita la manifestazione senza deludere le aspettative dei numerosi partecipanti e le mie.

sabato 12 maggio 2012

Le scelte dei produttori


Una scelta di campo: 
Tipicità VS gusto internazionale?  Autoctono VS Alloctono

Da qualche anno la scelta di impiantare un vitigno autoctono piuttosto che una varieta internazionale è un interrogativo che necessita riflessioni accurate e precise.
Il produttore vinicolo deve stabilire se privilegiare tecniche agricole standard o sposare antiche filosofie e tradizioni.
La sfida sta nello scegliere se proporre vini che stanno dalla parte delle tradizioni consolidate della zona in cui opera oppure approcciarsi ad uno stile capace di incontrare il gusto di un consumatore-tipo, figure di amatori ideali ai quali proporre prodotti modellati su ipotetici gusti, stile, preconcetti e miti sovranazionali.
Nel primo caso si vuole mettere l’accento sulle specificità di un vitigno, di un terroir  nonché di un gusto; nell’altro si cerca di costruire un vino che in qualche modo risulti essere omologato e consolidato  ai palati dei consumatori.
Questo argomento è quindi specchio di dibattiti che da anni coinvolge il mondo del vino. Meglio valorizzare i prodotti andando ad assecondarne aspetti tradizionali (vitigni, valori organolettici, prodotti, tecniche, etc.) o adeguarsi al gusto assodato internazionale indotto da un mercato aperto che ne garantisce una sicura  vendita e divulgazione?

Poesia DiVina

Venerdi 11 Maggio, Torino.


Si sa che il venerdì è sempre garibaldino e ricco di sorprese ma mai avrei pensato di partecipare all'ultimo minuto alla presentazione di un libro scritto da una grande amica mai persa nel tempo anche se vista non di sovente.
La mia omonima scrive, si racconta e manifesta le sue passioni, sentimenti di rabbia e dolore in una raccolta di poesie intitolata " Ruderi dell'inquietudine".
Ad un tratto mi stupisco leggendo nell'indice la parola :"Vino".
Da qui la mia decisione di dedicare un post a questa esperienza avuta al Salone del libro.
Riporto una poesia che più leggo e più sento che mi rispecchia in certe parti.


Vino


Vino
dove sei invecchiato
per diventare così meravigliosamente giovane?


Voglio indossare la tua antica veste di legno
non per cercare l'uomo
ma per capirlo


Voglio passare una serata tra la gente del mondo
con la tua mano di vetro rosso
nella mia di luminose aspettative


Nel sangue hai il colore dell'estate


Vino quando lentamente ti sdrai sulla mia lingua
la tua verità mi abbraccia matura la mente
e i fili del mio burattino si sciolgono
recisi sulle colline brune della tua terra


Ora il burattinaio
è in perfetta sintonia con il suo compagno
con se stesso
e canta parole
che avrebbe sempre voluto lasciar sgorgare
dalla sua lacrimosa e gaia bocca


Ora il sipario l'ha legato in vita
e mostra ad altri gli sguardi
ciò che teneva in valigia


Vino
se vivessimo insieme
non mi renderesti felice


ma quando la neve sarà caduta sulle stagioni
e tornerai a baciarmi
come un nuovo amante
io ti dirò che t'amo
anche perché domani ci sarai
e solo quando ti barò dimenticato
e forse ancora dopo
verrai a ricordarmi l'essenza dell'uomo
che ha il retrogusto di ciliegie
vaniglia
e legna bruciata


Erika Lux




I pensieri e le emozioni scatenate dalla lettura di questa poesia fluttueranno nella rete e forse un giorno si scontreranno con la realtà.

Visita all' Azienda La Mondianese

Sabato 12 Maggio ore 15:00.


In un caldo torrido improvviso mi ritrovo con amici Sommelier e appassionati a visitare l' Azienda Agricola La Mondianese presso Montemagno d'Asti, a due passi da Castagnole Monferrato.
Ad aspettarci c'è l'enologo Dott.ssa Giancarla Domini.
Come sempre bisogna ringraziare la delegazione di Torino della FISAR per l'organizzazione e comunicazione della giornata.

Già preparati i banchetti con: bicchieri, salumi, appetizer di vario genere e già spicca tra i tavoli di legno scuro l'unico vero grande indiscusso protagonista della giornata: il vino.
Bottiglie elegantemente avvolte da etichette bianco perla, non nascondo che la mia curiosità di andare a leggerle è tanta ma bisognerà pazientare e scoprire la realtà vinicola ascoltando le parole della preparata enologa partendo da un breve tour nelle vigne che circondano la cascina.

Durante la passeggiata tra i filari di grignolino e cabernet apprendiamo che siamo immersi in 14 ettari complessivi ospitati in terreni sabbiosi e rocciosi con presenza di tufo che danno vita a 60 mila bottiglie ogni anno.


L'allevamento è quello tipico del Piemonte, a Guyot con 6-7 gemme per ceppo, il che significa che è la qualità ciò che più interessa alla piccola azienda capeggiata da un enologo di livello con esperienze lavorative anche negli USA.

Dopo una breve pausa in cima alla collina ammiriamo dai campi la vista del centro di Montemagno da un lato e di Castagnole dall'altro e poco dopo rientriamo in cascina per visitare le cantine ricche di botti in acciaio, tonneaux e barrique francesi.




Per scelta aziendale i vini prodotti effettuano si periodi medio-lunghi di affinamento ma in botti usate in almeno nelle tre o quattro annate precedenti che quindi non andranno a rilasciare grandi sentori al vino.
Ciò implica che dovrò aspettare un'altra occasione per raccontarvi come il boisè influenza nella degustazione.

Termino elencando i vini degustati scelti da Giancarla, frutto di anni di lavoro e risultato dei processi di fermentazione, rimontaggio e mesi di affinamento.




I vini:
- Assobianco 2001: Vino bianco paglierino con uve in pari percentuale, Timorasso, Reisling e Sauvignon. Ottimo per aperitivo di una morbidezza sconvolgente.

- Grignolino 2011: basta una curiosità sul nome per far scatenare i neuroni della fantasia. Grignolin, "sorridere" o grignola è sintomo di una elevata presenza di semi e proprio per questo di norma la tannicità si fa sentire.
In questo caso la policy aziendale prevede di limitare il numero di semi separandoli dal mosto. 13%, rosso rubino, esplosione di ciliegia al naso e in bocca ci sarà una nota finale di mandorlato, di rose e fragole.

- Barbera d'Asti 2009: color rosso rubino con una nota amara sul finale di caffè. Nonostante la spiccata acidità si percepiscono dopo qualche minuto sentori di frutti rossi e di ciliegia.

-Ruche 2009: 14%. In questo caso la bassa acidità e l'elevato PH consentono al naso di cogliere sentori di fragola, rosa, prugna, cannella, spezie e liquirizia. Nonostante l'assenza di una fermentazione malolattica nota per rendere vini più morbidi, in bocca è rotondo complessivamente piacevole.

- Assorasso 2009: blend di Syrah, Cabernet e Merlot. Abbastanza vellutato in bocca mentre al naso spiccano i tratti tipici vegetali del Cabernet.

- Noah 2009: blend di Barbera, Cabernet e Merlot (rispettivamente per il 30, 50 e 20%). I sentori di legno si sentono grazie ai 18 mesi passati nei tonneaux i quali di certo non coprono quelli vegetali di peperone e di mandorla accompagnati da una modesta acidità.

- Barbera superiore 2009: l'ultimo vino degustato è di sicuro stato a mio avviso il più buono essendo io amante di vini robusti, di corpo e complessi.
Al naso e in bocca è una deliziosa amarena sottospirito.

Anche in questa occasione porto a casa con me nozioni nuove e soprattutto esperienza.