lunedì 20 marzo 2017

La Distinction dei Vini di Mâcon

Mâcon, 19 marzo 2017


La Borgogna, quella ricca, è la terra dello Chardonnay e del Pinot Noir e se pare scontato dirlo ad un anno di distanza dal mio incontro con i bianchi prodotti nell’ultimo, o nel primo, anello di questa regione nota per i climat ed i lieux-dits -a seconda della prospettiva- l’Appellation Mâcon si conferma come una bella fusion tra storia, vitigni e tecniche di vinificazione.
Dal 1972 la tutela e la promozione delle 500 cantine private e dei 900 viticoltori, divisi in 12 cooperative, è affidata al UPVM, Union des Producteurs de Vins Mâcon.
E la stessa Union -per atteggiamento e struttura- da qualche anno ha deciso di spingersi oltre il confine nazionale per proporsi, abbattendo il muro del pregiudizio, nel Benelux e negli USA. Oggi è il giorno dell’approccio all’Italia, all’annuale competizione “Distinction Saint-Vincent des vins Mâcon” la Grand Jury è composta da 113 degustatori: produttori, buyers stranieri e giornalisti italiani. E tra i 279 campioni testati si devono scegliere le migliori etichette tra i Mâcon Bianchi (2015 e 2016), i Mâcon Rosé 2016 e i Mâcon Rouge 2016. Una competizione locale e funzionale alla crescita di una consapevolezza, un riscontro territoriale e mentale per le sessanta cantine in gara. E per i vini nati nel 2015 bisogna prendere due appunti: poca acidità e bella maturazione delle uve. I bicchieri sono animati da accelerate potenti e profumate; la ricerca delle distintions si fa precisa come una bilancia, i piatti delle cantine premiate sono quelli in cui le dolcezze sono contenute ed in armonia con fresche e sapide vibrazioni. È tutto facile sino all’accettazione dell’aumento delle variabili, i Mâcon possono cambiare d’abito e sfilare nel solo acciaio o in barriques. Una passerella disciplinata che non vuole confondere ma identificare due tipologie di vini, giovani fanciulli espressivi e carismatici maggiorenni in grado di evolvere dai 5 ai 10 anni. 


Cosa resta oltre i quadrifogli? In chi narra, alle sensazioni di distanza e freddezza avvertite al respiro dei profumi nei 40 km di giardini del Mâconnais, si avvicinano il piacere della scoperta dell’esistenza di qualche famiglia risvegliata dalla forza delle proprie radici con la successiva voglia di riprendere l’attività di famiglia, fare il vino di Mâcon. E in questo risveglio esiste anche la capacità di unione, sono 12 le cooperative all’attivo. Il premio è quindi la singolarità di queste produzioni, massicce o minute, una novità accessibile con una dote, il coordinamento degli uomini e delle uve. Nelle Caves visitate (Charnay, Lugny, e d’Azé) c’è il rigore. La regia è tutto. Qualità, quantità e sanità delle uve sono i requisiti richiesti ai consorziati; dopo la pesa i dati sono essenziali al calcolo di un coefficiente, il saldo del lavoro di un anno, una remunerazione mensile. È il benessere del Mâconnais. Nell’ampia costellazione di Mâcon ecco qualche nome delle stelle luminose alle mie papille: Azé, Bray, Fuissé, Lugny, Milly-Lamartine, Péronne e Verzé. 
Solo chi sarà curioso potrà stabilire se questi vini sono un one shot o futuri amanti delle tavole. 


Les Palmares:

MÂCON BLANC MILLÉSIME 2015 

Château de Messey à Ozenay
Domaine de la Tour Penet à Perone
Domaine Fichet Pierre-Yves et Olivier - 651 route d'Azé à Igé (3 cuvées)
Domaine de la Pierre des Dames - Mouhy à Prissé
Cave de Lugny - 995 rue des Charmes à Lugny
Domaine Giroud - Le Quart à Uchizy
Cave Coopérative d'Azé - En Tarroux à Azé
Domaine Nadine Ferrand - 51 chemin du Voisinet à Charnay Les Mâcon (2 cuvées) Cave de Charnay - Chemin de la Cave à Charnay-Les-Mâcon (2 cuvées)
Domaine Perraud - Nancelle - 64 route d'Hurigny à La Roche Vineuse
Cave des Grands Crus Blancs à Vinzelles
Vignobles et Pépinières Thévenet et Fils - 123 chemin du Breu à Pierreclos
Cave des Vignerons de Buxy à Buxy
Domaine Guillemin Stéphane et Lucie - 272 route du 8 mai 1945 à Clessé Domaine de Quintefeuille - SCEV Emile Blanc - 214 rue des Charmes à Lugny
SARL Huet L et B - Route de Germolles à Clessé
Vignerons des Terres Secrètes - Chai de Prissé à Prissé
Sylvaine et Alain Normand - 16 chemin de la Grange du Dime à La Roche Vineuse 

MÂCON ROUGE MILLÉSIME 2015 

Vignerons des Terres Secrètes - Chai de Prissé à Prissé (2 cuvées) Domaine Didier Eloy - 41 chemin de Ruère à Pierreclos
Vignobles et Pépinières Thévenet et Fils - 123 chemin du Breu à Pierreclos Château de Chazoux - Christophe de la Chapelle à Hurigny 
Domaine des Poncétys - Lycée Viticole de Davayé - Les Poncétys à Davayé Domaine de la Tour Penet à Péronne
Domaine Jean-Yves Eloy - 358 rue du Plan à Fuissé
Domaine Fichet Pierre-Yves et Olivier - 651 route d'Azé à Igé 

MÂCON BLANC MILLÉSIME 2016 


Domaine des Chenevières - Le Bourg à Saint Maurice de Satonnay (2 cuvées) Domaine Fabrice Larochette - Les Robées à Chaintré 
Domaine du Moulin À l'Or - 319 route de Juliénas à Chaintré (3 cuvées) 
Vignerons des Terres Secrètes - Chai de Prissé à Prissé (2 cuvées) Domaine Nadine Ferrand - 51 chemin du Voisinet à Charnay Les Mâcon Domaine des Terres Rouges - Rue Basse - Jean Yves Blanchard à Azé 
Cave des Vignerons de Mancey - RN6 à Tournus (4 cuvées) 
Cave Coopérative d'Azé - En Tarroux à Azé
Cave de Charnay - Chemin de la Cave à Charnay-Les-Mâcon (2 cuvées) Domaine des Tourterelles - 2 impasse du Virolis à Viré (2 cuvées) Cave Coopérative de Clessé - La Vigne Blanche à Clessé
Domaine Jean-Philippe Baptista - Le Petit Bussières à Bussières
Les Vignerons d'Igé - 41 rue du Tacot à Igé (3 cuvées)
Domaine Olivier Fichet - Vignoble de Burgy à Igé 
Cave des Grands Crus Blancs à Vinzelles (2 cuvées) 
Maison Jean Loron - 1846 Route Nationale 6 à Pontanevaux SARL Huet L et B - Route de Germolles à Clessé
Domaine Giroud - Le Quart à Uchizy 
Cave de Lugny - 995 rue des Charmes à Lugny (3 cuvées) 
Domaine Edouard Vincent - Collongettes à Lugny
Château des Bois - La Greffière à La Roche Vineuse
Domaine Pornay Père et Fils - 535, rue des Vignes à Bussières Domaine Gérald Talmard - Route de Chardonnay à Uchizy 
Cave de Viré - En Vercheron à Viré (2 cuvées) 
Domaine Gueugnon Rémond - 117 Chemin de la Cave à Charnay Les Mâcon Domaine Lapalus M. et Fils - 758 route de Vergisson à Pierreclos
Domaine Fichet Pierre-Yves et Olivier - 651 route d'Azé à Igé
Domaine de la Pierre des Dames - Mouhy à Prissé 

MÂCON ROSÉ MILLÉSIME 2016 

Cave de Charnay - Chemin de la Cave à Charnay-Les-Mâcon Cave Coopérative d'Azé - En Tarroux à Azé - Mâcon 
Les Vignerons d'Igé - 41 rue du Tacot à Igé - Mâcon 
Cave des Vignerons de Mancey - RN6 à Tournus - Mâcon 

MÂCON ROUGE MILLÉSIME 2016 

Domaine des Chenevières - Le Bourg à Saint Maurice de Satonnay Cave de Lugny - 995 rue des Charmes à Lugny 
Vignerons des Terres Secrètes - Chai de Prissé à Prissé (3 cuvées) 
Cave de Charnay - Chemin de la Cave à Charnay-Les-Mâcon
Château des Bois - La Greffière à La Roche Vineuse
Cave Coopérative d'Azé - En Tarroux à Azé
Vignobles et Pépinières Thévenet et Fils - 123 chemin du Breu à Pierreclos Prosper Maufoux - SAS Maison des Grands Crus à Santenay 
Domaine Didier Eloy - 41 chemin de Ruère à Pierreclos
EARL Domaine Lacharme et Fils - 399 Montée des Touziers à La Roche Vineuse 

Aperitivi&Co, l’incontro con la Mixology Experience


Iniziamo con una domanda:" Se parliamo di Milano intendiamo una città degli eventi glamour e delle sfilate o una meta scintillante per il business?".
Il 12 ed il 13 marzo 2017 è un capoluogo fashion che lascia spazio alle cornici underground come la MegaWatt Court. In questa location Bartender.it organizza da quattro anni a questa parte Apertivi&Co, l’unico evento trade italiano dedicato al mondo della Mixology e dei suoi attori liquidi.
In questo mixed shot chi assaggia, intuisce la fase espansiva che il mercato ha avuto negli ultimi anni con una crescente flotta di bartender che ricercano e selezionano prodotti poetici e materie prime raw: prive di sofisticazioni, attaccate alla tradizione, rappresentanti della cultura e di un territorio -per dirla tutta- , un X Factor di grande piacere.
In questa edizione di Aperitivi&Co a dividere le aree Mix, Liquori, Vermouth e Grappe, il Cocktail Bar ha miscelato nuove experience, freschi test per gli addetti al settore ed appassionati, arrivati da tutta Italia. Tra i molteplici tasting desk -presi d’assalto- i seminari tematici riempivano la mente, veicolando informazioni a cubetti sulla preparazione di aperitivi, cocktail e dulcis in fundo, sui digestivi.
Per completare la ricetta-manifesto i Workshop sulla grappa, sulla storia del Vermouth e sulle tendenze della miscelazione, sono stati condotti da nomi di spicco, punte di luminosi Iceberg, quali Agostino Perrone, Brad Thomas Parsons, Dario Comini, Marian Beke, Fulvio Piccinino, Leonardo Leuci e Luca Cinalli.
E tra un Pisco Sour ed un Americano, si sceglie di raccontare il gusto di una storia liquorosa, la messa a punto di una linea di new goods per sfidare i competitors. Si tratta dei Liquori Silver Mint, Green Mint, Golden Peach e il favoloso Blue CuraÇao della Società Bristol di proprietà del Baron Patrick de Ladoucette già noto per il suo Baron de L. Tutto inizia con l’esigenza del distributore* di voler soddisfare una domanda di mercato Super Premium ed una conversazione, casuale, con il Baron Patrick. In seguito a “miscelare le loro idee ghiacciate” ci ha pensato il Barman ed autore di numerosi libri, Luca Picchi. Lo storico volto del Caffè Rivoire1872 di Firenze, grazie alla sua esperienza e suggerimenti, ha contributo a colmare il gap. È nel drink abbiamo l’incontro tra un desiderio passionale ed economico in un momento favorevole per la Gea Mixology. La volontà di Luca era infatti quella di poter inserire nelle sue ricette “Grand Classique” prodotti sinceri, con pochi zuccheri e di garbato equilibrio. Il risultato sono quattro liquori di grande finezza, adatti alla preparazione di cocktail puliti e delicati che spruzzano freschezza, data soprattutto dall’integrità delle materie prime: menta piperita, pesca gialla e arancia amara.
Dopo il taste si rimane pizzicati dalla voglia di provare, in solitaria, le nuove creazioni elaborate da un popolare produttore d’oltralpe, una certificazione di serietà e qualità che possono appagare i palati del ricercato target, quelli che tutti vogliono raggiungere, i Millennials: giovani adulti, veloci come il vento, in grado di captare le novità da ogni direzione.

Proposte per cocktail:
  •        Blue Lagoon (Vodka, Blue Curacao, Succo di Limone, una Ciliegia al Maraschino, ghiaccio);
  •       Mojito (Rhum Bianco, Liquore alla Menta, foglie di menta, succo di limone, acqua gasata);
  •        Bellini (Champagne, Liquore alla Pesca, zucchero di canna);
  •           Le Perroquet (Pastis, Liquore alla Menta, acqua).

*Liquori Bristol sono distribuiti da Sagna S.p.A.




lunedì 27 febbraio 2017

Ettore Germano, l'arte dello sperimentare

26 febbraio 2017, Serralunga d'Alba


È Serralunga d’Alba, è una giornata umida, sono curve in salita quelle da percorrere per arrivare a Località Cerretta in un periodo intenso tra lavori in vigna e in cantina. È l’organizzazione di un incontro con un grande uomo, soddisfatto per aver superato le sue aspettative con le vigne giuste e la perfetta coesistenza tra cultivar internazionali e suoli. È Sergio Germano. Ultimati gli studi di enologia decide di entrare in azienda per proseguire, sperimentando, il percorso del padre. Fino agli anni ottanta si deve al mercato del Dolcetto la sopravvivenza economica di questa realtà poi sono arrivati i Barolo Boys e l’accettazione del cambiamento, di stili di vinificazione e di approcci al mercato che hanno portato, in questa zona, alla scelta di un progetto, quasi agli estremi di un aut aut di Kierkegaard. Superato questo movimento filosofico oggi Sergio non è un uomo che contempla, non c’è paralisi, ma è un produttore che sa scegliere. Ci sono tratti incerti e spontanei che confermano l’onore, l’umiltà e l’ammissione, di un padre di famiglia, di aver fatto qualche test prima di aver trovato i metodi più idonei per ottenere grandi vini, specchi della sua personalità e di un desiderio iniziale, un’eccezione. Eccezione nel calice cieco, sullo scaffale di un wine bar, nella carta dei vini dei ristoranti. È un guadagnarsi un posto, senza imposizione. Se si pensa poi al suo piacere di bere Riesling Renano e alla conseguente voglia di volersi sfidare per produrlo si confermano concretamente gli sforzi compiuti. 


Il Langhe DOC Riesling Hèrzu è uno dei migliori vini dello stivale che nasce nella terra del Barolo, è figlio della forza e della capacità di sentirsi liberi. E poi c’è il coraggio, tanto, che conquista i palati del mondo. Siamo di fronte a un qualcosa che va oltre alla produzione del vino. È la voglia di provare ed è il riuscire. Con lo sguardo fitto e sincero Sergio si racconta, coltiva non solo la terra ma anche i figli che li nomina nelle sue presentazioni affinché questi non cedano alle mode perché nel futuro della cantina non dovranno mancare i sui insegnamenti, saranno la loro salvezza.
A Sergio piace ipotizzare e confida che presto, forse, suo figlio, il prossimo enologo di casa, produrrà un vino dolce per completare la gamma e la sorella lo apprezzerà, e non solo lei. E concordo quando dice:”le donne amano la dolcezza degli uomini e i vini buoni”. 
In Ettore Germano ci sono vite di scopo, tutto nasce con 4 ettari diventati oggi 18 di cui 10 a Serralunga d’Alba.


Prima di Sergio il bisnonno Francesco e il nonno Alberto coltivavano l’uva Dolcetto per venderla nel mercato locale ma la scelta più importante è arrivata nel 1995 con la possibilità di impiantare 3,5 ettari Riesling Renano a Cigliè, l’ultima collina del Dolcetto di Dogliani. Qui il terreno è calcareo con un substrato di pietra atto a sviluppare le caratteristiche che rientrano nell’aggettivo minerale: freschezza, longevità e i tipici sentori di idrocarburo. In seguito Sergio ci prende la mano ed ecco altri 2 ettari destinati alla produzione di Alta Langa, 0,5 di Nebbiolo per uno spumante rosato, 0,5 di Nascetta e altri 3 ca di Chardonnay. A questa collezione si aggiungono gli appezzamenti nelle Menzioni Geografiche Cerretta, Prapò e Larrazito da cui nascono gli omonimi Barolo. Sergio sperimenta ed è tradizionale quindi non abbandona la lavorazione del Dolcetto, della Barbera e del Nebbiolo, in purezza, per poi scendere in campo con il Merlot.

E in un futuro non troppo lontano arriverà un quarto Barolo, prodotto dalla celebre VignaRionda, "ci onoriamo di interpretare una grande collina della Langa", continua Sergio,  saremo tutti curiosi di assaggiarlo!
Per le vinificazioni s’impiegano vasche in acciaio, le fermentazioni durano almeno un mese per i bianchi, mentre le macerazioni sui giovani rossi una settimana e sui Barolo arrivano fino a due mesi. Per l’affinamento si usano barriques e botti grandi di varie misure da 500 litri a 2000 litri. E in questo percorso di visita sperimentale s’inciampa in qualche anfora, usata per ospitare la Nascetta. Con i lavori in corso il muro è nudo, si scoprono gli strati della pelle su cui sorge la cantina. Marne scure con venature di sabbia che si sfaldano e si fanno vive quando le variabili metereologiche decidono di far visita.


Prima degli assaggi l’ultimo esperimento confidato è la scelta di usare uve non diraspate perché in queste ultime annate calde non si butta nulla -anche il raspo matura bene- e ne testeremo il risultato.
Il percorso è tracciato e con la sabbia sotto i piedi è tempo di assaggiare i vini.


I top five:

Barolo DOCG Lazzarito Riserva 2009: fermentazione con macerazione per 35-40 giorni sulle bucce, invecchiamento per 30 mesi in botti di rovere da 2000 litri e due anni di affinamento in bottiglia. È l’unico in versione Riserva. Note balsamiche al naso con mora e menta. In bocca è di grande struttura, profondo, trattenuto nella fase iniziale per poi sciogliersi e diventare finissimo con un tannino serico, in fondo.
Barolo DOCG Prapò 2011: dopo 24 mesi in botti di rovere da 2.000 lt. e 15 mesi d’invecchiamento in bottiglia ritroviamo le caratteristiche del suolo e dell’annata. Un naso dolce con confettura di ribes, perle di vaniglia. In una bocca è fitto, freschissimo, un tunnel tannico che trova raggi di liquirizia in uscita.






Langhe DOC Riesling Hérzu 2015: nessuna malolattica e bâtonnages con zuccheri residui pari a 5-6 grammi per litro. È un vino-timbro per questa cantina. Naso segnato dagli idrocarburi e gocce tropicali. In bocca è ampissimo, di grande volume; il gusto si spinge con eleganza per trovare un cucchiaio di glicerina nel finale.
Langhe DOC Nascetta 2015: con una macerazione di 4-5 giorni sulle bucce abbiamo un naso intenso marcato dagli agrumi maturi spremuti nell’acacia ed anacardi. In bocca è fresco, di buona persistenza avvolto da una velina sapida che rilascia aromi di pera e noce. Un vino pieno ed universale che può esser apprezzato dai più variegati palati.




Alta Langa DOC Brut 2013: naso floreale e ricco di profumi di mela verde, nocciola con ventata di magnolia. Un vino quasi non dosato per una bocca secca, pulita, fresca che si ampia ed ambienta nel palato marciando con piacevolezza guadagnando una rotondità all’arrivo.

Nel presentare qualcosa, qualsiasi cosa, persone, oggetti, storie, ecc. arriva il momento dei ringraziamenti. I miei vanno alla F.I.S.A.R. di Cuneo e al Delegato Claudio Moretti per avermi lasciato carta bianca nella scelta di questa "visita in cantina" e alla famiglia Germano per l’ospitalità ed organizzazione.


mercoledì 22 febbraio 2017

08 gennaio 2017 - Alba

Son giorni freddi, di festa, la neve blocca le macchine, il gelo frena il traffico e la temperatura azzera la voglia del movimento ma, al Palazzo Mostre e Congressi di Alba oggi è la volta di presentare una mostra fotografica. "Un mondo a colori". È coinvolgente, gioiosa, un invito per bambini esploratori e per gli adulti curiosi, sempre bambini.
Entriamo in un tunnel di immagini scattate da oltre 70 soci del "Gruppo Fotografico Albese" chiamati a mostrarci, con i loro occhi, anzi macchine fotografiche, i colori. Generico, detto così. E invece, c'è il mondo. C'è la natura con le sue foglie, la nebbia e la brina. C'è il mare con i suoi pesci negli abissi e solitarie banchine. Le macchine vintage, la passione delle donne in labbra rosse, uomini viaggianti, animali teneri nella loro solitudine e spensieratezza, la frutta, l'uva, anime primarie, fiori che recitano le stagioni, paesaggi da catalogo. È la prova di una natura, viva e velata dalla fine, se non ci sbrighiamo a scoprirla, tutta. La mente viaggia, fantastica, immaginando il fotografo che si blocca e rimane incastrato nel pensiero e nel suo desiderio di voler catturare un così bel momento.



Le 250 immagini sono frammenti di vita, che fanno entrare in colline inedite e profumate delle Langhe e dell'intero stivale. Certe, sono così distali da me, perché questa "svista"?

E infine mentre ascolto la parte umana della mostra, i fotografi i miei occhi, penetrano nelle loro immagini murate, sbattono contro le loro storie, anime, delusioni, incontri e volontà di raccontare. Già, anche con una foto ci si racconta, in barba ai selfie, così comuni e scontati, oggigiorno. 

Si è sotto un effetto anti-age, un buco nero con pareti colorate, gli occhi improvvisamente si muniscono di lente speciale -e non sono i Google Glass- che diventano timidi perché non sanno rispondere all'imbarazzo ed inaspettato arcobaleno emozionale che il mondo ci offre. Senza neanche dover andare troppo lontano, poi. Or via perché mai andare ad una mostra fotografica ad Alba, nella città delle torri,  casa della Ferrero e di produttori di vino e nocciole? Perché ci si può togliere il paraocchi cercando di capire il perché un tal colore o mix, sia stato scelto da una mente umana. La ricerca e condivisione di cosa respirano gli  occhi, nel mondo. Sono nuovi messaggi che entrano nel cervello, per chi accetta di essere nudo, senza un mantello critico, durante il percorso di visita. Bisogna prepararsi a stancarsi per il viaggio mentale che si vivrà. Le foto esposte sono vestiti per la propria creatività ed immaginazione, per un finale segnato dall'ammirazione e la voglia di fotografare, fotografare e ancora fotografare...



Come ogni inaugurazione che si rispetti arriva anche il momento gourmet e per l'aperitivo Federico, già artefice di un film, ha chiesto all'Associazione produttori di Nas-cetta del comune di Novello di esser il main sponsor. La Nas-cetta è vitigno di grande personalità dal colore dorato con un gusto potente che come accade per ogni cosa bella, si deve  attendere un poco in più per apprezzarne la spina dorsale. Il subito buono, per ieri, non è un colore gradito in questa foto. 












Informazioni per il viaggiante:

Orari
sabato-domenica 10-12 / 16-19
martedì-giovedì-venerdì 19-22.30
Fino al 29 gennaio
Palazzo Mostre e Congressi G.Morra di Alba

martedì 1 novembre 2016

Perché è "La Différence Cristal"

27 ottobre 2016 | Milano, Four Seasons

Parlano di lui come di un grande vino, elaborato su richesta dello Zar, Alessandro II, per proteggersi e distinguersi, durante le feste, in compagnia di illustri ospiti. E’ la cuvée Cristal, l’ineguagliabile cilindro dorato, una carezza per il palato, un brillante per l’occhio. Si è parlato di lui al Four Seasons Hotel di Milano in occasione della presentazione dell’annata 2009, in cui la Maison Louis Roderer ha deciso di produrlo. Il millesimo è ricordato per l’inverno rigido e secco seguito da una splendida estate soleggiata e di scarse precipitazioni; un grande classico per un vino fresco e baciato dal sole.

Un lussuoso salotto milanese per una celebre uscita dunque per mostrare l’ultima creazione dello Chef de Caves Jean-Baptiste Lécaillon che insieme a Fredric Rouzaud, Presidente della Maison Roederer e  Massimo Sagna, importatore e distributore dei vini dell'omonima società, spiega il perché ci sia il bisogno, da oltre una decade, di uscire dal clima. Un suolo pulito, ricco di vivi elementi conferma la gioia di avere una perfetta sanità delle uve al momento della vendemmia, è la ragione indimenticabile per decidere di produrre un vino sincero, figlio della terra, privo di spigoli effervescenti. Un etat d’ésprit già enunciato dall’enologo Emile Peynaud: “la qualità di un vino proviene per l’80 % da quella del grappolo”.



Il Cristal, classificato come un biodinamico per il 60%, è un progetto ambizioso destinato ad essere un puro entro il 2020. Tra i 240 ettari di proprietà nei migliori Grands Crus della Montagne de Reims, della Vallée de la Marne e della Côte des Blancs il lavoro di analisi e di cura delle vigne è meticoloso, di estrema ratio, condotto seguendo il calendario lunare. Ciò è parte de La Différence Cristal, una dottrina, una filosofia che diventa un vino di sopraffusione mitica, per un incontro sensazionale.

L’assenza di validi motivi per ritornare ad elaborare cuvée convenzionali è natura, l’essere all’interno, come uomini, del ciclo della vite. La Différence Cristal spiega con quattro fotogrammi il diverso approccio alla produzione dello champagne, una terra estrema, dal clima violento ed imprevedibile. In questa campagna si sfiorano gli insegnamenti steineriani, forse sorpassati ed abusati e per questo, privati del loro valore, per introdurre efficacemente nel rigo semplici note dal suono attento, bio, ma anche dinamico, per continuare un percorso adatto al modernismo.

Regole naturali già studiate da storici come Aristotele, Plinio e Virgilio che si erano interessati alle influenti conseguenze dell’acqua, del terreno, dell’aria e del sole.

I fossili, la biodinamica, le fasi lunari e le stagioni.

Gli orizzonti terrestri, la loro conformazione, carichi di fossili, sono una risorsa, la memoria del tempo che non si ferma e continua a raccontare la storia. Il benessere del suolo è dato dai preparati a base di quarzo per una migliore fotosintesi, il nutrimento della pianta.





Nella nostra galassia i pianeti interni sono uno stimolo per la riproduzione, Venere, per il movimento della Terra, il soffio vitale, la Luna. All’esterno, Marte è l’ardente plagio per la pianta, Giove in un fulmine e in un raggio, è la natura sfidante ed infine Saturno, è una glaciale pressione, un’anima stressante. È solo quando il nostro satellite è invisibile che la Terra fissa le informazioni notturne raccolte e applica le forze riproduttive, siano esse crescenti o calanti.
Una gelata invernale rinforza il silenzio della vigna che si mostra spoglia, riflette l’abbandono del sole, libera il tempo per il riposo di se e dell’uomo che la coltiva.
Un altro anno è passato, un’altra grande cuvée è nata, attendiamo il prossimo risultato dell’incontro tra l’uomo e la natura. 


CRISTAL 2009                                                                             


Prodotto per il 60 % da uve Pinot Noir e il restante 40% da Chardonnay, il dosaggio è pari a 8 g/l. La malolattica pari a zero, l’affinamento per il 16% in fusti di rovere, i 6 anni di maturazione e gli 8 mesi in bottiglia ritornano in un calice che ben si accoglie per eleganza, finezza ed intensità. Questa solida struttura si prepara ad un meraviglioso e lungo invecchiamento.

Il colore dorato trova sinergia nei profumi di agrumi e di albicocca secca che si incontrano dolcemente con le note del caprifoglio. Una beva organizzata, rettilinea, precisa e delicatamente sofisticata che si integra con energia ai gusti del frutto che si specchiano nel gesso e a cascata, son bagnati da fiocchi di cioccolato bianco.

Questa serata è stata anche occasione per un secondo incontro, prestigioso, che conferma il movimento della Maison, la presentazione del Brut Nature 2009. A sorpresa si racconta di “une page en plus”, il secondo capitolo della collaborazione tra Louis Roederer e il designer Philippe Starck che disegna l’etichetta con carattere inglese. In essa troviamo la spontaneità e l’orgoglio di "un uomo che ha fatto uno champagne di cui è fiero su un foglio bianco trovato per caso, un pezzo di giornale o un acquerello della figlia. Poi, con semplicità e naturalezza, evidenzia le parole importanti con il pennarello. Questo champagne non ha bisogno di ulteriori artifici. La bellezza si scopre nella sua essenza, quando non c'è più niente da togliere. Ed è il caso del Brut Nature 2009: l'unica cosa da togliere è il tappo, per berlo." Philippe Starck. 

Bibliografia:
Michel Bouvier - Les vins en biodynamie