lunedì 17 aprile 2017

Chianti e Champagne. Alleanze rivoluzionarie

Chiusa la 51° edizione del Vinitaly, è tempo di bilancio. In questa edizione numero di espositori o buyers a parte è la svolta per due vini, uno italiano ed uno francese. È  la concretizzazione dell’alleanza tra due grandi terroir: il Chianti Classico e la Champagne. Non si tratta di una gara al valore più alto ma di una degustazione prestigiosa per lumeggiare il significato di una celebre parola per la storia del vino: Grande.
Grande è la nuova selezione del Chianti così come le Grandes Cuvées francesi, un singolo vino-icona o una marca. La scelta di questo termine ambiguo voluta dal Professore di enologia Raul Salama di Parigi e di Bordeaux è finalizzata a spiegare il perché della presenza di tante analogie e differenze tra i confini del mondo del vino. Per Champagne e Chianti, forse per la loro storicità, il loro essere modelli, marchi di qualità, territori magnifici e guide di stile e di mercato, l’essere “Grande” 
è una rassicurante prospettiva globale

E per questa grande proiezione sono stati scelti sei vini, i più vitali, etichette viaggianti note in tutto il mondo: Champagne Cristal 2004, Dom Pérignon 2004 e Salon 2004, seguiti dai Chianti Classico "Gran Selezione" di Badia a Passignano 2012, Felsina "Colonia" 2011 e Castello di Brolio "Colledilà" 2010.

Assaggi da chock degustativo che non causano disorientamenti, sono esperienze gratificanti per la nostra attenzione. È un momento di gusto per suggellare la presenza di progetti globali. E le due etichette che vestono questi progetti sono: il Colledilà 2010 Chianti Classico Docg Gran Selezione Barone Ricasoli e lo Champagne Louis Roederer Cristal 2004.

I calici di oggi e di domani sono i parametri dell’accordo interprofessionale siglato di recente tra il "Comité Champagne" e il "Consorzio del Chianti Classico" voluto dopo il gemellaggio del 1954  tra le città di Reims e Firenze.

Al calice:

*Champagne Louis Roedere Cristal 2004: prodotto solo nelle migliori annate questo millesimo è molto simile a quello del 2002; ad una primavera-estate siccitosa, fino al mese di giugno, è seguito un mese di settembre strepitoso, molto caldo, che ha garantito una perfetta maturazione delle uve.
Il Cristal nasce grazie a Léon Olry Roederer. Giunto al timone della Casa, quando tutti si limitavano a comprare uva, ebbe l’intuizione di acquistare vigne così da formare il nucleo di questo vino formato oggi da 243 ettari, tutti di proprietà di cui 60 in biodinamica.
Al naso troviamo scorze di limone candite con polvere di vaniglia e pastella di mandorla. In bocca dopo i sette anni canonici si presenta con un corpo morbido e freschissimo. È un gusto estetico che si caratterizza per la sua profonda eleganza segnata da un gusto baciato dagli agrumi che creano un arco capiente e di grande struttura. Un sorso completo che racchiude la complessità della Champagne.

*Distribuito da Sagna S.p.A.

sabato 8 aprile 2017

Una "Vecchia Annata" per "Casa Vicina"

31 marzo 2017 - Casa Vicina


Quando si parla di vino accade di esser circondati da filari e da colline colorate e Casa Broglia, storica famiglia di Gavi -prima città poi uva Cortese del Monferrato- ha deciso di presentare le ultime creazioni presso Casa Vicina, il ristorante che ha trovato la sua culla da Eataly dove il gusto è buono, pulito e giusto.
Tradizione e territorio, unite all’attenzione del servizio ed alla soddisfazione dell’ospite -il gourmet attento e semplice curioso- si fondono in un luogo speciale, un ristorante guidato da Claudio Vicina, classe 1967. Claudio rappresenta la quarta generazione e i suoi i piatti, tradizionali e di anima innovativa, sono la materializzazione e la conferma che il bisogno di appartenza e l'attuazione della propria filosofia sono possibili. Come? Con la ricerca e poi il talento che si devono allenare e valorizzare con assiduità. Quest'arte Vicina è oggi parte integrante del progetto Eataly grazie alla bella intuizione di Piero Alciati e Oscar Farinetti.
In questa location stellata, le due forchette del Gambero non incalzano le tre della Guida Michelin ma poggiano su due brillanti Cappelli de L’Espresso. Premi guadagnati grazie a piatti terrain che si distinguono, come la Bagna Caoda da bere. Piatti sofisticati ispirati a ricette antiche che assumono alti valori se abbinati a vini di tal onore e ricchezza, i Gavi di Gavi DOCG Broglia prodotti nei vigneti più antichi, dal 972 nella Tenuta La Meirana. Una dimora   lussuosa poi modificata grazie al lavoro di svariati architetti che nel corso del tempo hanno contribuito a renderla elegante e funzionale per la produzione del vino a marchio Broglia iniziata nel 1974, l'anno in cui venne concessa la DOC Gavi

E Gavi è anche città. Il Forte, una vecchia galera che sovrasta le colline è ricamata da sentieri e dall'antica Torre, voluta dal Barbarossa. Qui troviamo le tracce di una vigna e nello stesso periodo a La Meirana si registra la medesima presenza "come risulta dal documento conservato presso l’Archivio di Stato di Genova, il nome viene menzionato in un contratto di affitto, datato 3 Giugno 972 d.C., nel quale il Vescovo di Genova accensa “a Pietro ed Andrea, uomini liberi, i vigneti e castagneti che la Chiesa Genovese possiede nei luoghi di Gavi e di Meirana".


Percorrendo le colline degli 11 comuni in cui è concessa la produzione del Gavi, quest’uva Cortese spicca per la sua elevata acidità e si presta a svariate lavorazioni e relativi prodotti: dal metodo classico a un vino piacevole o generoso, sempre ricchi e potenti in grado di invecchiare e farsi scoprire nel tempo. Le terre bianche diventano rosse o miste e nel centro, il nucleo del Gavi è carico di energia e di elementi: mineralità, struttura e freschezza in cui gli aromi di fiori bianchi e di agrumi si sciolgono per diventare più tropicali e vanigliati. E tra le curve del nostro mondo contemporaneo la velocità impone di guardare al domani con un’ardente necessità di inventare e di svilupparsi cercando un design accattivante, un’idea pittoresca. Per la famiglia Broglia la scelta ricade sulla volontà di non voler uscir dall’ordinario con un’etichetta stilosa per un solito bianco o un prepotente ed insolito vino rosso, ma di far ri-nascere un Gavi rimanendo ancorati alle proprie origini. Tra i 65 ettari su 100 di proprietà gli eredi Roberto e Filippo Broglia ritornano ad una nuova “Vecchia annata”, un Gavi selezionato (40 quintali per ettaro) prodotto solo nelle migliori annate dai vigneti più vecchi della Tenuta La Meirana. In assaggio c’è l’onore di provare la prima cuvée, imbottigliata da qualche settimana concepita nel millesimo 2009, caratterizzato da una fioritura regolare nella prima decade di giugno e un’estate calda con elevate escursioni termiche. 



E dopo un affinamento in acciaio di 85 mesi “sur lie” questo Gavi si presenta con note accese di biancospino, salvia, fior di sambuco e aloni vegetali. In bocca una dolce sfericità è interrotta da una vena sapida molto profonda che spinge ai bordi freschezza invitando una pietanza architettata da Casa Vicina, il Baccalà mantecato o una trota salmonata.





lunedì 20 marzo 2017

La Distinction dei Vini di Mâcon

Mâcon, 19 marzo 2017


La Borgogna, quella ricca, è la terra dello Chardonnay e del Pinot Noir e se pare scontato dirlo ad un anno di distanza dal mio incontro con i bianchi prodotti nell’ultimo, o nel primo, anello di questa regione nota per i climat ed i lieux-dits -a seconda della prospettiva- l’Appellation Mâcon si conferma come una bella fusion tra storia, vitigni e tecniche di vinificazione.
Dal 1972 la tutela e la promozione delle 500 cantine private e dei 900 viticoltori, divisi in 12 cooperative, è affidata al UPVM, Union des Producteurs de Vins Mâcon.
E la stessa Union -per atteggiamento e struttura- da qualche anno ha deciso di spingersi oltre il confine nazionale per proporsi, abbattendo il muro del pregiudizio, nel Benelux e negli USA. Oggi è il giorno dell’approccio all’Italia, all’annuale competizione “Distinction Saint-Vincent des vins Mâcon” la Grand Jury è composta da 113 degustatori: produttori, buyers stranieri e giornalisti italiani. E tra i 279 campioni testati si devono scegliere le migliori etichette tra i Mâcon Bianchi (2015 e 2016), i Mâcon Rosé 2016 e i Mâcon Rouge 2016. Una competizione locale e funzionale alla crescita di una consapevolezza, un riscontro territoriale e mentale per le sessanta cantine in gara. E per i vini nati nel 2015 bisogna prendere due appunti: poca acidità e bella maturazione delle uve. I bicchieri sono animati da accelerate potenti e profumate; la ricerca delle distintions si fa precisa come una bilancia, i piatti delle cantine premiate sono quelli in cui le dolcezze sono contenute ed in armonia con fresche e sapide vibrazioni. È tutto facile sino all’accettazione dell’aumento delle variabili, i Mâcon possono cambiare d’abito e sfilare nel solo acciaio o in barriques. Una passerella disciplinata che non vuole confondere ma identificare due tipologie di vini, giovani fanciulli espressivi e carismatici maggiorenni in grado di evolvere dai 5 ai 10 anni. 


Cosa resta oltre i quadrifogli? In chi narra, alle sensazioni di distanza e freddezza avvertite al respiro dei profumi nei 40 km di giardini del Mâconnais, si avvicinano il piacere della scoperta dell’esistenza di qualche famiglia risvegliata dalla forza delle proprie radici con la successiva voglia di riprendere l’attività di famiglia, fare il vino di Mâcon. E in questo risveglio esiste anche la capacità di unione, sono 12 le cooperative all’attivo. Il premio è quindi la singolarità di queste produzioni, massicce o minute, una novità accessibile con una dote, il coordinamento degli uomini e delle uve. Nelle Caves visitate (Charnay, Lugny, e d’Azé) c’è il rigore. La regia è tutto. Qualità, quantità e sanità delle uve sono i requisiti richiesti ai consorziati; dopo la pesa i dati sono essenziali al calcolo di un coefficiente, il saldo del lavoro di un anno, una remunerazione mensile. È il benessere del Mâconnais. Nell’ampia costellazione di Mâcon ecco qualche nome delle stelle luminose alle mie papille: Azé, Bray, Fuissé, Lugny, Milly-Lamartine, Péronne e Verzé. 
Solo chi sarà curioso potrà stabilire se questi vini sono un one shot o futuri amanti delle tavole. 


Les Palmares:

MÂCON BLANC MILLÉSIME 2015 

Château de Messey à Ozenay
Domaine de la Tour Penet à Perone
Domaine Fichet Pierre-Yves et Olivier - 651 route d'Azé à Igé (3 cuvées)
Domaine de la Pierre des Dames - Mouhy à Prissé
Cave de Lugny - 995 rue des Charmes à Lugny
Domaine Giroud - Le Quart à Uchizy
Cave Coopérative d'Azé - En Tarroux à Azé
Domaine Nadine Ferrand - 51 chemin du Voisinet à Charnay Les Mâcon (2 cuvées) Cave de Charnay - Chemin de la Cave à Charnay-Les-Mâcon (2 cuvées)
Domaine Perraud - Nancelle - 64 route d'Hurigny à La Roche Vineuse
Cave des Grands Crus Blancs à Vinzelles
Vignobles et Pépinières Thévenet et Fils - 123 chemin du Breu à Pierreclos
Cave des Vignerons de Buxy à Buxy
Domaine Guillemin Stéphane et Lucie - 272 route du 8 mai 1945 à Clessé Domaine de Quintefeuille - SCEV Emile Blanc - 214 rue des Charmes à Lugny
SARL Huet L et B - Route de Germolles à Clessé
Vignerons des Terres Secrètes - Chai de Prissé à Prissé
Sylvaine et Alain Normand - 16 chemin de la Grange du Dime à La Roche Vineuse 

MÂCON ROUGE MILLÉSIME 2015 

Vignerons des Terres Secrètes - Chai de Prissé à Prissé (2 cuvées) Domaine Didier Eloy - 41 chemin de Ruère à Pierreclos
Vignobles et Pépinières Thévenet et Fils - 123 chemin du Breu à Pierreclos Château de Chazoux - Christophe de la Chapelle à Hurigny 
Domaine des Poncétys - Lycée Viticole de Davayé - Les Poncétys à Davayé Domaine de la Tour Penet à Péronne
Domaine Jean-Yves Eloy - 358 rue du Plan à Fuissé
Domaine Fichet Pierre-Yves et Olivier - 651 route d'Azé à Igé 

MÂCON BLANC MILLÉSIME 2016 


Domaine des Chenevières - Le Bourg à Saint Maurice de Satonnay (2 cuvées) Domaine Fabrice Larochette - Les Robées à Chaintré 
Domaine du Moulin À l'Or - 319 route de Juliénas à Chaintré (3 cuvées) 
Vignerons des Terres Secrètes - Chai de Prissé à Prissé (2 cuvées) Domaine Nadine Ferrand - 51 chemin du Voisinet à Charnay Les Mâcon Domaine des Terres Rouges - Rue Basse - Jean Yves Blanchard à Azé 
Cave des Vignerons de Mancey - RN6 à Tournus (4 cuvées) 
Cave Coopérative d'Azé - En Tarroux à Azé
Cave de Charnay - Chemin de la Cave à Charnay-Les-Mâcon (2 cuvées) Domaine des Tourterelles - 2 impasse du Virolis à Viré (2 cuvées) Cave Coopérative de Clessé - La Vigne Blanche à Clessé
Domaine Jean-Philippe Baptista - Le Petit Bussières à Bussières
Les Vignerons d'Igé - 41 rue du Tacot à Igé (3 cuvées)
Domaine Olivier Fichet - Vignoble de Burgy à Igé 
Cave des Grands Crus Blancs à Vinzelles (2 cuvées) 
Maison Jean Loron - 1846 Route Nationale 6 à Pontanevaux SARL Huet L et B - Route de Germolles à Clessé
Domaine Giroud - Le Quart à Uchizy 
Cave de Lugny - 995 rue des Charmes à Lugny (3 cuvées) 
Domaine Edouard Vincent - Collongettes à Lugny
Château des Bois - La Greffière à La Roche Vineuse
Domaine Pornay Père et Fils - 535, rue des Vignes à Bussières Domaine Gérald Talmard - Route de Chardonnay à Uchizy 
Cave de Viré - En Vercheron à Viré (2 cuvées) 
Domaine Gueugnon Rémond - 117 Chemin de la Cave à Charnay Les Mâcon Domaine Lapalus M. et Fils - 758 route de Vergisson à Pierreclos
Domaine Fichet Pierre-Yves et Olivier - 651 route d'Azé à Igé
Domaine de la Pierre des Dames - Mouhy à Prissé 

MÂCON ROSÉ MILLÉSIME 2016 

Cave de Charnay - Chemin de la Cave à Charnay-Les-Mâcon Cave Coopérative d'Azé - En Tarroux à Azé - Mâcon 
Les Vignerons d'Igé - 41 rue du Tacot à Igé - Mâcon 
Cave des Vignerons de Mancey - RN6 à Tournus - Mâcon 

MÂCON ROUGE MILLÉSIME 2016 

Domaine des Chenevières - Le Bourg à Saint Maurice de Satonnay Cave de Lugny - 995 rue des Charmes à Lugny 
Vignerons des Terres Secrètes - Chai de Prissé à Prissé (3 cuvées) 
Cave de Charnay - Chemin de la Cave à Charnay-Les-Mâcon
Château des Bois - La Greffière à La Roche Vineuse
Cave Coopérative d'Azé - En Tarroux à Azé
Vignobles et Pépinières Thévenet et Fils - 123 chemin du Breu à Pierreclos Prosper Maufoux - SAS Maison des Grands Crus à Santenay 
Domaine Didier Eloy - 41 chemin de Ruère à Pierreclos
EARL Domaine Lacharme et Fils - 399 Montée des Touziers à La Roche Vineuse 

Aperitivi&Co, l’incontro con la Mixology Experience


Iniziamo con una domanda:" Se parliamo di Milano intendiamo una città degli eventi glamour e delle sfilate o una meta scintillante per il business?".
Il 12 ed il 13 marzo 2017 è un capoluogo fashion che lascia spazio alle cornici underground come la MegaWatt Court. In questa location Bartender.it organizza da quattro anni a questa parte Apertivi&Co, l’unico evento trade italiano dedicato al mondo della Mixology e dei suoi attori liquidi.
In questo mixed shot chi assaggia, intuisce la fase espansiva che il mercato ha avuto negli ultimi anni con una crescente flotta di bartender che ricercano e selezionano prodotti poetici e materie prime raw: prive di sofisticazioni, attaccate alla tradizione, rappresentanti della cultura e di un territorio -per dirla tutta- , un X Factor di grande piacere.
In questa edizione di Aperitivi&Co a dividere le aree Mix, Liquori, Vermouth e Grappe, il Cocktail Bar ha miscelato nuove experience, freschi test per gli addetti al settore ed appassionati, arrivati da tutta Italia. Tra i molteplici tasting desk -presi d’assalto- i seminari tematici riempivano la mente, veicolando informazioni a cubetti sulla preparazione di aperitivi, cocktail e dulcis in fundo, sui digestivi.
Per completare la ricetta-manifesto i Workshop sulla grappa, sulla storia del Vermouth e sulle tendenze della miscelazione, sono stati condotti da nomi di spicco, punte di luminosi Iceberg, quali Agostino Perrone, Brad Thomas Parsons, Dario Comini, Marian Beke, Fulvio Piccinino, Leonardo Leuci e Luca Cinalli.
E tra un Pisco Sour ed un Americano, si sceglie di raccontare il gusto di una storia liquorosa, la messa a punto di una linea di new goods per sfidare i competitors. Si tratta dei Liquori Silver Mint, Green Mint, Golden Peach e il favoloso Blue CuraÇao della Società Bristol di proprietà del Baron Patrick de Ladoucette già noto per il suo Baron de L. Tutto inizia con l’esigenza del distributore* di voler soddisfare una domanda di mercato Super Premium ed una conversazione, casuale, con il Baron Patrick. In seguito a “miscelare le loro idee ghiacciate” ci ha pensato il Barman ed autore di numerosi libri, Luca Picchi. Lo storico volto del Caffè Rivoire1872 di Firenze, grazie alla sua esperienza e suggerimenti, ha contributo a colmare il gap. È nel drink abbiamo l’incontro tra un desiderio passionale ed economico in un momento favorevole per la Gea Mixology. La volontà di Luca era infatti quella di poter inserire nelle sue ricette “Grand Classique” prodotti sinceri, con pochi zuccheri e di garbato equilibrio. Il risultato sono quattro liquori di grande finezza, adatti alla preparazione di cocktail puliti e delicati che spruzzano freschezza, data soprattutto dall’integrità delle materie prime: menta piperita, pesca gialla e arancia amara.
Dopo il taste si rimane pizzicati dalla voglia di provare, in solitaria, le nuove creazioni elaborate da un popolare produttore d’oltralpe, una certificazione di serietà e qualità che possono appagare i palati del ricercato target, quelli che tutti vogliono raggiungere, i Millennials: giovani adulti, veloci come il vento, in grado di captare le novità da ogni direzione.

Proposte per cocktail:
  •        Blue Lagoon (Vodka, Blue Curacao, Succo di Limone, una Ciliegia al Maraschino, ghiaccio);
  •       Mojito (Rhum Bianco, Liquore alla Menta, foglie di menta, succo di limone, acqua gasata);
  •        Bellini (Champagne, Liquore alla Pesca, zucchero di canna);
  •           Le Perroquet (Pastis, Liquore alla Menta, acqua).

*Liquori Bristol sono distribuiti da Sagna S.p.A.




lunedì 27 febbraio 2017

Ettore Germano, l'arte dello sperimentare

26 febbraio 2017, Serralunga d'Alba


È Serralunga d’Alba, è una giornata umida, sono curve in salita quelle da percorrere per arrivare a Località Cerretta in un periodo intenso tra lavori in vigna e in cantina. È l’organizzazione di un incontro con un grande uomo, soddisfatto per aver superato le sue aspettative con le vigne giuste e la perfetta coesistenza tra cultivar internazionali e suoli. È Sergio Germano. Ultimati gli studi di enologia decide di entrare in azienda per proseguire, sperimentando, il percorso del padre. Fino agli anni ottanta si deve al mercato del Dolcetto la sopravvivenza economica di questa realtà poi sono arrivati i Barolo Boys e l’accettazione del cambiamento, di stili di vinificazione e di approcci al mercato che hanno portato, in questa zona, alla scelta di un progetto, quasi agli estremi di un aut aut di Kierkegaard. Superato questo movimento filosofico oggi Sergio non è un uomo che contempla, non c’è paralisi, ma è un produttore che sa scegliere. Ci sono tratti incerti e spontanei che confermano l’onore, l’umiltà e l’ammissione, di un padre di famiglia, di aver fatto qualche test prima di aver trovato i metodi più idonei per ottenere grandi vini, specchi della sua personalità e di un desiderio iniziale, un’eccezione. Eccezione nel calice cieco, sullo scaffale di un wine bar, nella carta dei vini dei ristoranti. È un guadagnarsi un posto, senza imposizione. Se si pensa poi al suo piacere di bere Riesling Renano e alla conseguente voglia di volersi sfidare per produrlo si confermano concretamente gli sforzi compiuti. 


Il Langhe DOC Riesling Hèrzu è uno dei migliori vini dello stivale che nasce nella terra del Barolo, è figlio della forza e della capacità di sentirsi liberi. E poi c’è il coraggio, tanto, che conquista i palati del mondo. Siamo di fronte a un qualcosa che va oltre alla produzione del vino. È la voglia di provare ed è il riuscire. Con lo sguardo fitto e sincero Sergio si racconta, coltiva non solo la terra ma anche i figli che li nomina nelle sue presentazioni affinché questi non cedano alle mode perché nel futuro della cantina non dovranno mancare i sui insegnamenti, saranno la loro salvezza.
A Sergio piace ipotizzare e confida che presto, forse, suo figlio, il prossimo enologo di casa, produrrà un vino dolce per completare la gamma e la sorella lo apprezzerà, e non solo lei. E concordo quando dice:”le donne amano la dolcezza degli uomini e i vini buoni”. 
In Ettore Germano ci sono vite di scopo, tutto nasce con 4 ettari diventati oggi 18 di cui 10 a Serralunga d’Alba.


Prima di Sergio il bisnonno Francesco e il nonno Alberto coltivavano l’uva Dolcetto per venderla nel mercato locale ma la scelta più importante è arrivata nel 1995 con la possibilità di impiantare 3,5 ettari Riesling Renano a Cigliè, l’ultima collina del Dolcetto di Dogliani. Qui il terreno è calcareo con un substrato di pietra atto a sviluppare le caratteristiche che rientrano nell’aggettivo minerale: freschezza, longevità e i tipici sentori di idrocarburo. In seguito Sergio ci prende la mano ed ecco altri 2 ettari destinati alla produzione di Alta Langa, 0,5 di Nebbiolo per uno spumante rosato, 0,5 di Nascetta e altri 3 ca di Chardonnay. A questa collezione si aggiungono gli appezzamenti nelle Menzioni Geografiche Cerretta, Prapò e Larrazito da cui nascono gli omonimi Barolo. Sergio sperimenta ed è tradizionale quindi non abbandona la lavorazione del Dolcetto, della Barbera e del Nebbiolo, in purezza, per poi scendere in campo con il Merlot.

E in un futuro non troppo lontano arriverà un quarto Barolo, prodotto dalla celebre VignaRionda, "ci onoriamo di interpretare una grande collina della Langa", continua Sergio,  saremo tutti curiosi di assaggiarlo!
Per le vinificazioni s’impiegano vasche in acciaio, le fermentazioni durano almeno un mese per i bianchi, mentre le macerazioni sui giovani rossi una settimana e sui Barolo arrivano fino a due mesi. Per l’affinamento si usano barriques e botti grandi di varie misure da 500 litri a 2000 litri. E in questo percorso di visita sperimentale s’inciampa in qualche anfora, usata per ospitare la Nascetta. Con i lavori in corso il muro è nudo, si scoprono gli strati della pelle su cui sorge la cantina. Marne scure con venature di sabbia che si sfaldano e si fanno vive quando le variabili metereologiche decidono di far visita.


Prima degli assaggi l’ultimo esperimento confidato è la scelta di usare uve non diraspate perché in queste ultime annate calde non si butta nulla -anche il raspo matura bene- e ne testeremo il risultato.
Il percorso è tracciato e con la sabbia sotto i piedi è tempo di assaggiare i vini.


I top five:

Barolo DOCG Lazzarito Riserva 2009: fermentazione con macerazione per 35-40 giorni sulle bucce, invecchiamento per 30 mesi in botti di rovere da 2000 litri e due anni di affinamento in bottiglia. È l’unico in versione Riserva. Note balsamiche al naso con mora e menta. In bocca è di grande struttura, profondo, trattenuto nella fase iniziale per poi sciogliersi e diventare finissimo con un tannino serico, in fondo.
Barolo DOCG Prapò 2011: dopo 24 mesi in botti di rovere da 2.000 lt. e 15 mesi d’invecchiamento in bottiglia ritroviamo le caratteristiche del suolo e dell’annata. Un naso dolce con confettura di ribes, perle di vaniglia. In una bocca è fitto, freschissimo, un tunnel tannico che trova raggi di liquirizia in uscita.






Langhe DOC Riesling Hérzu 2015: nessuna malolattica e bâtonnages con zuccheri residui pari a 5-6 grammi per litro. È un vino-timbro per questa cantina. Naso segnato dagli idrocarburi e gocce tropicali. In bocca è ampissimo, di grande volume; il gusto si spinge con eleganza per trovare un cucchiaio di glicerina nel finale.
Langhe DOC Nascetta 2015: con una macerazione di 4-5 giorni sulle bucce abbiamo un naso intenso marcato dagli agrumi maturi spremuti nell’acacia ed anacardi. In bocca è fresco, di buona persistenza avvolto da una velina sapida che rilascia aromi di pera e noce. Un vino pieno ed universale che può esser apprezzato dai più variegati palati.




Alta Langa DOC Brut 2013: naso floreale e ricco di profumi di mela verde, nocciola con ventata di magnolia. Un vino quasi non dosato per una bocca secca, pulita, fresca che si ampia ed ambienta nel palato marciando con piacevolezza guadagnando una rotondità all’arrivo.

Nel presentare qualcosa, qualsiasi cosa, persone, oggetti, storie, ecc. arriva il momento dei ringraziamenti. I miei vanno alla F.I.S.A.R. di Cuneo e al Delegato Claudio Moretti per avermi lasciato carta bianca nella scelta di questa "visita in cantina" e alla famiglia Germano per l’ospitalità ed organizzazione.